Parco archeologico SibariIl Parco archeologico di Sibari, “da pessimo esempio di gestione di fondi pubblici”, diventi “un modello di buone pratiche, innanzitutto per la stessa amministrazione dei Beni culturali”. Questo l’auspicio espresso dalla senatrice Margherita Corrado (M5S) nel corso del suo intervento nell’Aula di Palazzo Madama durante il quale ha sollevato il problema della chiusura del Parco decisa lo scorso 23 ottobre, causa maltempo, dal Polo museale della Calabria.

“Non è stata solo la violenza dell’ennesimo fortunale, però, a causare l’allagamento; la responsabilità va ascritta soprattutto alla panne del sistema di drenaggio adottato di recente, costituito da cosiddette trincee drenanti”, sottolinea Corrado che spiega: “Le connesse vasche di raccolta, costruite sotto le strade romane, non sono ispezionabili. Ogni loro riapertura impone lo smontaggio del basolato antico e più tardi il suo riposizionamento: operazioni lunghe, delicate e costose che rischiano di dover essere ripetute annualmente, sempre che, s’intende, la soprintendenza olistica creata dal ministro Franceschini, cui spetta la tutela, sia d’accordo con le scelte del Polo museale, mero gestore del Parco”.

A Sibari, sostiene Corrado, “si pagano le conseguenze di scelte tecniche senz’altro innovative, ma assai impattanti sul piano della tutela, i cui principi cardine sono stati provvisoriamente accantonati pur di realizzare le trincee, e subito rivelatesi inefficaci e inefficienti” . Dopo l’esondazione del Crati a gennaio 2013, ricorda la senatrice M5S, “quelle stesse trincee sono state estese al Parco del Cavallo per drenare non le acque meteoriche e di falda, ma molta parte dei famosi 18 milioni di euro spesi dopo quel disastro. Ho chiesto al Mibac provocatoriamente nei giorni scorsi di tenere chiuso il Parco di Sibari, invece di ingegnarsi a trovare un rimedio per tamponare l’emergenza”.

Per Corrado serve “un ripensamento della situazione, che mi piace pensare possa essere lento e lucido. Proprio la fretta e la superficialità, infatti, unite alla brama di denaro, hanno prodotto la criticità odierna. Un ripensamento da affidare a tecnici di alto profilo professionale e immuni al fascino della corruzione”. Il patrimonio culturale del Paese, rimarca la senatrice M5S, “non può essere lasciato nelle mani di individui che fuori e persino nelle fila del ministero competente, come accaduto a Sibari, fanno l’interesse proprio e di terzi, invece che della collettività, tradendone la fiducia”.

Un “modello di buona pratica”, suggerisce Corrado, è “il contratto civico attivato a Sibari da un paio di anni attraverso il patto di integrità stretto tra Mibac e Actionaid Italia per due progetti finanziati dall’Unione europea, assai meno ricchi di quelli delle trincee drenanti, ma importanti per il futuro del Parco e del museo”.

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