Il binomio legalità e cultura è stato al centro di un incontro che si è tenuto a Bari nell’ambito dell’ultima tappa di ArtLab.

La Cultura è un volano di Legalità quando riesce a tramutarsi in opportunità di riflessione, di riscatto, di impresa, di lavoro, di crescita di un territorio su un tempo medio e lungo; può fungere da collante identitario tra agenzie che concorrono al ripristino del principio di legalità e può diventare la sostanza di un rinnovamento sociale condiviso, un argine contro la minaccia generata dai sistemi criminali ed illegali. Per questo diventa fondamentale discuterne, per evidenziare le variabili che concorrono a costruire un modello da riprodurre.

Ne hanno discusso, tra gli altri, Leonardo Palmisano, Cooperativa Radici Future e Demetrio Chiappa, Presidente Doc Servizi soc.

“Il panel che introduco – ha spiegato Palmisano – è pensato per valutare come costruire ipotesi di ragionamenti pratici anche a partire da alcune esperienze degli ospiti. L’idea e il tema sono quelli di pensare alla possibilità di connettere la legalità, quale grande tema del momento per il Paese, e la cultura, come prospettiva di intervento imprenditoriale e occupazionale per ricostruire un tessuto di rispetto delle regole o addirittura le regole del gioco”.

Chiappa ha dal canto suo affrontato il tema del mondo dell’associazionismo e del cooperativismo. “Rappresentiamo territori dimenticati e la gran parte del finanziato. Almeno l’80% dell’economia della musica, che è il settore su cui siamo più specializzati, però  è dimenticato nonostante la crescita della cultura sia determinato dalle figure che operano in questo settore e che di fatto non hanno possibilità di essere contati e misurati. L’economia della musica, del teatro stesso e dell’arte non è misurabile perché lavora nel sommerso. La cultura è lavoro solo se c’è legalità sicurezza e formazione, quindi capacità di crescita”.

Questo il fulcro sul quale lavorare. Chiappa arriva così ad illustrare la sua proposta di abbassamento dell’IVA dal 22 al 4% a favore di “tutti quelli che promuovono la cultura”, in quanto questo rappresenterebbe un incentivo ad avvicinarsi alla legalità. “Il problema settore è che l’attività stessa è fatta in ambienti dove spesso non c’è interesse a controllare e il problema associazionismo è che spesso si preferisce lavorare nel sommerso perché questo è più conveniente per esempio per il problema dell’IVA. Questa visione malata è un danno che continua in tutta la filiera economica”.

Sempre sul tema dell’abbassamento dell’IVA un ragionamento simile si può fare sulle scuole di musica, teatro e danza che sono “un vero patrimonio perché sostituiscono di fatto un vuoto nazionale di cultura”. In questi contesti “l’associazione rappresenta un rifugio ma la presenza dell’IVA al 4% consentirebbe la possibilità di gestire le stesse con modelli d’impresa che funzionano”. Inoltre, se le stesse “potessero godere di detrazioni fiscali, come fanno le palestre, si sarebbe incentivati a chiedere le ricevute e si eviterebbe il sommerso”.

Chiappa conclude il suo intervento sul rapporto tra associazionismo e cooperative. “La riforma del Terzo settore ha lasciato fuori molte figure e allora c’è la ricerca delle cooperative. Sono tutte attività che generano economia e aumentano il PIL per il Paese”. La soluzione per Chiappa è rendere possibile che “l’associazione faccia la sua attività culturale, la sua parte sana e sacra, e la cooperativa l’impresa. In questo modo si creerebbe un modello attraverso un contratto chiaro e semplice, con chiarezza di valori e principi”.

 

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