Scuola del Patrimonio MibacL’articolo 9 della Costituzione è al centro del primo appuntamento del Ciclo Classi Aperte del Corso Scuola del Patrimonio 2018-2020, svoltosi al Mibac nella Sala della Crociera e organizzato dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali.

Un articolo che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Un articolo rispetto al quale “intanto sarebbe importante ricordare che esiste perché non tutti e non sempre ne ricordano l’esistenza”, commenta con AgCult Michele Ainis.

Il giurista e costituzionalista ha tenuto una lezione ripercorrendo la nascita dell’articolo e le problematiche in merito alla sua presenza nell’impianto costituzionale italiano.

Per come configurato, continua il costituzionalista, l’articolo “rappresenta un unicum e non è un caso che questo fiore sia sbocciato nel giardino italiano perché abbiamo un’antica confidenza con il bello e lo sviluppo di un senso estetico che è disegnato nei nostri borghi”. Ci tiene, inoltre, a sottolineare come l’articolo 9 “non è la matrice di tutto questo ma ne rappresenta lo specchio ed è anche un memento, il motore di nuove iniziative culturali perché la cultura è un divenire e un progredire anche se molto spesso si ha la sensazione di regredire”.

IL CICLO CLASSI APERTE

A presentare l’iniziativa Carla Di Francesco, direttore della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali, insieme a Carla Barbati, membro del Consiglio Scientifico della Fondazione e presidente del Consiglio Universitario Nazionale.

Nella platea dell’incontro non solo gli addetti ai lavori e i partecipanti del Corso Scuola del Patrimonio 2018-2020. Carla Di Francesco ci tiene infatti a sottolineare con AgCult la presenza degli studenti del Liceo Visconti, “vicino” al Ministero non solo dal punto di vista geografico. Presenza significativa perché l’articolo 9 rappresenta un argomento “assolutamente educativo, istruttivo e altamente importante. L’articolo 9 – continua il direttore della Fondazione – è veramente per tutti, istruiti e non istruiti, grandi e piccini”.

E ancora sul tema della lezione Di Francesco afferma che “l’articolo 9 è l’inizio di tutto, al di là di quelle che erano le leggi preesistenti per i beni culturali e per la conservazione del patrimonio. L’articolo 9 è quindi l’elemento fondante su cui si poggia tutta l’azione dell’Italia repubblicana”.

L’appuntamento è il primo di un ciclo che ha come obiettivo l’aprire al pubblico le lezioni “più significative” del Corso Scuola del Patrimonio. Le prossime riguarderanno il patrimonio Unesco con Francesco Bandarin, il tema della cittadinanza e del patrimonio con l’intervento di Salvatore Settis, la strategia delle aree interne con Fabrizio Barca e la politica europea e internazionale relativa al patrimonio con Silvia Costa.

AINIS, L’ARTICOLO 9: UNICUM NEL PANORAMA COSTITUZIONALE CONTEMPORANEO

“C’è bisogno, non soltanto per l’articolo 9 ma per tutti i principi costituzionali, di conoscerli per poi riconoscerli”. Questo il punto di partenza della lezione che ha tenuto Michele Ainis sull’articolo 9. Citando Montesquieu secondo cui “le leggi dipendono dalla storia, dalla cultura di un popolo e persino dalla geografia e dal clima”, Ainis evidenzia l’unicum dell’articolo 9 nel panorama costituzionale contemporaneo. Un articolo che contiene un principio che rivela “l’attitudine che ancora ci contraddistingue nel mondo a creare e custodire la bellezza”.

Come nasce però il principio costituzionale? “Nasce anche per caso, non con una specifica intenzione in Assemblea Costituente. Ed io sono convinto che tutte le cose importanti della nostra vita nascano per caso”.

