Il patrimonio culturale può stimolare lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale, il benessere, la creatività e l’innovazione, la crescita e l’occupazione. Può incentivare la vivibilità degli ambienti, in particolare per le nuove generazioni. Ecco perché la gestione e la salvaguardia del nostro patrimonio comune deve andare verso un approccio olistico, che tenga conto anche del lato umano. A confermarlo è uno studio richiesto dalla Commissione Cultura del Parlamento europeo ed effettuato dal Dipartimento per le politiche strutturali e di coesione del PE.

LO STUDIO

Lo studio fornisce una descrizione dei benefici del patrimonio culturale e descrive le buone pratiche per una gestione sostenibile. Presenta, inoltre, una breve panoramica delle azioni e dei programmi a livello europeo nel campo dei beni culturali. Oggi – si legge nel rapporto – l’attenzione al settore dei beni culturali non è più solo la protezione dei monumenti. Oltre alla conservazione del patrimonio materiale, l’impegno è sempre più rivolto alla trasmissione del patrimonio immateriale. Le sfide future implicano che la conservazione non dovrebbe rivolgersi solo agli “oggetti”, ma in misura maggiore agli esseri umani.

FONDAZIONE CARIPLO TRA LE BUONE PRASSI

Lo studio presenta anche alcuni casi che mostrano come l’attenzione si stia spostando dalla conservazione basata solo su un concetto di pianificazione orientato all’offerta, agli effetti dei progetti legati a strategie di sviluppo. Diverse realtà hanno “sfruttato” con successo il patrimonio culturale come fattore di produzione nelle economie locali e nazionali, generando prosperità, creando nuovi posti di lavoro e ambienti migliori. Tra le buone pratiche, lo studio inserisce il progetto Distretti culturali della Fondazione Cariplo, nato con l’obiettivo di promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale in una logica di sviluppo del territorio. Il progetto della Fondazione Cariplo – sottolinea lo studio – ha aumentato l’occupazione e migliorato le competenze. I progetti finanziati sono stati adattati alle caratteristiche e alle opportunità di ciascun luogo.

ECONOMIA, INCLUSIONE, AMBIENTE

Lo studio sottolinea poi l’impatto economico del patrimonio culturale ricordando alcuni dati: nell’Unione europea 7,8 milioni di posti di lavoro sono indirettamente collegati al patrimonio culturale e oltre 300mila persone sono impiegate nel settore. Il patrimonio culturale, inoltre, può essere considerato un elemento di promozione della coesione sociale e dell’inclusione (ad esempio identità condivisa, orgoglio e attaccamento a un luogo, integrazione di migranti). Il riutilizzo adattivo del patrimonio culturale è anche uno degli strumenti più efficaci e rispettosi dell’ambiente in un’economia circolare e verso la sostenibilità.

L’IMPEGNO DELL’UE

L’impatto positivo del patrimonio culturale è stato riconosciuto anche a livello europeo e oggi un gran numero di politiche, programmi e attività dell’Unione europea contribuisce a preservare e sviluppare il patrimonio culturale. A maggio la Commissione europea ha adottato la nuova Agenda europea per la cultura. Lo studio arriva, inoltre, in un momento importante per l’Ue: l’Anno europeo del patrimonio culturale.

Per approfondimenti:

Lo studio richiesto dalla Commissione Cultura del Parlamento europeo

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