“I protagonisti” della mostra, “sono un importante occasione di riflessione sulla fragilità del patrimonio culturale”, una riflessione che deve essere attualizzata e sempre ricordata. Così Alfonsina Russo, direttrice del Parco Archeologico del Colosseo, ha inaugurato la mostra “Roma Universalis – L’impero e la dinastia venuta dall’Africa” che sarà ospitata al Colosseo dal 15 novembre.

La mostra, promossa dal Parco archeologico del Colosseo con l’organizzazione e la promozione di Electa, punta a far conoscere al pubblico l’ultimo periodo dell’Impero in cui Roma fu governata da imperatori che lasciarono un’eredità forte e duratura in molti campi, pur nell’avanzare del declino. Si tratta di un percorso a tappe tra i monumenti che questa dinastia costruì o restaurò nell’area archeologica centrale, dal Colosseo al Templum Pacis e ai Fori Imperiali.

Alfonsina Russo sottolinea come la mostra “racconta un quarantennio di grandi trasformazioni nell’Impero, un periodo caratterizzato dal proliferare della cultura artistica. Un periodo importante anche per la concessione universale della cittadinanza romana” con cui furono equiparati i diritti di ciascuno a ogni soggetto residente nell’impero.

BONISOLI: ROMA FABBRICA DI CULTURA DI CUI ESSERE ORGOGLIOSI

Presente anche il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, che sottolinea come “la costituzione severiana, il riconoscere la cittadinanza a chi era nell’impero è un esempio inclusione che dobbiamo ricordare. La collaborazione tra i diversi livelli dello stato, poi, soprattutto in una realtà complessa come Roma, può rendere le cose più efficaci, più ricche per i cittadini. Occorre essere più presenti per chi, fondamentalmente, ci paga lo stipendio.

“Infine – conclude il Ministro – è bene sottolineare l’esempio e la testimonianza di come un monumento cosi importante, quale il Colosseo, è vivo, è una fabbrica di cultura di cui dovremmo essere tutti orgogliosi”.

BERGAMO: GIUNGERE A UNA FORMA DI GOVERNO DELLA CITTÀ A FAVORE DELLA CITTÀ

Interviene anche Luca Bergamo, vicesindaco di Roma con delega alla Crescita culturale, che pone l’accento su due aspetti fondamentali. La mostra permette innanzitutto “far tornare, attraverso l’inserimento di mostre e di attività, il Parco del Colosseo parte integrante del territorio di Roma. Ci sarà poi da riflettere”, in questo ambito, “sul tema delle gratuità”.

In secondo luogo, la “mostra è nuovamente un esempio di collaborazione tra la Sovrintendenza capitolina e Parco archeologico del Colosseo. Lo dico perché la mia profonda convinzione è che si debba giungere a una forma di governo del patrimonio a favore della città”.

IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Il nucleo narrativo principale prende avvio dalla galleria del II ordine del Colosseo, dove viene tracciato un quadro economico e sociale dell’epoca, profondamente plasmato dalle grandi riforme che i Severi attuarono.

La narrazione poi si sofferma sull’intenso rapporto tra i Severi e Roma, con lo straordinario documento Forma Urbis. L’ultima sezione, infine, si concentra sulla produzione artistica dell’epoca, il percorso si articola nell’area del Foro romano e Palatino, tra monumenti e luoghi collegati ai Severi.

Presso il Tempio di Romolo, sarà esposto al pubblico per la prima volta un eccezionale ciclo statuario scoperto presso le Terme di Elagabalo, composto da ritratti e busti di marmo di pregevole qualità. Numerosi sono i luoghi del Foro romano e del Palatino interessati dal percorso di visita: le Terme di Elagabalo, i cui resti saranno per la prima volta visibili al pubblico, il complesso del “Vicus ad Carinas” e i luoghi severiani del Palatino (la Domus Augustana, la Domus Severiana, lo Stadio), e la Vigna Barberini.

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