Esercizi commerciali storiciLa tutela degli esercizi commerciali storici e il rischio di perdere punti di riferimento centrali per la costruzione della memoria, dell’identità e della sociabilità comunitaria, è stata al centro del convegno “Esercizi commerciali storici: un patrimonio da salvaguardare” a cura del Servizio VI della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Mibac.

Leandro Ventura, dirigente del Servizio VI e direttore dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, ha spiegato ad AgCult come la giornata sia nata “dalla consulenza richiesta prima dell’estate al servizio VI dalla Soprintendenza di Roma, che stava affrontando il problema del rinnovo del vincolo del Caffè Greco, seguito poi dal Salone Margherita e dal ristorante “Vero Alfredo”, e per questo avevano bisogno di un parere demoantropologico. È stata fatta una ricerca etnografica su questi tre locali ed è stata prodotta una relazione dalla quale è emerso il substrato etnoantropologico e il valore culturale di questi locali come luoghi di riconoscibilità di una comunità, luoghi importanti per testimoniare gli elementi di riconoscibilità di una comunità in quanto portatori di una memoria storica condivisa”.

La ricerca etnografica è stata documentata da Roberto Galasso e una selezione delle foto realizzate durante il lavoro è esposta nella mostra “RiSchio LOcali Storici”, che è stata inaugurata a margine della giornata di studio nel loggiato della Sala Molajoli del complesso del San Michele, e rimarrà aperta fino al 31 ottobre.

Partendo da questo, prosegue Ventura, “abbiamo voluto vedere cosa sta succedendo in Italia: per esempio a Trieste, dove nel frattempo stava nascendo l’Associazione dei caffè storici e letterari italiana. Altri casi sono stati poi rilevati in Sardegna, Campania, Liguria, con esperienze significative di problematiche simili ma affrontate in maniera diversa”. Dopo il convegno, ha quindi annunciato Ventura, “il prossimo passo sarà quello di individuare le sinergie e delineare le mappature dei locali storici, al di là di quelli sottoposti al vincolo, per sapere cosa c’è e dove, e quindi verificare cosa si può fare per questi locali”.

IL CONVEGNO

La giornata di studio ha affrontato il tema della tutela degli esercizi commerciali storici mettendone in luce, da diverse prospettive, la ricchezza culturale, la vitalità e il ruolo nella vita sociale delle comunità. I diversi interventi e le riflessioni da essi scaturite hanno fornito al numeroso e attento pubblico presente – composto da esperti del patrimonio, studiosi e rappresentanti della società civile – un quadro della complessità di approcci, prospettive e metodologie di lavoro, gettando le basi per la costruzione di una riflessione allargata e condivisa finalizzata alla definizione di una politica di tutela e salvaguardia degli aspetti materiali e immateriali di tale patrimonio culturali.

Nei saluti istituzionali, Maria Vittoria Marini Clarelli (dirigente Servizio IV – DG Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) e Ventura hanno introdotto il tema della tutela e della salvaguardia degli esercizi commerciali storici, sottolineando la complessità del patrimonio culturale immateriale, evidenziando alcune criticità connesse alla validità degli strumenti legislativi esistenti, con particolare riguardo all’articolo 7 bis del Codice dei Beni culturali. Marini Clarelli ha quindi sottolineato la necessità di sviluppare un approccio processuale alla tutela, mettendo in questione l’idoneità degli strumenti della tutela definiti dal Codice nel campo del patrimonio culturale immateriale.

Ventura ha evidenziato un altro aspetto centrale: la trasversalità del patrimonio Immateriale e demoetnoantropologico e l’applicabilità delle relative metodologie di analisi nelle procedure di tutela sui locali storici, luoghi in cui le comunità si riconoscono e costruiscono un comune senso di appartenenza. L. Ventura ha inoltre ricordato il lavoro che il Servizio VI ha avviato per la definizione delle Linee Guida per la Tutela dei Beni culturali immateriali. I rappresentanti delle istituzioni politiche coinvolti nei lavori hanno presentato alcune linee programmatiche per la protezione e la salvaguardia dei locali storici.

