Michela MontevecchiCome evolveranno, da qui al 2030, la domanda e l’offerta di cultura in Italia? Come verranno condizionate dalla situazione economica generale? Se n’è parlato a Roma nel corso del convegno scientifico “Cultura 2030”, un incontro di due giorni organizzato dai parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Cultura di Camera e Senato per presentare la ricerca diretta dal sociologo Domenico De Masi e realizzata da undici studiosi di rilievo internazionale.

Una due giorni nella quale esperti indipendenti in diverse discipline hanno risposto a domande su quattro aree tematiche (contesto economico, qualità e criticità nel sistema culturale, prospettive della creatività, mezzi di produzione e diffusione culturale), disegnando i cambiamenti culturali in Italia da qui al 2030.

A chiudere i lavori è stata la senatrice Michela Montevecchi, capogruppo pentastellata in commissione Cultura di Palazzo Madama, che ha ripercorso i temi toccati nel corso del convegno e ha lanciato “Cultura 2030 giovanissimi”, uno spin-off che vedrà protagonisti gli under 18.

“Questo convegno – ha evidenziato la Montevecchi – ha creato un incubatore dove le idee potranno germogliare, Luigi Gallo (presidente della commissione Cultura della Camera, ndr) ed io abbiamo avuto la stessa idea, ovvero dare vita a una costola di questo incontro e di proporre a De Masi di essere insieme a noi per un ‘Cultura 2030 giovanissimi’: verranno coinvolti gli under 18 o gli under 25, con cui sarà molto interessante entrare in relazione per aggiungere un tassello al mosaico che tutti i nostri relatori hanno contribuito a creare in questo convegno”.

Ma tanti sono stati i temi affrontati dalla senatrice del Movimento 5 Stelle nel suo intervento. Dalle nuove tecnologie al tempo, passando per l’innovazione, il rapporto tra politica e cultura ma soprattutto l’importanza della conoscenza e del “sapere critico”, per convivere pacificamente con gli altri in democrazia, superando le paure e le ansie generate dal non conosciuto.

“Il sapere critico – ha sottolineato – è il mezzo che traghetta tutti noi, e continuerà a traghettarci, da un’epoca all’altra, è stato e sarà nel futuro la bussola che ci permetterà di essere cittadini politicamente attivi e quindi di esprimere quella capacità di saper scegliere in grado di garantire l’esistenza della democrazia nell’habitat in cui ci troviamo a vivere con altri cittadini”.

“La cultura – ribadisce la Montevecchi – ci aiuterà a convivere pacificamente con gli altri cittadini, è quello strumento che ci permetterà di costruire ponti tra i popoli, di superare le differenze che generano timori e ansia. L’incontro con l’altro, con il non conosciuto, può arrivare a minare le nostre certezze, ma ci può anche arricchire. Ed è proprio la cultura – attraverso la diffusione della conoscenza – che ci può aiutare a costruire ponti culturali che nel lungo periodo possono aiutarci a promuovere una convivenza pacifica tra le persone”.

La cultura però, aggiunge, “deve essere lasciata libera dalla politica e la politica deve ascoltare la cultura. Viviamo in un paese dove a lungo la cultura è stata libera a metà, perché in tanti anni si sono introdotti dei meccanismi che talvolta hanno limitato gli spazi d’azione della politica. Quindi dovremmo ripensare al ruolo della cultura ma anche al ruolo della politica, che è stata forse un po’ monella e ha previsto dei meccanismi che hanno limitato questa libertà della cultura e dei pensatori”.

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