Assimilare le spese culturali (opportunamente certificate) alle spese mediche al fine di usufruire delle detrazione fiscale del 19% per la parte di spesa che eccede la franchigia di 129,11 euro. E’ la proposta sintetizzata da Antonio Capitano e condivisa anche dai professionisti Franco Broccardi e Massimiliano Zane, i quali evidenziano da tempo la necessità di equiparare le potenzialità delle offerte culturali, quale beni per la salute e dunque il benessere psicofisico di questi particolari “consumatori”.

“L’idea di una detraibilità delle spese culturali potrebbe avere un significativo impatto sia sulle politiche culturali, sia sulla propensione ai consumi”, spiega ad AgCult Antonio Capitano che ha pubblicato contributi su materie giuridiche, di economia della cultura, di analisi sociali e politiche.

“Con alcuni operatori e appassionati – ricorda Capitano – intendiamo creare un focus group al fine di ‘codificare’ quanto prima una normativa in questo senso anche perché supportata da diversi studi di settore e già promossa all’attenzione delle Camere nella precedente legislatura. Peraltro, recentemente alcuni medici canadesi hanno riscontrato le enormi potenzialità dell’arte per i benefici sulla salute. Le terapie ‘culturali’, evidentemente sono a tutti gli effetti farmaci naturali che donano o restituiscono benessere alla persona”.

Eppure questo concetto nel nostro Paese, Patria della Bellezza assoluta, sembra essere secondario “anche nelle azioni a sostegno di cure oltre le ‘tradizionali’ e spesso tossiche per l’organismo umano”. E allora, per Capitano, il meccanismo è semplice: “assimilare le spese mediche a quelle culturali attraverso agevolazioni fiscali. Ne gioverebbe l’economia, ne gioverebbe la persona. È così difficile?”.

LA PROPOSTA

La proposta, di base e già oggetto di un emendamento purtroppo non approvato, prevede di intervenire sul Testo unico per le imposte sui redditi delle persone fisiche inserendo la modifica all’art 15 comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n 917. Dopo la lettera c-ter è aggiunta la seguente:

“c-quater) le spese culturali, per la parte che eccede euro 129,11. Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese per l’acquisto di biglietti di ingresso o tessere d’abbonamento a musei, concerti e spettacoli teatrali, sale cinematografiche, dall’acquisto di libri e di opere protette dal diritto d’autore su supporto cartaceo, audio o video. Ai fini della detrazione la spesa culturale deve essere certificata da biglietto o abbonamento riportante il marchio SIAE, da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni o degli spettacoli. Il certificato di acquisto deve comunque contenere l’indicazione del nome e cognome del destinatario o il suo codice fiscale”.

IL FOCUS GROUP

L’esigenza del focus group, spiegano ancora i promotori, nasce “essenzialmente non come mero studio teorico, ma necessariamente operativo; basti pensare al fondamentale contributo di professionisti del settore per valutare gli impatti diretti o indiretti della auspicabile nuova normativa. Più precisamente occorre mettere a fuoco gli aspetti connessi alla sostenibilità del dettato legislativo, affinché le agevolazioni fiscali possano essere univocamente ricondotte all’effettiva promozione della cultura e con sostanziale vantaggi per i fruitori”. In altre parole si tratta di una chiamata all’appello “per quanti credono che una fiscalità agevolata possa servire da stimolo per una necessaria ripartenza del comparto, anche in relazione alla crisi dei consumi”.

LA CONVENZIONE DI FARO

L’approccio dunque è quello di un “cantiere” aperto, “quasi un laboratorio nel quale i diversi specialisti possano proporre ai decisori provvedimenti di immediata attuazione, verificata la rispettiva fattibilità. E’ del tutto evidente che occorre un dialogo anzitutto con il legislatore affinché recepisca urgentemente le azioni volte a promuovere la cultura e tra queste appare essenziale anche la ratifica della Convenzione di Faro per dotare l’Italia ‘culturale’ di uno strumento fondamentale per una programmazione partecipata e produttiva per il “benessere” del Paese”.

 

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