Il Governo ha trasmesso a Quirinale e Parlamento la Manovra 2019 che, per il settore della cultura, contiene un piano assunzioni al Mibac di mille unità fino al 2021 e lo scorrimento delle graduatorie del Concorso bandito nel 2016 dall’allora ministro Dario Franceschini che interesserà circa 80 persone. Inoltre, la proposta di Bilancio dello Stato per l’anno prossimo prevede un taglio consistente ad alcuni crediti d’imposta (in particolare sale cinematografiche e librerie) e la riduzione della dotazione del bonus cultura per i diciottenni. Infine, stabilita anche la proroga del commissario per il risanamento delle Fondazioni lirico-sinfoniche e un pagamento centralizzato del contributo per il contenimento della spesa a valere sulle risorse destinate ai musei.

AgCult ha intervistato Lorenzo Casini, ordinario di diritto amministrativo nella Scuola IMT Alti studi di Lucca che ha lavorato alle leggi di bilancio nella scorsa legislatura, che esprime riserve sulle misure per la cultura messe in campo dal governo giallo-verde. In particolare, per Casini, “la distanza tra gli annunci del Governo e i contenuti della manovra è molto marcata. La cultura sembra purtroppo essere tornata l’ultima ruota del carro delle politiche pubbliche. L’auspicio è che il Parlamento possa migliorare la situazione, introducendo misure aggiuntive”.

Sulle singole misure contenute nella Manovra, il Prof. Casini osserva che il piano di assunzioni che il Mibac dovrebbe mettere in atto nel prossimo triennio potrebbe essere insufficiente rispetto al fabbisogno reale del Ministero, alla luce dell’età media del personale dei Beni culturali e, anche, per la “quota 100” che potrebbe aggiungere due-tremila cessazioni.

Sul taglio ai tax credit – che interessano gli esercenti delle Sale cinematografiche che vedranno ridotto il credito d’imposta di quasi 4 milioni, i librai di 1,25 milioni (un quarto della dotazione complessiva) e le imprese produttrici di prodotti editoriali di 375 mila euro – Casini è ancora più critico, giudicandoli “un brutto segno per la cultura” e definendoli “preoccupanti”.

Infine, Casini parla di “pericolosa inversione di marcia” sulla cultura: nella Manovra “non troviamo, nel Ddl governativo, un capo o un titolo dedicato a misure in favore della cultura, come ci eravamo abituati a vedere negli ultimi anni. Non vi sono incrementi di risorse in bilancio. Le poche disposizioni riguardanti la cultura compaiono tra gli articoli sulle riduzioni della spesa”.

MILLE ASSUNZIONI AL MIBAC

Il Mibac ha annunciato l’assunzione di mille funzionari tra il 2020 e il 2021. In che rapporto è questa misura con il piano del turn over previsto nella pubblica amministrazione? Di quali altre risorse può disporre il ministero e in che modo potrà fare fronte al fabbisogno di organico con i tanti pensionamenti previsti?

“Questa misura dovrebbe essere aggiuntiva rispetto alle assunzioni che possono essere effettuate con il turn-over e a valere sulle ordinarie facoltà assunzionali. Il MIBAC dovrebbe poter contare, infatti, anche sulle proprie facoltà assunzionali che, per il triennio 2019-2021, ammontano a circa 110 milioni di euro (di cui circa 30 milioni erano stati già “impegnati” a inizio anno dal Ministero, con apposita richiesta alla Funzione pubblica di reclutare circa 650 unità). Se tutti i concorsi fossero espletati nei tempi previsti, a valere su queste risorse e quelle stanziate nel Ddl di bilancio, per il 2021 dovrebbero entrare al Ministero circa 3.500 unità, corrispondenti grosso modo alle carenze in organico alla data odierna (pari a circa 3.700). Bastano? Purtroppo no. Considerata l’età media del personale MIBAC (circa 55 anni, come nella maggior parte dei Ministeri), il ritmo dei pensionamenti è ancora elevato: al 2021 le carenze complessive – senza conteggiare i reclutamenti previsti – saranno circa 4.200 (quindi altri 500 in più rispetto a oggi). Poi, ove fosse davvero messo in atto il programma di pensionamenti anticipati c.d. ‘quota 100’, le fuoriuscite dal MIBAC potrebbero essere anche 2-3 migliaia in più, in gran parte sui profili tecnici e sulla vigilanza”.

“Il Ddl di bilancio è quindi un timido segnale positivo, in continuità con quanto si è fatto negli scorsi anni, con il concorso per 500 funzionari, poi divenuti 1000. Ma non è sufficiente per assicurare il ricambio del personale del Ministero, per il quale occorre un piano pluriennale, con investimenti maggiori e con l’adozione di procedure concorsuali regolari ogni anno, possibilmente per numeri più ridotti, sul modello degli Esteri (il cui personale ha infatti un’età media di 44 anni)”.

SCORRIMENTO GRADUATORIE DEL CONCORSO DEL 2016

Nella Manovra è previsto anche uno scorrimento della graduatoria del concorso dell’aprile 2016 voluto dall’allora ministro Franceschini per l’assunzione di 500 funzionari (portati poi a mille). Quante persone interesserà questa misura? A che punto si era arrivati nella passata legislatura?

