libri e giovani federcultureNel 2017 il valore annuale complessivo della spesa in cultura e ricreazione delle famiglie italiane è stato di 71,4 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa familiare complessiva, con una crescita del 2,6% in linea con l’incremento della spesa complessiva per consumi finali. È quanto si legge nel quattordicesimo Rapporto Federculture 2018 “IMPRESA CULTURA” presentato presso la Camera di Commercio di Milano.

Nell’ampio insieme delle voci che compongono la funzione cultura e ricreazione, quella relativa alla spesa per servizi ricreativi e culturali – la più significativa, cioè quella destinata tra l’altro a teatro, cinema, musei, concerti e che incide per il 43% sull’intera funzione di spesa – nel 2017 è di poco superiore a 31 miliardi di euro e aumenta del 3,1%.

MOLTE DIFFERENZE NORD-SUD

A livello territoriale si registrano ancora delle forti differenze tra Nord e Sud del Paese: nelle regioni settentrionali la spesa media mensile in cultura supera i 150 euro mensili, e rappresenta il 6% del budget familiare, mentre nel Meridione lo stesso dato è inferiore ai 95 euro. Nello specifico, il Trentino Alto Adige è la regione in cui si spende di più in cultura, 191 euro, voce che impegna il 6,3% della spesa delle famiglie, mentre la Sicilia è quella in cui si spende di meno, 66 euro, e le famiglie destinano alla cultura solo il 3,4% del loro budget.

Per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo nel 2017 si registra da un lato una crescita della spesa al botteghino (+0,71%) e soprattutto del volume d’affari (+4,45%); dall’altro una diminuzione dell’attività di spettacolo (-2,56%) e una perdita negli ingressi (-4,31%). Risulta in flessione anche la spesa del pubblico (-1,29%), che comprende oltre all’acquisto di biglietti e abbonamenti anche altre voci, dai costi di prevendita dei biglietti, alle prenotazioni di tavoli, dal servizio guardaroba alle consumazioni al bar (fonte: SIAE).

Confrontando i dati dell’Italia con quelli dell’Eurozona, emerge come la spesa in cultura e ricreazione delle famiglie italiane sia al di sotto della media europea e ben lontano dai paesi più virtuosi: 6,6% sul totale della consumi finali contro l’8,5% europeo e l’11% della Svezia.

L’ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO CULTURALE

Nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale (2018) è interessante osservare i risultati dell’indagine condotta da Eurobarometro sul rapporto tra cittadini europei e patrimonio. Dalle interviste emerge come nei Paesi Ue sia molto alta la percezione del valore del patrimonio, che per oltre 8 europei su 10 è molto importante sia individualmente, sia per il proprio Paese. Inoltre, per 7 europei su 10 vivere in luoghi in cui siano presenti vestigia o attività culturali contribuisce ad innalzare la qualità della vita.

In questa indagine l’Italia risulta in linea con gli altri paesi dell’Unione e con i valori medi europei. Anche per i cittadini italiani, infatti, il patrimonio culturale è importante sia come individui (84%) sia per il proprio Paese (91%). È interessante notare che le maggiori percentuali di risposte positive, ben oltre il 90%, sull’importanza del patrimonio arrivano dalle fasce più giovani di popolazione, in particolare tutte quelle comprese tra i 15 e i 44 anni. Per il 76% degli italiani intervistati, infine, vivere a contatto con il patrimonio culturale migliora la qualità della vita, anche in questo caso un valore più alto della media europea.

In linea con la media delle risposte dei cittadini europei anche quelle che indicano che per il 69% degli italiani vivere in prossimità del patrimonio culturale dà senso di appartenenza all’Europa.

I LIBRI

Nell’analisi della fruizione culturale da parte degli italiani i dati disponibili per il 2017 su quanto avviene nell’ambito della lettura di libri evidenziano una leggera crescita della quota di coloro che leggono almeno un libro l’anno, che sale dal 40,5% al 41%. Un piccolo incremento che inverte la tendenza negativa che ha caratterizzato gli ultimi anni. Aumentano in particolare coloro che leggono fino a 3 libri l’anno, ma diminuiscono i grandi lettori, ossia quelli che leggono 12 o più libri in un anno.

L’INATTIVITA’ CULTURALE

I dati sulla lettura sono una spia della permanenza nel Paese di un problema di scarsa partecipazione complessiva alle attività culturali, o meglio di inattività culturale. Sono, infatti, totalmente inattivi il 38,8 per cento degli adulti (oltre 25 anni di età). L’assenza completa di pratica culturale varia considerevolmente per tipo di attività e per contesto territoriale di appartenenza: musei e mostre e siti archeologici e monumenti, per esempio, sono disertati rispettivamente dal 69,2 e dal 74 per cento degli adulti, con quote che salgono all’82 e all’82,9 per cento tra gli abitanti del Mezzogiorno interno, mentre per i concerti di musica non classica, la quota nazionale dei non partecipanti si attesta sul 78,9 per cento e per il cinema, sebbene rappresenti il consumo culturale più popolare, non ci è mai andato in 12 mesi il 51,6 per cento degli italiani.

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