Dalla giornata introduttiva dei Colloqui internazionali di Ravello Lab arriva un nuovo appello alla ratifica della Convenzione di Faro da parte dell’Italia. Lo ha fatto il vice segretario generale del Consiglio d’Europa, Gabriella Battaini-Dragoni, che ha sottolineato l’importanza “di ratificarla e di applicarla”.

Per Battaini-Dragoni è “di grande rilievo parlare della Convenzione di Faro. Le società europee si sono trasformate soprattutto sotto gli effetti della crisi e questa situazione richiede nuove strategie di sviluppo”. La convenzione di Faro “è innovativa perché consolida la nozione di patrimonio comune dell’Europa legandola ai diritti umani. Ora occorre farla conoscerla e promuoverla. Bisogna impegnarsi per la ratifica e la sua applicazione. Il Consiglio d’Europa intende mettere in campo azioni di sensibilizzazione nel convincimento che la convenzione è atta a generare una trasformazione della nostra società”.

L’originalità della Convenzione sta, per il vice segretario generale, “nel porre il quesito: per cosa e per chi valorizzare il patrimonio culturale?”. Completando le precedenti convenzioni sul patrimonio culturale che rispondono sul ‘cosa’, “la Convenzione di Faro fissa un ambito di riflessione sul ruolo dei cittadini. Sottolinenado quanto la partecipazione sia diventando un obbligo e una necessità”. La Convenzione “propone il patrimonio culturale come risorse ereditate dal passato, ridefinite dall’azione umana, e riconosce le comunità di eredità”. La Convenzione, inoltre, privilegia “la nozione di patrimonio comune dell’Europa che dà una coerenza alle società europee. È alla base quindi dell’identità su cui si costruisce l’Europa di oggi”.

Per Battaini-Dragoni occorre “sottolineare l’importanza della Convenzione che ha un grande valore etico per prevenire le derive nazionalistiche e populiste alle quali assistiamo in Europa”.

Ad oggi la Convenzione di Faro è stata ratificata da 18 Stati membri del Consiglio d’Europa su 47. A questi si aggiungono altri 5 paesi, tra cui l’Italia, che l’hanno firmata ma non ancora ratificata. Per il nostro Paese, che ha firmato nel 2013, il processo di ratifica è stato interrotto dallo scioglimento delle Camere alla fine della scorsa legislatura. Affinché la ratifica fosse tra i primi atti della nuova legislatura, “apprezziamo le iniziative di Federculture. Il 13 giugno è stato depositato al Senato un nuovo ddl che ripropone il testo della passata legislatura e prevede un milione di euro per la formazione”. Per Battaini-Dragoni, completare il percorso di ratifica durante l’anno europeo del patrimonio culturale, per l’Italia rappresenterebbe una continuità di quanto raggiunto in Europa. Purtroppo l’anno si sta per concludere”.

 

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