La portata innovativa aperta dall’articolo 151 del Codice degli appalti non riguardi solo i beni dello Stato afferenti al patrimonio culturale, ma venga allargata ai beni del patrimonio pubblico disponibile dei Comuni italiani. Questa la richiesta che l’Anci ha avanzato nelle scorse settimane al ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, e che oggi a Bari ha rilanciato dal palco di ArtLab ’18.

“Serve un cambiamento di rotta nelle politiche di valorizzazione del nostro patrimonio pubblico. Spesso sono luoghi di straordinario significato culturale che non possono essere valorizzati perché non c’è nessuno che possa farlo. Si tratta di una grande opportunità per il Paese, ma le amministrazioni locali interessate a favorire lo sviluppo e ad agire per una rigenerazione urbana, sono bloccate dalle normative”. Così Silvio Maselli, assessore alla Cultura del Comune di Bari, intervenuto in rappresentanza di Antonio Decaro, presidente Anci, nel corso del panel “Normative all’altezza della sfida”, ultimo atto dell’evento ArtLab ’18, dedicato alle nuove forme di partenariato pubblico-privato previste dall’articolo 151 del Codice degli appalti.

Maselli ha ricordato “l’enorme patrimonio pubblico presente nelle città che versa in stato d’abbandono” dividendolo in tre “famiglie”: i beni che potrebbero essere posti in vendita per finalità commerciali; i beni comuni che potrebbero essere messi a disposizione del terzo settore; i contenitori culturali tipici che non possono svolgere questa funzione perché in cattive condizioni.

A margine del convegno, Maselli ha illustrato ad AgCult le due proposte presentate al ministro Bonisoli. “La prima riguarda la minaccia proveniente dalla recente riforma del terzo settore – spiega l’assessore -. Infatti, nel nuovo Codice è previsto che i soggetti no profit che si fanno carico dei beni del patrimonio pubblico, devono corrispondere il costo della loro ristrutturazione. Una norma che di fatto allontana tutti questi soggetti interessati alla valorizzazione dei beni. La nostra proposta è quella di un semplice aggiornamento di questa norma per ‘attirare’ coloro che oggi fuggono dall’opportunità di valorizzare i beni pubblici”.

Il secondo tema di confronto tra Anci e Mibac riguarda, invece, l’articolo 151 del Codice degli appalti. “Una innovazione straordinaria -afferma Maselli – che permette ai beni dello Stato di essere assegnati alla gestione di privati tramite delle partnership che non prevedono più la gara d’appalto. In questo modo il bene viene valorizzato, ristrutturato, gestito dai privati in collaborazione con il pubblico, dentro una dinamica negoziale che di volta in volta aggiusta il tiro rispetto alle difficoltà gestionali che possono essere di carattere finanziario e organizzativo”.

La richiesta dell’Anci, ribadisce Maselli, “è quella di estendere l’ambito di applicazione della norma anche ai beni di proprietà degli enti locali, che rappresentano circa il 70 per cento dei beni di patrimonio dello Stato”. Questo, sottolinea l’assessore, “favorirebbe non soltanto la riattivazione di meccanismi economici nei territori, ma anche la presa in carico, la responsabilità e il protagonismo sociale del settore privato”. Inoltre, “verrebbe permesso ai sindaci e agli amministratori locali di far fruttare il proprio patrimonio che altrimenti con fatica riescono a valorizzare”.

Come può intervenire il Mibac sull’articolo 151 del Codice degli appalti? “Con una banale interpretazione degli uffici del ministero -risponde Maselli – o con un decreto ministeriale da approvare rapidamente. Questo ci consentirebbe di avere un effettivo utilizzo della norma perché altrimenti, se resta così come è, soltanto i beni che sono sottoposti ad attuale accordo di valorizzazione ai sensi dell’articolo 112 del Codice dei beni culturali, possono essere valorizzati attraverso il partenariato pubblico-privato”.

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