LE ESPERIENZE DELLA REGIONE LAZIO E DEL COMUNE DI ROMA

Diversi i temi e le prospettive emerse, tra cui la necessità di armonizzare i diversi fattori politici, economici e sociali che stanno alla base dei processi di trasformazione dei centri storici, al fine di bilanciare l’omologazione e l’impoverimento del panorama urbano e promuovere la piena valorizzazione della dimensione storica dei territori. Francesca De Vito (consigliera Regione Lazio) ha sottolineato la necessità di arrivare ad un riconoscimento giuridico dei locali storici quali patrimoni collettivi e di potenziare le forme di tutela attiva; Livio Ricciardelli (consigliere I Municipio Roma) ha illustrato alcune linee programmatiche della Commissione Consiliare “Politiche del Commercio, delle botteghe storiche e artigianali e delle attività produttive” che presiede, evidenziando le potenzialità e le criticità del territorio del I Municipio e sottolineando la necessità di individuare strumenti legislativi che incentivino, anche dal punto di vista economico, la presenza e la vitalità dei locali storici difronte alle minacce di omologazione dei centri storici.

Marta Leonori (consigliera Regione Lazio) ha sottolineato il ruolo della Regione e del Comune nell’elaborazione di alcune normative sulla tutela delle botteghe storiche, norme che però richiedono una collaborazione istituzionale per essere applicate.

PARLANO I PROTAGONISTI

La sessione dedicata ai “protagonisti”, moderata da Fabio Isman, ha visto l’avvicendarsi di voci e punti di vista che hanno restituito la dinamicità e il legame profondo che i locali storici intrattengono con i luoghi, i territori e le comunità che li abitano. Paolo Di Giannantonio (giornalista Rai) nell’intervento “Che museo quell’osteria! A tavola con artisti, attori, politici e imprenditori” ha raccontato la genesi e la realizzazione della mostra “Sapori Colti – Passaggi di cultura tra osterie, ristoranti e trattorie di Roma” (Complesso del Vittoriano, 21 ottobre –15 novembre 2009), risultato di un lavoro di immersione nel variegato panorama di osterie, ristoranti, taverne e trattorie della Capitale alla ricerca di tracce, memorie, passaggi di scrittori, artisti e illustri avventori. Emilia De Simoni (Istituto Centrale per la Demoentnoantropologia), riproponendo all’attenzione il noto saggio di Giorgio Steiner “Una certa idea di Europa”, ha aperto una riflessione sui caffè storici quali luoghi di incontro e creazione dove si pratica la conversazione civile e da dove oggi ripartire per rafforzare un’idea di Europa aperta al dialogo.

Giulio Anticoli (Associazioni botteghe storiche di Roma) ha presentato l’associazione e le difficoltà di gestione e di salvaguardia delle botteghe storiche, a causa dei limiti delle norme. Maria Luisa Lombardo (Università degli studi dell’Aquila) ha proposto un percorso storico e iconografico sui caffè dall’Ancient Régime al Novecento, raccontandone le trasformazioni, l’arrivo di nuovi saperi e sapori, la trasformazione di forme di socialità urbana. Donato Tamblé (Gruppo dei Romanisti) ha raccontato la storia del Gruppo dei Romanisti, a partire dalla fondazione nel 1929 fino ad oggi, sottolineando il profondo legame con il Caffè Greco e alcune testimonianze e documenti apparsi sulla Strenna dei Romanisti, dal 1940 annuale antologia di scritti d’argomento romano.

Angelo Boscarino (BiA – Beni Immateriali e Archivistici) ha presentato la recente fondazione della “Lega per la Difesa dei Caffè Storici e Letterari Italiani”, lanciata a Trieste dall’Antico Caffè San Marco, il Caffè Tommaseo e l’Antico Caffe Torinese, con la finalità di salvaguardare i caffè storici a livello nazionale e internazionale (anche in vista di una ipotetica candidatura UNESCO). Uno dei caffè della Lega, l’Antico Caffè San Marco è stato poi il centro della relazione di Alexandros Delithanassis (Antico Caffè San Marco di Trieste) che ne ha raccontato la storia e le trasformazioni nel tempo, presentando un interessante caso di armonizzazione di tradizione e rinnovamento.

