Esistono sempre più programmi culturali che sono radicati a livello locale e che mettono le persone e le comunità al centro delle proprie attività. Questi approcci aprono la via alla creazione di soluzioni radicate nella propria dimensione locale e che promuovono un cambiamento sociale ed economico. Lo ha evidenziato Nikki Locke, senior programme manager, Cultural Heritage for Inclusive Growth, British Council, intervenuta al panel “Scenari e programmi di riutilizzo del patrimonio pubblico” che si è tenuto a Bari nell’ambito dell’ultima tappa di ArtLab 18.

Locke ha esplorato queste tematiche sulla base della sua passata esperienza professionale e offrendo una fotografia di quello che sta accadendo in questi termini nel Regno Unito e a livello internazionale. Concentrandosi sul processo, lavorando in partnership, promuovendo forme di apprendimento attivo, ha evidenziato Locke, questi approcci offrono nuove e diverse modalità ai cittadini per contribuire attivamente alla vita collettiva.

A seguire è intervenuto Olivier Graeven, direttore e architetto dell’ufficio Braaksma & Roos Architects di Den Haag, il quale, a partire da alcune best practice olandesi, ha testimoniato come la riscoperta del significato nascosto del patrimonio può costituire un punto di partenza per l’attivazione di nuove e migliori condizioni dal punto di vista culturale, economico e sociale di un territorio.

Il patrimonio storico-artistico non è composto da icone congelate, ma anzi può evolversi nel tempo, ha evidenziato Graeven. La società si muove verso un futuro incerto, ma può trovare certezza analizzando il passato. Il patrimonio è stato più o meno significativo nel tempo a seconda dello specifico contesto storico-culturale. In qualche modo, alcuni edifici pubblici sono diventati obsoleti perché hanno perso il proprio scopo, trasformandosi in mere testimonianze del tempo. L’uso di un edificio è considerato prezioso per la società perché può essere riadattato fisicamente facilitando anche la creazione di nuovi valori sociali, economici e culturali. Sono necessarie nuove forme di collaborazione, ha concluso Graeven, per riscoprire e ridefinire l’importanza dei monumenti storici.

 

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