Partendo dalla prima stesura dell’articolo del 1946, il costituzionalista ripercorre il lungo e travagliato percorso di inserimento del principio in Costituzione e di sua esistenza nell’ordinamento italiano. Gli attacchi che vennero mossi al principio facevano principalmente riferimento alla sua superfluità nel momento in cui si esso andava ad affermare l’ovvio. Ainis ricorda, in questo contesto, l’importanza di Concetto Marchesi, deputato all’Assemblea Costituente. Marchesi è considerato padre, insieme ad Aldo Moro, dell’articolo 9 da ricollegarsi all’articolo 33 della Costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”). Grazie al suo apporto, infatti, si venne ad evidenziare come se l’arte e la scienza sono da considerarsi libere, possono non essere invece liberi artisti e scienziati.

“Riecheggiava nella mente dei costituzionalisti – enfatizza Ainis ricordando il fascismo – quello che era appena accaduto. Questa memoria fu il lievito di molti principi costituzionali e rispetto alla quale i costituenti dissero “Mai più”. La guerra aveva affratellato una generazione, aveva consentito di superare delle distanze” permettendo così la stesura del testo della Costituzione in 18 mesi.

Le obiezioni vengono anche superate per “la preoccupazione che le regioni, che si stavano istituendo, potessero ledere l’unità statale”, sostiene Ainis. Si inserisce per questo “il principio secondo cui la tutela spetta alla Repubblica per lasciare impregiudicata la questione regionale utilizzando un termine che non fa solo riferimento allo Stato”.

LA RISCOPERTA DEL VALORE DELL’ARTICOLO 9

L’articolo fu, allo stesso modo, immediatamente sottovalutato. “Il primo commentario alla Costituzione del 1949 – ricorda il costituzionalista – definisce addirittura infelice la sua forma”. I giudizi negativi si ripeterono ed fu solo con gli anni ’70 che lo si riscoprì.

Sono tre le ragioni a cui Ainis fa riferimento per spiegare questa riscoperta. Prima tra tutti la costituzione, nel 1974, del Ministero dei Beni culturali. A questo evento si aggiungono la nascita del movimento ambientalista, che pone il problema di “ancorare costituzionalmente l’esigenza di proteggere l’ambiente”, e delle regioni, che “erano state tenute in quarantena fino ad allora”.

L’APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO COSTITUZIONALE

Un problema rimane, secondo Michele Ainis: “come conciliare la promozione della cultura con la libertà della cultura? Perché un problema c’è” e riguarda la selezione dei settori culturali su cui investire. “Ci sono dei segmenti dell’esperienza culturale che hanno bisogno di molti mezzi per potersi esprimere, ci sono correnti fuori dal circuito del mercato”.

“L’articolo 9 – continua Ainis – presuppone una politica culturale, una messa a fuoco dei fini che devo perseguire e dei mezzi per farlo. Presuppone che venga alterata la spontanea evoluzione della vita culturale”. Si determina quindi una frizione con la libertà di cui all’articolo 33 che afferma la libertà della cultura come libertà negativa, libertà dallo Stato che presuppone un non intervento.

Michele Ainis fornisce in questo caso una lettura del problema sostenendo come la libertà debba essere intesa “come liberazione dalle strettoie del mercato. Il fine ultimo è alimentare il pluralismo. La concorrenza serve per far emergere i meriti veri e per fare ciò devo dare delle chance a chi altrimenti non ne avrebbe”. Si tratta in sostanza di applicare l’articolo 3 della Costituzione, attuando quella uguaglianza di fatto che impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la sua effettiva partecipazione all’organizzazione del Paese.

“I valori costituzionali indicano una meta. L’orizzonte – conclude Ainis –, il cielo, non si può toccare ma nemmeno si può evitare di guardarlo né si può evitare di sollevare lo sguardo verso l’orizzonte. Questa tensione dello sguardo e della volontà e dell’azione rappresenta quello che la Costituzione ci chiede. Questo è il senso profondo dell’articolo 9 e di quello che tutti noi dobbiamo fare”.

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