AgisGli eventi culturali e dello spettacolo stimolano l’economia e generano ricchezza nel territorio. E’ quanto emerge dalla ricerca “Spazi culturali ed eventi di spettacolo: un importante impatto sull’economia del territorio”, condotta dall’università Iulm per Agis e presentata nella Sala del Consiglio della Camera di Commercio di Roma. La ricerca sottolinea in modo inequivocabile il valore della cultura e dello spettacolo italiano in termini di ricaduta economica sui territori: ogni euro speso nella gestione di una struttura cinematografica e teatrale genera 1,7 euro di produzione di beni intermedi sul territorio e 2,4 di valore aggiunto. Il 68 per cento degli spettatori dichiara che l’uscita per assistere a uno spettacolo teatrale e cinematografico è in genere un’occasione per altre spese. Oltre al biglietto di ingresso, l’attività di cinema e teatro genera, infatti, una spesa media spettatore di 53 euro, cioè cinque volte il prezzo di ingresso in una sala cinematografica e circa il doppio del prezzo di un ingresso al teatro.

 FONTANA

“Ricerche come queste contribuiscono a cambiare la visione che ha il potere politico riguardo alla cultura, spesso vista quasi come una ‘tassa da pagare’. Bisogna invece far capire al legislatore che la cultura produce ricchezza ed economia. Tutte le recenti ricerche dimostrano che il ritorno economico è sempre superiore alla spesa investita”. Così, nel corso del suo intervento, Carlo Fontana, presidente di Agis e di Impresa Cultura Italia-Confcommercio. “L’ottica affaristica va superata, è importante il prodotto culturale cioè quello che noi andiamo a proporre – aggiunge Fontana -. Bisogna occuparsi meno di marketing e il ritorno economico immediato non deve più essere la finalità del prodotto culturale. Dobbiamo tornare a parlare di proposta culturale”. Per il presidente di Agis, “la frase ‘la copertura dell’evento sta al di fuori’, deve diventare un must quando realizziamo le nostre produzioni”.

 CROPPI

“Il lavoro svolto dall’Agis è importante perché introduce un essenziale cambio di prospettiva: rimarcare finalmente il valore sociale delle attività culturali”. Lo ha detto Umberto Croppi, presidente di Federculture Servizi, che poi ha aggiunto: “Misurare il valore sociale è il nuovo orizzonte da perseguire in modo da fornire al legislatore delle cifre inoppugnabili che permettano di uscire alla logica ragionieristica fin qui predominante”. Per Croppi lo studio condotto da Iulm e Agis, “deve diventare la norma, perché tutte le imprese culturali devono misurare quanto incidono in termini diretti. Questo è l’unico modo per rapportarsi con il mondo politico che deve prendere le decisioni”.

 TAGLIAVANTI

Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, ha focalizzato il suo intervento sulla situazione della Capitale. “Roma – ha detto – non può non avere grandi eventi, fossero culturali, sportivi o fieristici. L’ultima edizione del Festival del Cinema ha dimostrato, numeri alla mano, che quando si parla di cinema Roma risponde, c’è un rapporto simbiotico”. Nella Capitale, ha sottolineato Tagliavanti, “il 10 per cento del valore aggiunto è prodotto da imprese culturali. Nessuna città italiana può vantare dati simili e la media italiana è quasi la metà”. Il 5 per cento dei propri ricavi “la Camera di Commercio di Roma lo impegna in iniziative culturali”, ha ricordato ancora Tagliavanti che ha così concluso: “Tutti i settori hanno problemi, però meglio avere imprese con problemi che non avere proprio imprese”.

SPERA

“Le imprese culturali devono intervenire nei processi in corso nel nostro Paese e in Europa”. Questo l’auspicio espresso da Vincenzo Spera, presidente di Assomusica che ha spiegato: “In Italia attendiamo i decreti attuativi sullo spettacolo che andranno a determinare il nostro futuro. Nella Ue, invece, il programma Europa Creativa condizionerà la nostra attività per i prossimi sette anni”. E’ fondamentale, ha rimarcato Spera, “proseguire ad agire per normare meglio il settore e superare lo status quo o il ritorno al passato”.

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