Teatro fondazione bologna orchestra lirica“E’ sempre più evidente che il sistema delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche così com’è stato concepito non appare più sostenibile”, un “ripensamento sarebbe utile”. Lo ha detto Enrica Laterza Presidente della Sezione del Controllo sugli enti della Corte dei conti, intervenendo in commissione Cultura del Senato in merito al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria delle Fondazioni lirico-sinfoniche. Nel suo intervento, Laterza ha anche invitato Regioni ed Enti locali a fare la loro parte, considerando anche che sono intervenuti con un sostegno “spesso inadeguato rispetto al fabbisogno, al prestigio che i teatri d’opera conferiscono loro e soprattutto agli effetti positivi che l’offerta lirico-sinfonica produce sul tessuto economico locale”.

PROBLEMA RESTA DEPAUPERAMENTO DEL PATRIMONIO E STOCK DI DEBITI

Sulla base dei dati dei consuntivi 2016 (gli ultimi disponibili per le attività di referto della Corte dei Conte), ha evidenziato Laterza, “abbiamo potuto rilevare dei segnali abbastanza confortanti sul risanamento delle gestioni operative, cioè delle gestioni in corso d’esercizio. Ma il problema delle Fondazioni non è però la gestione in corso d’anno ma il depauperamento del patrimonio e la situazione debitoria”.

Per quanto riguarda il deficit patrimoniale, spiega, “si tratta di un problema serio, gli enti fondatori, soprattutto Regioni ed Enti locali, dovrebbero valutare di risanare questa situazione in tempi brevi, attraverso il conferimento di risorse fresche per la ripatrimonializzazione, ma si potrebbe anche pensare al conferimento di beni immobili che siano asset patrimoniali immediatamente fruttiferi e che producano frutti, che non siano cioè forieri di ulteriori costi o oneri, come spesso accade”.

Altra criticità, rileva, “è l’esposizione debitoria, lo stock del debito pregresso. Dal 2015 al 2016 si è realizzato un certo miglioramento perché l’esposizione complessiva diminuisce ma si assesta sempre al valore considerevole di 431 milioni di debito pregresso (compreso il debito nei confronti dello Stato, il cosiddetto ‘debito paziente’) ma ci sono anche debiti nei confronti dei fornitori e del personale. L’indebitamento è un problema per tutte le 14 Fondazioni, non solo quelle che hanno accettato il piano di rientro, ma sembra essere una tendenza in miglioramento”.

Per quanto riguarda gli aspetti gestionali, “il sistema delle 14 fondazioni nel 2016 mostra, rispetto all’esercizio precedente, un notevole incremento del saldo positivo passato da 1.064.146 euro nel 2015 a 9.620.944 nel 2016, in ragione del buon aumento del valore della produzione e del modesto calo dei costi della produzione, nonostante la lieve contrazione dei contributi in conto esercizio (-0,5%)”. In particolare, tredici Fondazioni hanno realizzato nel 2016 risultati positivi della gestione caratteristica. Il Teatro Lirico di Cagliari mostra invece esiti negativi, ma con segnali di miglioramento per gli anni successivi.

Nell’ultimo biennio, ancorché con andamenti differenti, registrano risultati costantemente positivi le seguenti Fondazioni: Scala di Milano, San Carlo di Napoli, Massimo di Palermo, Opera di Roma Capitale, Regio di Torino, Verdi di Trieste, Fenice di Venezia, Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Petruzzelli di Bari. I teatri Comunale di Bologna, Carlo Felice di Genova e Arena di Verona chiudono mostrando un quadro in miglioramento, con passaggio da perdita di esercizio a utile. Il Lirico di Cagliari che aveva chiuso la gestione caratteristica in positivo nel 2015, nel 2016 presenta, come detto, risultati negativi.

I CONTRIBUTI

“I teatri lirico-sinfonici italiani, com’è noto, dipendono in larghissima misura dai contributi dello Stato, ma anche di Regioni ed enti locali. In genere (con importanti eccezioni) piuttosto modesto è il sostegno dei privati. L’andamento nel biennio considerato è condizionato dall’alterna consistenza delle risorse pubbliche che complessivamente rappresentano in media 1,85 per cento del totale. Regioni ed enti locali sono intervenuti, in misura diversa tra loro, con un sostegno variabile nel biennio, spesso, comunque, inadeguato rispetto al fabbisogno, al prestigio che i teatri d’opera conferiscono loro e soprattutto agli effetti positivi che l’offerta lirico-sinfonica produce sul tessuto economico locale”.

Resta ancora in parte disattesa – nonostante l’incremento del 4,9 per cento registrato nel 2016, dovuto, in particolare, agli effetti dell’Art bonus – “l’aspettativa di una maggiore partecipazione dei privati alla gestione dei teatri lirici, considerato illimitato volume delle risorse da essi provenienti, che rappresenta circa il 15 per cento del totale dei contributi. Fanno eccezione poche Fondazioni, in particolare il Teatro alla Scala di Milano che nel 2016 riceve dai privati un apporto pari al 36 per cento, il Teatro Regio di Torino il 22 per cento, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 21 per cento e l’Arena di Verona che beneficia di una quota pari al 20 per cento”.

