Dante Alighieri Italia RiccardiEsiste un ‘mondo italiano’ fuori dai confini: trasversale e transnazionale, legato alla grande storia e alla forte economia d’Italia. Tutto si tiene: beni e persone, arte, cultura prodotti, made in Italy, gusto umanità, regioni e territori italiani, stile, design, saper vivere, canto, teatro, moda e molto altro, per non parlare dei legami familiari, di studio in Italia, di turismo nel paese. Un ‘mondo italiano’ che parla varie lingue, ma ha sapore italiano e usa anche le nostre parole. Il Presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi, è intervenuto a Villa Madama a Roma per la III Edizione degli Stati Generali della lingua italiana nel mondo. Riccardi ha ripercorsi numeri, tappe e obiettivi della Dante Alighieri fino ad oggi e ha anche annunciato che, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’espulsione di tanti soci di origine ebraica nel 1938, sarà ribadita la revoca di quei provvedimenti e saranno nominati soci perpetui i discendenti degli espulsi.

I NUMERI DELLA DANTE

La rete della Dante conta più di 400 comitati nel mondo in 80 paesi, di cui 140 in America Latina: scuole di lingua e scuole, 350 centri certificatori. Le ristrettezze del finanziamento pubblico hanno provocato smagliamenti della rete nel recente passato. “Il problema che mi sono posto, assumendo la presidenza nel marzo 2015 – ha detto Riccardi -, era superare l’ombra gloriosa dell’Italnostalgia per diventare un’opportunità di rete, in un mondo globale in cui l’Italia – a tanti livelli – era entrata introversa e in ordine sparso. Del resto, l’Italia, per storia, non ha contenitori come il Commonwealth delle nazioni, la Francofonia, l’Iberoamerica o altro. Né lo Stato punta su grandi istituzioni linguistiche come la Germania, con il Goethe con 227 milioni di euro, o la Francia, la Spagna e il piccolo Portogallo. La proiezione dell’Italia è stata troppo segnata dall’introversione o dalla rinuncia a lanciarsi nel mondo globale. Quasi fosse una battaglia persa: almeno come lingua”.

ESSERE ITALIANI È UNA CHANCE

“Noi, al contrario, ci siamo convinti che essere italiani, il sapore e lo stile dell’Italia, sono una chance sulle scene globali abitate da tanti competitori. Bisogna ribadire, senza ridicoli o difensivi sciovinismi, il legame con un’identità, caratterizzata dalla lingua e cultura dell’Italia”.

DA ITALNOSTALGIA A ITALSIMPATIA

In questo senso, la rete della Dante è un ponte – ha ricordato Riccardi – “per l’estroversione del paese, ma si è dovuta mutare la sua cifra identitaria: da Italnostalgia a Italsimpatia – rete non solo di italiani o ex italiani nel mondo, ma anche di italsimpatici, italofili, attratti da qualcosa d’italiano. Il mondo globale rimpicciolisce l’Italia, ma ci dà anche modo di essere grandi in altro senso, se sappiamo giocarci sugli orizzonti fluidi della globalizzazione. In tre anni di lavoro abbiamo constatato la crescita della domanda d’italiano, espressione del desiderio di partecipare a quello che chiamo il ‘mondo italiano’. Lingua come chiave d’ingresso”.

IL MONDO ITALIANO FUORI DALL’ITALIA

La Dante Alighieri è pertanto convinta che “esiste un ‘mondo italiano’ – lasciatemi usare il termine – fuori dai confini: trasversale e transnazionale, legato alla grande storia e alla forte economia d’Italia. Tutto si tiene: beni e persone, arte, cultura prodotti, made in Italy, gusto umanità, regioni e territori italiani, stile, design, saper vivere, canto, teatro, moda e molto altro, per non parlare dei legami familiari, di studio in Italia (qui la Dante favorisce nei paesi l’inserimento nelle grandi scuole italiane), di turismo nel paese. Il ‘mondo italiano’, senza confini, vive a tutte le latitudini, si mischia e sovrappone con altri mondi, parla varie lingue, ma ha sapore italiano e usa anche le nostre parole”.

Il Ministero degli Esteri parla di “vivere all’italiana”, ha ricordato Riccardi. “Esiste oggi, oltre la penisola, una ‘patria grande’, mischiata con altre identità, cui partecipare per elezione, gusto, stile, amore dei prodotti, eredità”. Il “mondo italiano” fa riferimento anche ai territori e alle regioni: legame di viaggi, circolarità, prodotti, va e vieni.

“Mi ha colpito l’Acqua Panna che, dopo l’inserimento di Toscana sulle bottiglie, ha incrementato le vendite del 14%. Il mondo imprenditoriale, in genere, non ha accettato il declino italiano, senza però valutare appieno il legame tra prodotto e lingua e cultura italiana. Né l’impresa è stata percepita nella sua capacità di comunicare italianità, per una visione troppo accademica e poco umanistica di quest’ultima. L’intrapresa italiana nel mondo è anche umanità, creatività, saper fare, lavorare insieme”.