Nell’ultimo intervento della mattinata, Remigio Truocco (Cineclub Vittoria di Caserta) ha presentato un diverso caso di esercizio commerciale storico: un cinema, il Cineclub “Vittoria” divenuto luogo simbolo ed emblematico di un territorio di Caserta e della sua storia.

TUTELA E QUADRO NORMATIVO

Durante il pomeriggio, moderato da Leandro Ventura, gli interventi hanno fornito il quadro normativo di riferimento per la tutela degli aspetti immateriali dei locali commerciali e sono stati presentati diversi casi emblematici relativi a processi di salvaguardia e tutela, conclusi o in corso, su diverse tipologie di esercizi commerciali di tradizione. Antonio Tarasco (Direzione Generale Musei) ha presentato con ampi riferimenti alla normativa, alla giurisprudenza e alla dottrina, la particolare impostazione della legge italiana in merito alla tutela del patrimonio immateriale, sempre considerato in base al suo riscontro in ambito materiale. Le norme nazionali e regionali e le sentenze richiamate da Tarasco hanno consentito di definire chiaramente l’ambito normativo in cui ci si muove quando si deve affrontare la problematica della tutela del patrimonio culturale immateriale.

Benedetta Ubertazzi (Docente all’Università Milano Bicocca e Facilitator UNESCO) ha illustrato alcune possibili strategie e casi concreti di protezione di esercizi storici e di altri elementi della tradizione attraverso la disciplina della proprietà intellettuale, in particolare il diritto d’autore, il marchio sul layout, il marchio collettivo e il marchio individuale. Strumenti questi che, se usati cumulativamente, possono costituire forme di tutela efficaci, come dimostrato dal marchio collettivo “Cremona Liuteria”, istituito nel2012 e usato dai titolari del bene per proteggere botteghe e saperi artigianali iscritti nella Lista rappresentativa del patrimonio immateriale Unesco.

Alessandro Ferretti (Segretariato Regionale dell’Umbria) ha proposto una riflessione sulla tutela dell’immateriale all’interno del regime giuridico dei Beni culturali, aprendo interessanti prospettive per il superamento dei limiti dell’articolo 7 bis del Codice (che considera beni culturali immateriali da tutelare quei beni immateriali provvisti di materialità e che di fatto assoggetta l’immateriale ai beni tangibili). La direzione suggerita è quella di considerare l’immaterialità un elemento caratterizzante tutti i beni culturali, modificando l’attuale prospettiva di tutela incentrata su una supremazia della “cosità” del bene culturale.

I CASI IN FRIULI VENEZIA GIULIA…

Maria Concetta di Micco ed Elisabetta Francescutti (Soprintendenza ABAP del Friuli Venezia Giulia) hanno presentato una serie di casi relativi ad esercizi commerciali oggetti a vincolo, luoghi che rappresentano l’identità collettiva del territorio, tra cui farmacie storiche (come Casa Beltrame di Santa Maria della Longa (UD) e la Spezieria Colutta di Udine) ed altri esercizi storici (tra cui La Trattoria ai Frati e il Bar Delser), sottolineando la necessità di riconoscere l’interesse immateriale di tali luoghi e di contrapporsi al depauperamento e spopolamento dei centri storici. Claudia Crosera e Rossella Scopas Sommer (Segretariato Regionale, Soprintendenza ABAP del Friuli Venezia Giulia) hanno approfondito il tema della memoria storica della città di Trieste iscritta in una serie di locali storici tutelati, nati tra l’Ottocento e il Novecento e luoghi di incontro tra le élites – la Spezieria Leitenburg, la Libreria Antiquaria Saba, la Pasticceria Pirona, la Farmacia Serravallo e Il Caffè della Stazione, il Caffè Garibaldi, il Caffè San Marco. Un unico file rouge percorre questi luoghi, che nascono dalla compresenza di diversi aspetti culturali, commerciali e storico-sociali, facendo di essi il simbolo di un’identità collettiva cui hanno contribuito la presenza di scrittori e intellettuali tra cui Umberto Saba, James Joyce e Italo Svevo.

