no-hate parole odioInternet e i social sono piattaforme che trasmettono, accelerano e amplificano le nostre parole. E tra queste abbondano parole d’odio. I social network, ormai da tempo, sono l’autostrada digitale dove parole piene di odio e violenza circolano di fatto impunite. Ma è davvero qui che risiede il seme di un sentimento così negativo? E’ solo colpa della rete? La Regione Toscana è da tempo impegnata sui temi della memoria dell’odio e di un’attenzione alla comprensione dei fenomeni di rinascita di razzismi e nuovi fascismi. Ha deciso, pertanto, di curare l’appuntamento “Odio dunque sono” all’interno dell’Internet Festival di Pisa per provare a costruire un confronto con il pubblico e trarne anche indicazioni per le politiche regionali su queste tematiche.

LA TAPPA DI UNA POLITICA ARTICOLATA

Quella della Regione Toscana non è una semplice partecipazione a un evento, quanto piuttosto “una tappa di una politica molto articolata su questi temi”, spiega ad AgCult l’Assessore alla Cultura Monica Barni, tra i relatori nella sessione “Odio dunque sono” (insieme al Direttore della Direzione regionale Cultura e Ricerca, Roberto Ferrari). Per la Barni, è necessario “capire che nel linguaggio si riflette un clima, una condizione della nostra società”. E l’appuntamento di Pisa rappresenta, allora, “un momento di confronto per informare il pubblico e aprire un dibattito con loro, ma anche per aiutare noi a costruire politiche sempre più attente e informate del contesto in cui ci troviamo. Su questi temi sono necessarie innanzitutto delle strategie e non azioni isolate, e poi una forte strategia educativa”.

IL MONDO PASSA ATTRAVERSO LA PAROLA

L’incontro del Pisa Internet Festival sulle parole d’odio nella rete si presta quindi a tornare sui temi cui la Regione tiene in modo particolare. “Internet e i social sono canali che accelerano, amplificano, trasmettono velocemente parole. E molte parole di odio – assicura Barni -. Si dà la colpa a internet e ai social che però rispecchiano una condizione e un clima esterni alla rete. Quella stessa condizione e quello stesso clima che sono rispecchiati dalle parole. Quando si propongono questioni linguistiche emergono sempre problemi ben più profondi che riguardano la nostra collettività e la nostra individualità, i rapporti con gli altri. Parole e fatti si intrecciano”. Si può dire che “il mondo passa attraverso la parola”.

IL LAVORO DELLA REGIONE TOSCANA

Barni ci tiene a sottolineare che l’appuntamento di Pisa va visto all’interno di un percorso che la Regione Toscana ha avviato da tempo. Un tassello di una strategia regionale programmata sul lungo periodo “molto attenta ai destinatari e attenta alle ricadute sui destinatari delle azioni messe in campo sui temi della memoria dell’antifascismo, dell’odio e di un’attenzione alla comprensione dei fenomeni di rinascita di odi, razzismi e fascismi anche nella nostra regione”, spiega l’assessore.

Negli anni, “abbiamo costruito – sia a livello normativo che a livello di azioni – una serie di misure che vanno dal lavoro con gli istituti della resistenza in Toscana alla giornata della memoria, dal viaggio con studenti e insegnanti alla più recente attenzione verso la raccolta di dati con l’attivazione presso l’agenzia di comunicazione della Regione di un osservatorio sui nuovi fascismi. Fino allo studio fatto dalle Università toscane che ha l’obiettivo di mettere in luce il fenomeno dei nuovi razzismi. Uno studio che vede collaborare storici, sociologi, politologi, semiologi e linguisti proprio per analizzare il fenomeno da prospettive diverse”.

Oggi ancora di più, infatti, è necessario “comprendere come si stanno sviluppando forme di nuovi razzismi e di radicalizzazione dell’intolleranza”. E’ per questo che occorre “un’indagine descrittiva che poi vada a indagare le motivazioni di questa riattivazione ideologica anche in una regione che aveva una tradizione recente diversa”.

A questo lavoro mirato, si aggiungono anche “seminari di formazioni, incontri, corsi (come ad esempio quello con i giornalisti per l’utilizzo di un linguaggio che sia più rispettoso delle differenze)”.

GLI ALTRI PARTECIPANTI

Alla sessione “Odio e dunque sono” partecipano tanti esperti che da anni si occupano di questi temi. A cominciare da Chiara Saraceno che, dopo la scomparsa di Tullio De Mauro, ha coordinato il gruppo di lavoro della Commissione Jo Cox, istituita dalla Camera dei deputati sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio. Presente anche Edoardo Colombo, rappresentante del gruppo Parole Ostili che sta facendo un lavoro di analisi, di informazione e di educazione nelle scuole e con i giovani. Keynote Speech di Giorgia Bulli dell’Università di Firenze, coordinatrice del lavoro di indagine sui nuovi razzismi in Toscana commissionato dalla Regione. E infine, tra gli altri, anche Giovanni Baldini, un giovane matematico che ha costruito “La galassia nera su Facebook”, una piattaforma che ricostruisce le reti dei siti legate ai temi dell’odio.

LA RICERCA SUI NUOVI RAZZISMI

Per combatterli, i nuovi razzismi vanno conosciuti e dunque indagati, analizzati e mappati. Va capito dove la nuove intolleranze si radicalizzano, come e in che misura si diffondono tra i più giovani. Nasce da qui l’accordo di collaborazione scientifica con le università degli studi di Firenze, Siena e Pisa e l’Università per stranieri di Siena, che realizzeranno l’indagine: una mappatura del fenomeno, un’analisi della dimensione simbolica, discorsiva e linguistica di nuovi razzismi e intolleranze e delle nuove forme di antisemitismo, islamofobia, xenofobia e omofobia, che poi sono declinazioni diverse della stessa paura per il presunto diverso.

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