Bande italiane“Per andare avanti basterebbe equiparare le bande musicali ai gruppi sportivi dilettantistici. Al mondo politico non chiediamo la luna, ma solo di poter sopravvivere”. Questo il grido d’allarme anticipato ad AgCult da Giorgio Zanolini, coordinatore del Tavolo permanente delle Federazioni bandistiche italiane, in vista dell’appuntamento in Parlamento fissato per giovedì 25 ottobre, davanti alle commissioni Cultura del Senato (alle 8,30) e della Camera (alle 9,30). L’audizione a Palazzo Madama del Tavolo permanente, che rappresenta circa mille gruppi musicali dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, era stata fissata per mercoledì pomeriggio, ma i lavori dell’Aula, impegnata nella discussione del testo unificato sulla legittima difesa, hanno fatto sì che la seduta della 7a commissione, dedicata all’indagine conoscitiva sul Fondo unico per lo spettacolo (Fus), fosse sconvocata e aggiornata a giovedì mattina.

Il campanello d’allarme, spiega Zanolini, “è suonato con la riforma del terzo settore, approvata lo scorso anno, dalla quale riceviamo pochi benefici. Le nostre spese aumenteranno del 30-40 per cento”. Da qui la richiesta del Tavolo permanente delle Federazioni bandistiche italiane. “Chiediamo una cosa semplice – afferma Zanolini -: visto che dalla riforma sono esentate le associazioni sportive dilettantistiche, sarebbe opportuno equiparare le bande musicali al loro status. In questo modo gli sponsor a noi interessati potrebbero fare delle detrazioni fiscali come se investissero nello sport”. La scappatoia è fornita dal fatto che sono stati prorogati ad agosto 2019 i termini di scadenza entro i quali ogni associazione deve decidere se entrare a far parte o rimanere fuori dal terzo settore. “Se la cosa non va in porto -taglia corto Zanolini – le nostre scuole di musica chiudono e nel giro di cinque anni, per mancanza di componenti, il 50 per cento delle bande morirebbe”.

Per Zanolini l’equiparazione delle bande musicali alle associazioni sportive dilettantistiche è la maniera più facile per risolvere l’annoso problema economico. “I comuni non hanno soldi -spiega -, le province sono entità che ci sono e non ci sono e quindi è impossibile avere contributi da loro, le regioni non se la passano meglio”. La soluzione non potrebbe arrivare neppure dal Fus. “Da anni siamo tagliati fuori dal Fondo unico per lo spettacolo – ricorda Zanolini -. Infatti, vi possono attingere solo le realtà a scopo di lucro e le bande musicali non lo sono”.

Esiste una maniera per far rientrare il Tavolo permanente delle Federazioni bandistiche italiane nel Fus? “Tecnicamente sono i politici che dovrebbero suggerirci come superare questo scoglio -risponde Zanolini-. Noi possiamo solamente fare delle considerazioni di buon senso che, mettiamo subito in chiaro, non vogliono dire finanziamenti a pioggia”. Zanolini suggerisce l’esempio della Svizzera: “Lì esiste un sistema di controllo che si chiama Giornata di classificazione: ogni tot anni le bande musicali si devono esibire in una kermesse dove è presente una commissione che assegna una valutazione artistica. Si riceve un punteggio che innanzitutto testimonia come una determinata banda musicale esista ed è funzionante, di conseguenza investe in cultura e formazione, ha un progetto ed è quindi meritevole di un finanziamento”.

Zanolini illustra la produzione annuale delle bande musicali italiane: “Facciamo 15 mila concerti e 30 mila esecuzioni che vanno dalle ricorrenze civili, ad esempio la festa del 25 Aprile o del 4 Novembre, alle processioni religiose, passando per funerali ed inaugurazioni. In tutti i momenti della collettività è richiesta la banda perché è un momento di identità, aggregazione ed è l’ultimo presidio culturale territoriale dove non funzionano più altri organismi. Rappresentiamo l’interazione tra generazioni, ma anche l’integrazione perché non escludiamo né gli immigrati né i ragazzi diversamente abili. Se le bande chiudono – conclude il coordinatore del Tavolo permanente -, tutto questo patrimonio viene buttato alle ortiche”.

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