…IN SARDEGNA…

Linetta Serri (già Consigliera Regione Sardegna) ha presentato il caso “problematico” del Caffè Genovese fondato nel 1938 a Cagliari, luogo di incontro di poeti e scrittori tra cui Salvatore Quasimodo, Primo Levi e Emilio Lussu. Della vicenda giudiziaria apertasi tra i proprietari delle mura e i proprietari del locale e dei suoi relativi arredi, Serri chiarisce punti nodali e alterne vicende del percorso di tutela, fino allo sfratto del caffè e al suo trasferimento in altra sede, evidenziando criticità e fragilità della memoria legata ai locali storici e sottolineando la necessità di istituire vincoli di destinazione d’uso per questa categoria di beni.

…E IN CAMPANIA

Al caso del Caffè Genovese, si contrappongono altri casi di caffè tutelati, tra cui il Bar Svizzero, avvenuto attraverso il riconoscimento della pertinenzialità degli arredi con i locali che li ospitano. Amalia Gioia (Soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento) affronta il tema della tutela dei cinema storici quali presidi socio-culturali identitari di una comunità, illustrando due casi studio a confronto: il Cineclub Vittoria di Caserta e l’ex Cinema Italia di Sant’Agata dei Goti (BN), divenuti punti di riferimento per attori, scrittori e sceneggiatori del territorio. Anche in questo caso le procedure di salvaguardia e tutela hanno rischiato di arenarsi per ricorsi e vicende giudiziarie; la risoluzione positiva finale ha però permesso che questi luoghi divenissero patrimonio di una comunità riconosciuto dalla comunità.

ROMA: IL SALONE MARGHERITA, “VERO ALFREDO” E CAFFE’ GRECO

Gli ultimi tre interventi hanno fornito un focus su tre casi legati alla città di Roma. Alessandra Acconci, Silvia Crialesi e Alessandro Mascherucci (Soprintendenza Speciale ABAP di Roma) hanno illustrato il caso della dichiarazione di interesse del Salone Margherita, evidenziandone gli elementi più significativi: la profondità storica, gli aspetti architettonici e storico-artistici, la dimensione di convivialità che ne hanno fatto un luogo paradigmatico di rarità e una testimonianza storica di una tipologia di locale – il caffè-concerto – che nel contesto urbano romano ha accolto espressioni culturali che vanno dal teatro romanesco, alla canzone napoletana fino alla poesia futurista.

Il Ristorante “Il Vero Alfredo” è stato al centro dell’intervento di Danila Barsottini, Ilaria Delsere e Alessandra Lanzoni (Soprintendenza Speciale ABAP di Roma), che hanno inquadrato questo locale storico nelle trasformazioni urbane di piazza Augusto Imperatore, oltre a illustrare le motivazioni della dichiarazione di interesse culturale: la rilevanza storico-architettonica, storico-artistica, archivistica e glia spetti immateriali, legati con la tradizione culturale romana.

Nell’intervento conclusivo, Valeria Trupiano e Alessia Villanucci (Direzione Generale ABAP), curatrici del progetto scientifico del convegno sotto la direzione di Leandro Ventura, hanno presentato le metodologie d’indagine etnografica e qualitativa, oltre che le prospettive e le problematicità legate a tre casi – il Caffè Greco, il Salone Margherita e il Ristorante “Vero Alfredo”.

La storia dei luoghi, i vissuti e le testimonianze raccolte hanno restituito un’immagine di questi locali storici quali luoghi di memorie e socialità, sensibili a diventare simboli cittadini per la loro capacità di produrre memoria condivisa e senso di comunità. La confluenza di metodologie e prospettive per la tutela dei beni culturali ha dimostrato come la componente immateriale e la prospettiva antropologica sul patrimonio non possa che essere un arricchimento e un rafforzamento delle attuali politiche nazionali di tutela.

Rispondi