villa borghese Roma Turismo museiRiguardo le performance dei musei Federculture ha commissionato una specifica ricerca che, attraverso l’analisi dei bilanci di un campione rappresentativo dei più importanti musei italiani, ha rilevato quali sono i modelli di business delle principali istituzioni museali del nostro paese ed in particolare di alcune delle più importanti fondazioni museali, promosse perlopiù dagli Enti Locali e Territoriali, e di alcuni tra i musei dotati di autonomia gestionale creati a seguito della riforma del sistema museale nazionale del 2014.

L’obiettivo è stato dare risposta ad alcune domande: In che misura le fondazioni museali ed i musei autonomi sono in grado di coprire i propri costi attraverso i ricavi ed i contributi privati? Quanto incidono le sovvenzioni pubbliche in un bilancio di un’impresa museale? In che misura le istituzioni museali sono in grado di intercettare i contributi privati dei grandi e piccoli donatori? Dall’indagine sono emersi diversi elementi interessanti riportati nel quattordicesimo Rapporto Federculture 2018 “IMPRESA CULTURA” presentato presso la Camera di Commercio di Milano.

IL VALORE DEI RICAVI E IL LIVELLO DI AUTOFINANZIAMENTO

Il grado di autonomia delle istituzioni museali analizzate, e cioè la percentuale di entrate da ricavi caratteristici (incassi da biglietti, location management, attività didattica, vendite di altri servizi, diritti di concessione) sul totale delle entrate, è rilevante. Nel campione analizzato emerge che in media il 62% dei ricavi delle fondazioni culturali pubbliche deriva dai ricavi caratteristici. Lo stesso indicatore relativamente ai musei statali autonomi è in media del 75%. Sebbene con alcune eccezioni in entrambi i campioni analizzati i dati dimostrano un significativo grado di autofinanziamento da attività a mercato rispetto al valore dei contributi pubblici.

LA CAPACITÀ DI FUNDRAISING

L’abilità nell’attrarre contributi in conto gestione provenienti da soggetti privati (grandi e piccoli donatori) è molto limitata sia per le fondazioni che per i musei autonomi. Seppure con alcune eccezioni, per quanto concerne le fondazioni analizzate si riscontra che i contributi privati rappresentano in media l’11% dei proventi complessivi. Nel caso dei musei statali l’incidenza dei contributi privati è ancora più bassa e si attesta, in media, poco al di sopra del 3%.

Il contributo dei privati al sostegno delle attività e dei beni culturali è un tema che da molti anni è al centro dell’attenzione del comparto culturale soprattutto in virtù del contenimento della spesa pubblica registrata in Italia nell’ultimo decennio. Basta confrontare i dati relativi ad alcune istituzioni museali europee per rendersi conto del fenomeno: il Louvre nel 2017 ha ottenuto 19 milioni di euro dalla raccolta fondi dei privati, 34,3 milioni di sterline il Tate Modern (peraltro in calo rispetto al 2016 dove aveva collezionato 50,5 milioni di sterline) e 23,3 milioni di sterline il British Museum oltre a 15,9 milioni derivanti da donazioni e i lasciti anche in natura.

L’indagine conferma la difficoltà da parte delle istituzioni culturali di ottenere risorse da parte dei privati. In particolare sono le erogazioni liberali delle persone fisiche che presentano un’incidenza bassissima, mentre maggiore dinamismo è espresso dalle fondazioni bancarie le cui erogazioni sono però concentrate nel Nord del paese.

I RICAVI E I CONTRIBUTI PER VISITATORE

La capacità attrattiva dei musei non può rappresentare l’unico parametro di riferimento per valutare l’azione di chi è chiamato a gestire un’istituzione culturale, ma di certo il numero di visitatori rappresenta un indice delle capacità del management museale di offrire un servizio qualificato al proprio pubblico di riferimento. L’analisi degli indici consente infatti di misurare due importanti parametri:

  • il ricavo per visitatore che indica quanto il museo è in grado di incassare da ogni singolo visitatore e quindi quanto ogni utente partecipa al sostentamento della struttura;
  • il contributo per visitatore che indica, invece, quanti contributi pubblici sono destinati ad ogni singolo visitatore.

Nei musei statali dotati di autonomia il ricavo medio per visitatore è di 9 euro. Il contributo pubblico erogato per ogni singolo visitatore è invece di 3 euro. Nelle fondazioni pubbliche il ricavo medio per visitatore è di 10 euro. Il contributo pubblico erogato per ogni singolo visitatore è invece di 4 euro.

L’analisi effettuata consente di verificare quali sono i modelli di business prevalenti nelle realtà museali analizzate: il modello prevalente è quello che è stato definito “commerciale”, applicato dalla maggioranza dei musei analizzati che si reggono quasi esclusivamente sui ricavi commerciali mentre i contributi pubblici incidono marginalmente. Di contro il modello delle dipendenza dal pubblico è minoritario; solo tre realtà si reggono quasi esclusivamente con i contributi pubblici.

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