“Con la legge di stabilità per il 2016, l’ultima prima che si passasse al nuovo sistema della legge di bilancio, il MIBAC – allora MIBACT – ottenne risorse straordinarie per assumere 500 funzionari ‘tecnici’, poi divenuti 1000 a fine dicembre 2017, con l’ultima legge di bilancio della scorsa legislatura. Quando nel 2015 fu varata questa misura, vigeva il blocco del turn-over e soprattutto vi era, per tutti i Ministeri, il blocco assunzionale dovuto alla necessità di ricollocare il personale delle province. Questi ‘blocchi’, per fortuna, sono stati tolti nel prosieguo della scorsa legislatura e oggi non ci sono più”.

“Il concorso per i c.d. 500 prevedeva – nel decreto interministeriale e nei bandi – un limite di idonei pari al 100% dei posti, per un totale di 1000 assunzioni (come poi è avvenuto a fine 2017; a oggi hanno preso effettivo servizio 840 persone). Né le commissioni di concorso, né la Commissione RIPAM, né ancora il MIBAC hanno in realtà mai applicato questo limite di idonei. Il d.d.l. di bilancio 2019 consente perciò di andare oltre le 1000 unità, scorrendo le graduatorie dei diversi profili. Stiamo parlando di ulteriori 70-80 persone circa”.

TAGLIO DEL TAX CREDIT E BONUS CULTURA

Il governo ha deciso di ridurre il credito d’imposta dal 2020. Un taglio che interesserà gli esercenti delle Sale cinematografiche che vedranno ridotto il credito d’imposta di quasi 4 milioni, i librai di 1,25 milioni (un quarto della dotazione complessiva) e le imprese produttrici di prodotti editoriali di 375 mila euro. Che impatto genera questo taglio? Per le librerie, non sarebbe stato meglio aspettare i risultati del primo anno di applicazione?

“Questi tagli, ai quali dobbiamo aggiungere la riduzione di 20 milioni di euro delle risorse destinate alla Card per i diciottenni, sono preoccupanti. Ridurre le risorse per il cinema contraddice quanto avvenuto negli ultimi anni, quando il settore ha visto un incremento consistente dei fondi. Inoltre, il sistema della legge cinema (la n. 220 del 2016) poggia su un fondo ad hoc, con numerose filiere di finanziamento e diversi tax credit; e ogni anno un decreto del Ministro provvede al riparto di tali risorse. Risulta perciò anomalo aver “tagliato” per circa 4 milioni di euro un solo tipo di tax credit, quello per gli esercenti: rispetto a quale importo va assicurato il risparmio, visto che ogni anno può cambiare? Il rischio è quello di aver introdotto una rigidità all’interno di un meccanismo disegnato per essere flessibile”.

“Quanto alle librerie, la misura appare ancora poco giustificabile. Il tax credit introdotto lo scorso anno è stato un successo. Il taglio riduce le risorse complessive a 3,75 milioni di euro annui dal 2020, ossia addirittura meno di quelle che erano state stanziate per il primo anno (il 2018, con 4 milioni di euro). È un cattivo segno per la cultura, per il libro e per le librerie, settori che vedranno ridursi anche le risorse della Card 18enni (usata in prevalenza proprio per l’acquisto libri)”.

LA MANOVRA E LA CULTURA

In generale che valutazione dà di questa Manovra? Si sarebbe aspettato qualcosa di diverso dal “governo del cambiamento”?

“Questo disegno di legge realizza molto meno di quanto ‘promesso’. In più, la maggior parte delle misure introdotte non avranno effetto immediato, ma richiederanno tempi attuativi lunghi. Oltre ai noti casi del reddito di cittadinanza e dei pensionamenti anticipati (‘quota 100’), la cui attuazione è rinviata a data da destinarsi, le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni richiederanno tempo, sia per il meccanismo di finanziamento (il fondo unico, già sperimentato dai precedenti governi), sia per lo svolgimento delle procedure concorsuali. Anche le poche misure di investimento presenti sono rimandate ad altri provvedimenti”.

“Quanto alla cultura, la manovra è molto deludente, anche se purtroppo in linea con quanto eravamo stati soliti vedere in passato, fino al cambio di passo avviato a partire dal 2013-2014. Non troviamo, nel Ddl governativo, un capo o un titolo dedicato a misure in favore della cultura, come ci eravamo abituati a vedere negli ultimi anni. Non vi sono incrementi di risorse in bilancio. Le poche disposizioni riguardanti la cultura compaiono tra gli articoli sulle riduzioni della spesa, come nel caso dei musei autonomi: qui si è previsto un pagamento centralizzato del contributo per il contenimento della spesa – come è stato fatto in via amministrativa negli ultimi 2 anni – ma a valere espressamente sulle risorse destinate ai musei. I tagli effettuati – in attesa di verificarli tutti con attenzione sulla Tabella 13 sullo stato di previsione del MIBAC – sono pericolose inversioni di marcia rispetto agli ultimi anni, in cui per il patrimonio e le attività culturali sono state stanziate ingenti risorse e sono stati introdotti strumenti innovativi: ne è conferma proprio il d.d.l. di bilancio, perché lo sport bonus ricalca la struttura dell’art-bonus e il finanziamento allo sport è parametrato con meccanismi che ricalcano quelli usati per il Fondo per il cinema e l’audiovisivo della legge n. 220 del 2016”.

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