Agriturismo turismoUn emendamento per promuovere il turismo attraverso la riscoperta della bellezza e la valorizzazione del patrimonio storico artistico nazionale attualmente inutilizzato. Lo hanno presentato i deputati della Lega, primo firmatario Lorenzo Viviani, prevedendo la possibilità per i titolari e/o gestori delle strutture alberghiere, delle residenze d’epoca e delle cantine di aziende vitivinicole di valorizzare, attraverso “un’opportuna custodia all’interno della propria struttura ricettiva”, beni storico archeologici che rivestono particolare interesse per l’area territoriale in cui è ubicata l’attività, che risultano attualmente catalogati e immagazzinati e non direttamente accessibili al pubblico.

ALBERGHI E CANTINE

Nel dettaglio, il comma 1 prevede che “al fine di promuovere il turismo attraverso la riscoperta della bellezza e la valorizzazione del patrimonio storico artistico nazionale attualmente inutilizzato, i titolari e/o gestori delle strutture alberghiere, delle residenze d’epoca e delle cantine di aziende vitivinicole che offrono servizi turistici, possono stipulare accordi e convenzioni con gli istituti e i luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004, per valorizzare, attraverso un’opportuna custodia all’interno della propria struttura ricettiva, beni storico archeologici che rivestono particolare interesse per l’area territoriale in cui è ubicata l’attività, che risultano attualmente catalogati e immagazzinati e non direttamente accessibili al pubblico. Ma anche gli imprenditori agricoli esercenti attività agrituristica in aree di particolare pregio culturale, possono promuovere attività di ricerca archeologica e di scavo sui terreni di cui risultano essere proprietari o gestori”.

SCAVI ARCHEOLOGICI

Il comma 2 stabilisce che “al fine di contribuire alla valorizzazione dei territori che rivestono interesse storico-archeologico, gli imprenditori agricoli esercenti attività agrituristica in aree di particolare pregio culturale, possono promuovere attività di ricerca archeologica e di scavo sui terreni di cui risultano essere proprietari o gestori. A tal fine, all’imprenditore agricolo può essere rilasciata la concessione di cui agli articoli 88 e 89 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. L’imprenditore agricolo concessionario è soggetto alle prescrizioni di cui al secondo comma dell’articolo 89 del medesimo decreto. L’imprenditore agricolo concessionario può consentire agli ospiti della struttura agrituristica la partecipazione, senza fini di lucro, alle attività di ricerca archeologica e scavo eseguite sui terreni su cui insiste la propria attività, sotto la direzione, il controllo e la supervisione del direttore dello scavo indicato nell’apposita richiesta di concessione. L’imprenditore agricolo concessionario è custode del patrimonio storico archeologico sito nel terreno ove si svolgono le attività di ricerca e scavo”.

RISORSE

Per gli adempimenti connessi al rilascio delle autorizzazioni per la custodia dei beni artistico culturali da parte dei privati, sono stanziate risorse pari a 500.000 per ciascuno degli anni 2019,2020 e 2021.

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