IL PERSONALE

Si registra nel complesso una modesta crescita delle risorse umane, “dovuta soprattutto a contenziosi di tipo giuslavorista che hanno imposto l’assunzione di alcune maestranze estromesse”: agli interventi di riduzione operati dai teatri di Genova, Napoli, Bologna e Trieste e a quelli più limitati compiuti dalle Fondazioni di Venezia, Santa Cecilia, fanno riscontro il forte aumento registrato dal Petruzzelli di Bari e dall’Opera di Firenze e quelli, meno consistenti, delle Fondazioni di Torino, Palermo e Cagliari. Gli oneri corrispondenti, che rappresentano la principale componente dei costi della produzione, mostrano un decremento complessivo, nel 2016, dell’1,9 per cento. I teatri di Torino, Palermo, Santa Cecilia e Bologna (quest’ultima malgrado la diminuzione del numero) registrano incrementi. Tra le riduzioni merita segnalare quelle operate dalle Fondazioni di Verona, Bari, Genova, Opera di Roma, Cagliari e Firenze. Resta, comunque, per tutte, l’esigenza di un attento monitoraggio di detti costi”. È chiara, aggiunge Laterza, “la tendenza del costo del personale ad assorbire la quasi totalità dei contributi in conto esercizio”.

SISTEMA NON APPARE SOSTENIBILE

“E’ sempre più evidente che il sistema delle 14 Fondazioni così com’è stato concepito non appare più sostenibile, un ripensamento di questo sistema sarebbe utile”. Il sistema, spiega, “è basato su un unico modello, delineato nel 1996, che mal si adatta alle diverse Fondazioni, per storia, tradizione e per bacino di utenza di ciascuna, che, talvolta, non va oltre una dimensione regionale o locale. È invero difficile, poi, valutare la Scala con i medesimi parametri applicabili alle altre Fondazioni. Essa è riuscita ad affermare una sua preminenza a livello internazionale, un prestigio che si riflette sull’intera offerta lirica, e più in generale teatrale, del Paese. Anche per questo il teatro milanese può fare affidamento su un afflusso di contributi privati e sponsorizzazioni difficile da immaginare per gli altri teatri. L’alta qualità dell’offerta di rappresentazioni si accompagna peraltro a costi di produzione spesso molto elevati e a una politica di prezzi mediamente piuttosto sostenuti”.

“Considerazioni a parte valgono anche per l’Arena di Verona, sede di un prestigioso festival estivo di grande richiamo turistico grazie anche alla grandiosa sede che lo ospita. Non altrettanta fortuna ha però la sua programmazione nel resto dell’anno, condotta in particolare nel teatro Filarmonico, circostanza questa che, unita a carenze gestionali, ha portato l’istituzione veronese ad aderire alla procedura di risanamento prevista per le Fondazioni in crisi”.

“Non a caso i segnali positivi nella gestione registrati nel 2016 e confermati dai primi dati 2017 sono connessi a una diminuzione dell’offerta e a una maggiore attenzione ai costi. Infine l’Accademia di Santa Cecilia, come la Scala dotata di autonomia speciale, ha una vocazione soprattutto sinfonica e, conseguentemente, costi strutturali minori rispetto alle Fondazioni più spiccatamente dedicate alla lirica”.

COME INTERVENIRE?

Come si potrebbe agire? “Fermo restando l’apporto dei contributi pubblici attraverso il FUS, che del resto è destinato per oltre il 50 per cento al sistema lirico-sinfonico; ferme restando, altresì, le altre forme di sostegno volte in particolare a favorire l’afflusso dei finanziamenti privati, si potrebbe innanzitutto riflettere sul ruolo dei Comuni nella governance delle Fondazioni. Alla posizione preminente riconosciuta tradizionalmente ai sindaci (a sottolineare il radicamento dell’Opera nella comunità locale), infatti, spesso non corrisponde un impegno sufficiente in termini di sostegno finanziario e patrimoniale”.

“Si potrebbe, inoltre, favorire la creazione di sistemi regionali integrati in cui troverebbero collocazione ideale anche i grandi festival estivi, valorizzati nella loro funzione trainante. Si pensi alla ricca offerta teatrale dell’Emilia Romagna, cui si può aggiungere il ROF di Pesaro, o alla compresenza in Sicilia di prestigiose istituzioni quali il Massimo di Palermo e il Bellini di Catania. Ciò ovviamente implicherebbe un maggior coinvolgimento politico e amministrativo delle Regioni (tanto più quelle a Statuto speciale). Dalle auspicabili forme di integrazione potrebbero derivare benefici in termini di riduzione dei costi, di aumento della produzione e di ampliamento dei bacini di utenza, senza che ne risulti mortificata una sana competizione”.

“Al contempo si potrebbero enucleare i grandi teatri nazionali cui riconoscere uno status ed un’autonomia speciale, quale quella già concessa alla Scala e all’Accademia di Santa Cecilia. Essi potrebbero rappresentare sempre di più i centri dell’eccellenza internazionale dell’offerta lirica, attenta anche alla sperimentazione e alla innovazione musicale e registica”.

Infine, è sempre da auspicare una combinazione ottimale di produzioni originali, repertorio, coproduzioni e ospitalità e un conseguente ripensamento dei meccanismi di attribuzione dei punti Fus. Questo approccio permetterebbe di superare la tradizionale contrapposizione tra “modello di produzione a stagione”, da sempre privilegiato dai principali teatri d’opera italiana per l’elevata qualità dell’offerta che consente, e “modello di repertorio” – molto diffusa per esempio in Germania – preferito in genere in situazioni più attente ai costi”.

“Un impegno in questa direzione e la massima valorizzazione delle risorse interne potrebbero certamente contribuire a un migliore rapporto tra costi e ricavi, soprattutto per le Fondazioni di più limitata dimensione. L’offerta lirica e sinfonica dovrebbe infine essere oggetto di una sempre più diffusa promozione, con ogni possibile iniziativa che veda il concorso di trasporti veloci, ricettività alberghiera ecc. ma anche con una sorta di cartellone integrato che consenta agli amanti del genere di valutare al meglio le possibilità di fruizione”.

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