librerie tax creditIl disegno di legge di Bilancio 2019 trasmesso dal governo alle Camere la settimana scorsa dispone, tra le altre misure, una riduzione del tax credit previsto dal Ministero dei Beni culturali per le librerie. Una misura che era stata stabilita dal governo precedente per il 2018 (primo anno di applicazione) nella misura di quattro milioni di euro che diventeranno cinque dal prossimo anno. La Manovra di questi giorni stabilisce, tuttavia, che a decorrere dal 2020 il credito d’imposta venga ridotto di 1,25 milioni di euro (un quarto, quindi, dei cinque previsti). Un intervento accolto con stupore e preoccupazione dal settore ma su cui, in teoria, c’è ancora tempo e modo di intervenire in sede di approvazione della Legge di Bilancio alle Camere.

UN BILANCIO DEL PRIMO ANNO

Ma come è andato il primo anno di applicazione del tax credit? Si è trattato di uno strumento utile? quali sono i numeri conseguiti? Al ministero stanno ultimando i conteggi e, a quanto apprende AgCult, tutti i quattro milioni sono stati assegnati, ma per soddisfare tutte le richieste presentate ce ne sarebbero voluti molti di più. Il dato più significativo è comunque che i soldi sono andati alle librerie che sono più in difficoltà, rispettando così lo spirito della legge orientata alla salvaguardia dei piccoli esercizi commerciali che sono poi quelli più diffusi sul territorio.

LE ASSEGNAZIONI

Le librerie uniche nel loro Comune (criterio prioritario per l’assegnazione delle risorse) – che rappresentano un presidio culturale per i cittadini – riceveranno l’intera somma richiesta. Il resto dei soldi dovrebbero andare ai ‘piccoli’, librerie cioè che fatturano meno di 300mila euro all’anno in libri. Al tax credit potevano aderire, va precisato, solo gli esercizi che conseguivano almeno il 70% di vendite in libri. Nella maggior parte dei casi si tratta di librerie indipendenti (non aderenti cioè alle grandi catene).

I quattro milioni di euro stanziati per il primo anno di attuazione del credito d’imposta non sono bastati tuttavia a coprire integralmente la platea successiva, quella cioè degli esercenti che fatturano fino a 300mila euro. In questa fascia, chi ha chiesto un contributo di piccola entità ha potuto vedere soddisfatta interamente la propria richiesta. Chi invece ha chiesto un contributo maggiore ha ricevuto una percentuale dell’intero ammontare presentato. La fascia invece delle librerie che fatturano oltre 300mila euro non ha ricevuto nulla. Per coprire l’intera fascia dei 300mila euro ci sarebbero voluti 6,5 milioni di euro. Per soddisfare tutte le domande invece ci sarebbe voluto almeno il doppio, tra i 12 e i 13 milioni di euro circa.

Insomma, il meccanismo messo a punto l’anno scorso dagli uffici del ministero, invece di spalmare uniformemente il contributo, ha fatto in modo di premiare quelle librerie che ne avevano forse più bisogno di altre: quelle piccole, uniche nel loro comune, indipendenti e che svolgono un ruolo di presidio culturale e sociale nel territorio. Ma cosa produrrà questo aiuto ai piccoli? È verosimile che in molti casi questi vantaggi economici si riflettano (e già lo stanno facendo) su maggiori investimenti all’interno delle librerie stesse, a cominciare dal personale e quindi su un aumento dell’’occupazione.

LE RICHIESTE

Le domande accettate sono state 1196 ed hanno interessato 1796 punti vendita distribuiti in tutta Italia. L’agevolazione ha riguardato tutto il territorio nazionale. In particolare, al nord, La Lombardia (16%), il Veneto (8.5%); l’Emilia Romagna (10%); al centro, il Lazio (9%) e la Toscana (8.9%); al sud, la Puglia e la Campania (entrambe 5.8%), la Sicilia (5.7%) e la Sardegna (2.6%). I dati sono particolarmente significativi anche in Piemonte (8.2%), in Liguria (3.7%), nelle Marche (3.6%), in Abruzzo (2.5%), in Friuli Venezia Giulia (2.5%). Presenti anche la Valle d’Aosta (0.3%), il Molise (0.4%), la Basilicata (0.9%), l’Umbria (1.5%), la Calabria (1.8%), il Trentino Alto Adige (1.9%)

Tra coloro che hanno presentato domanda, le librerie indipendenti sono risultate le più presenti, annoverate in 920 unità, pari al 77% del totale e la maggior parte di esse, il 67,5%, corrisponde allo scaglione di reddito più basso; appartengono invece alle librerie in franchising 269 esercenti, il 22,5% dei richiedenti.

COME FUNZIONA IL TAX CREDIT

L’impronta evidente è stata quella di privilegiare le librerie indipendenti che non hanno grandi gruppi editoriali alle spalle e, tra queste, quelle che rappresentano l’unico presidio nel proprio territorio comunale o che sono molto piccole.

Gli esercizi commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri nuovi e usati possono accedere al credito d’imposta per diverse categorie di spese nella misura massima di 20.000 euro per gli esercenti di librerie indipendenti e di 10.000 euro per gli altri esercenti. Il credito d’imposta, parametrato sul fatturato dell’esercizio, interessa in diversa misura IMU, TASI, TARI, imposta sulla pubblicità, tassa per l’occupazione di suolo pubblico, spese per locazione al netto di IVA, spese per mutuo e contributi previdenziali e assistenziali per il personale dipendente.

Il beneficio e i requisiti di ammissibilità al tax credit sono stabiliti nei limiti di 4 milioni di euro per il 2018 e di 5 milioni dal 2019. Possono richiedere il credito gli esercenti specializzati con codice Ateco 47.61 (libri nuovi) o 47.79.1 (libri usati) e il cui fatturato nell’anno precedente sia composto per almeno il 70% dalla cessione di libri.

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