L’ITALIANITA’ ATTIRA

L’italianità attira. “Non è un caso che l’italiano sia la seconda lingua più utilizzata al mondo nel panorama delle insegne commerciali. L’utilizzo di marchi collegati all’italianità e all’italiano – secondo l’ufficio italiano marchi e brevetti – riguarda un giro d’affari superiore ai 50 miliardi. Luca Serianni insiste: è ‘una prova del potere, anche economico, se pensiamo al relativo indotto, di un prestigio che è essenzialmente storico-culturale’. Qui la grande sfida: il brand italiano o i prodotti devono impastarsi di più di lingua, cultura, colori italiani. Non basta la nostalgia degli emigrati. Il successo del brand italiano ha saldo riferimento nell’italianità, oltre l’umoralità dei consumatori. Lingua e cultura, insegnate e praticate, allargano la rete di simpatie alla gente e alle cose d’Italia”.

Scrive Stefano Jossa, il brand italiano non è un marchio in italiano, ma “stile, eleganza, bellezza che dal Rinascimento il nostro paese ha legato inscindibilmente all’immagine di sé”. Il mito dell’Italia si radica nel trasformare gli oggetti, la vita, la natura, con la bellezza: “L’Italia è classy…” –conclude Jossa, perché classico non è il bel vecchio, ma la felice connessione tra storia e attualità.

ITALIANO, LINGUA D’ELEZIONE

La Dante, forte dei suoi comitati e delle sue scuole, ha compiuto con fatica e successo “la transizione dall’Italnostalgia all’Italsimpatia. C’è un mondo di italofili, non d’origine italiana. Questo richiede alleanze strategiche con imprese, istituti di cultura, espressioni italiane nel mondo. L’Italsimpatia è uno scenario che connette pezzi di Italia, materiali e immateriali: rafforza un ‘mondo italiano’ fuori dalla penisola (persone, imprese, saperi, savoir vivre, emigrati, istituzioni, culture, prodotto). Ma tutto va impastato di lingua, per diventare una rete e non meteoriti per caso cadute nel mondo altrui”.

Una rete di Italsimpatia, senza pretese univoche o egemoniche, che rinvii all’Italia. “In Europa, l’italiano è la terza lingua più studiata con il 13% come il francese. I motivi sorprendono: il migliorarsi e il viaggio. Forse è un mito che sia la quarta lingua più studiata nel mondo dai non locutori. Eppure l’italiano è chiesto come lingua d’elezione, non come l’inglese; ciò impone un costante e severo livello di qualità d’insegnamento (perciò abbiamo tanto investito sulla formazione dei docenti, come in Argentina o in Russia)”.

La sede centrale deve prendere l’iniziativa accanto ai comitati. “In Albania, abbiamo assistito a una caduta dell’italiano tra i giovani (era parlato al 40% e capito al 60%, ma declina di fronte a un’offerta ben fatta di tedesco). Che conseguenze avrebbe una crisi della lingua in Albania, dove è tanta la simpatia per l’Italia? Abbiamo risposto mesi fa con l’inaugurazione di una Casa della Lingua italiana, comprensiva di corsi linguistici e scuola. Poi l’insegnamento deve secondare le presenze italiane nel mondo. Abbiamo stretto un accordo con il ministero della Difesa, perché le missioni di pace, caratterizzate da professionalità e umanità, si accompagnino all’insegnamento della lingua”.

Il mondo globale non è solo una potente spinta all’omologazione e all’inglese o a standard invasivi. “Un mondo così – ha evidenziato il presidente della Dante – è grigio e pericoloso e genera riprese virulente d’identità, spaesamenti, chiusure culturali. Ma senza identità non si vive nel mondo globale. E le identità si costruiscono. La globalizzazione non provoca solo processi omologativi e reazioni contrastanti, radicalismi di ogni tipo. Offre larghi spazi tra gente in cerca di appartenenza e buon vivere: va colorata con molti colori. I colori italiani, mai soffocanti o egemonici, ma eleganti e chiari, di qualità, sono protagonisti importanti del colorare il mondo all’italiana. Qui la Dante, assieme a altre istituzioni, sta trovando il suo spazio e risponde al desiderio di apprendere la lingua, stimolandone la domanda”.

FARE RETE OLTRECONFINE

“L’Italia sopravviverà come grande o medio soggetto alle sfide globali, se si affermerà come un mondo fuori dai confini italiani. Non solo intraprese di singoli come siamo abili a fare, bensì una rete che unisce italiane e italiani, cose italiane, storie, culture, prodotti italiani, in una scelta di estroversione e di circolarità. Non un paese impaurito che non parla le lingue degli altri e non insegna la propria. Bensì il gusto di insegnare l’italiano bene, come soglia di estroversione dell’Italia e partecipazione del paese a un mondo non omologato: insomma Italsimpatia e Italofonia – ha concluso Riccardi – camminano insieme. E’ una grande questione della nostra società”.

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