La qualità degli interventi nel patrimonio culturale aggiunge valore alla società, alla cultura, all’economia e all’ambiente. Ne è convinta l’Europa, che a Venezia ha presentato un progetto di ampio respiro: ad Anno europeo del patrimonio culturale ormai agli sgoccioli, infatti, dalla Commissione europea e da Icomos (International Council on Monuments and Sites) arriva un documento che ha l’obiettivo di definire gli standard qualitativi nella conservazione e gestione dei beni culturali. Ma non solo: partendo dalla convinzione che la discussione non riguardi solo gli esperti, sarà lanciata una consultazione pubblica sul tema. “Il documento è ancora in bozza – spiega ad AgCult Erminia Sciacchitano, in forza alla Commissione Europea e Chief Scientific Advisor dell’Anno europeo del patrimonio culturale -. Questa giornata è servita per vedere se avevamo toccato tutti gli aspetti necessari e ne è uscito molto”.

NON SOLO ESPERTI, LA QUALITA’ E’ UN TEMA PUBBLICO

“Torneremo sul documento, rifletteremo su cosa aggiungere per passare alla fase operativa – afferma Sciacchitano -. E’ un lavoro che ci riserviamo di fare a breve”. Dopodiché, l’idea della Commissione europea è, appunto, quella di “lanciare una consultazione pubblica all’inizio del 2019 e questo che abbiamo presentato rappresenterà il documento preparatorio”. Con la conferenza di Venezia, dal titolo “Cherishing heritage” finisce, quindi, “la fase di ragionamento tra un nucleo ristretto di esperti e si apre il dibattito pubblico – sottolinea Sciacchitano -. Quello della qualità non è più un tema degli esperti e per gli esperti, ma l’obiettivo principale è generare benefici sui cittadini, sulle società e sull’ambiente. Le decisioni non possono essere prese più solo dagli esperti. La qualità non è una discussione tra esperti ma è un tema pubblico”.

HORIZON 2020: PER UNA PIATTAFORMA CONDIVISA

Ma le novità non finiscono qui. Grazie alla collaborazione con la DG Ricerca della Commissione europea, la discussione avrà anche un futuro. Horizon 2020, infatti, creerà una piattaforma che consentirà agli stakeholder di dare contributi. “Un’eredità importante che promuoverà il dibattito e lo scambio di buone prassi tra i vari portatori di interesse”, specifica Sciacchitano ricordando che il bando di Horizon 2020 per creare la piattaforma è stato appena lanciato (1,5 milioni di euro con scadenza a marzo 2019).

PAROLA D’ORDINE COINVOLGIMENTO

C’è bisogno di “coinvolgere un numero più ampio possibile di portatori di interesse”, anche perché “una cosa è scrivere un documento, una cosa è identificare i principi per la qualità e un’altra cosa è fare in modo che questi principi vengano effettivamente applicati”, afferma Sciacchitano. Ecco perché, poi, è necessario capire come le linee guida possano “essere disseminate presso le amministrazioni che gestiscono i fondi europei per aiutarle a compiere le giuste scelte”. Capita, infatti, che “gli attori che prendono le decisioni in momenti cruciali non sono esperti in patrimonio culturale, spesso agiscono nell’ambito di politiche che hanno altri obiettivi. E’ importante assisterli e aiutarli – spiega Sciacchitano – per tener presente quali sono questi elementi di cui va tenuto conto”.

CONSAPEVOLEZZA E PRECAUZIONE

Diversi i temi affrontati nel documento. Uno è quello del “coinvolgimento degli esperti al momento giusto – spiega Sciacchitano -. Certe decisioni non possono essere prese senza avere la consapevolezza del valore del patrimonio culturale. Ogni decisione deve essere presa sulla base di una conoscenza”. Ecco perché il documento “identifica a ogni stato, dalla programmazione all’implementazione, suggerimenti sulla presa delle decisioni”. C’è poi “il principio importante della precauzione” che si basa su un concetto chiaro: “Se non si hanno elementi sufficienti per decidere è meglio fermarsi”.

GLI OBIETTIVI DEL DOCUMENTO

L’obiettivo principale del documento è fornire orientamenti sui principi di qualità per gli interventi, rivolti a tutte le parti direttamente o indirettamente coinvolte nella conservazione e gestione del patrimonio. L’introduzione traccia i benefici ambientali, culturali, sociali ed economici derivanti dall’applicazione di appropriate misure di conservazione. Il documento, concentrandosi sul tema centrale della qualità negli interventi sul patrimonio culturale, fornisce una sintesi dei concetti chiave, delle carte internazionali, delle convenzioni e degli standard europei, dei cambiamenti nella comprensione e nella pratica della conservazione del patrimonio. L’adozione di misure di qualità è proposta aumentando la consapevolezza dei principi e degli standard di conservazione in tutte le fasi di un progetto, dall’ideazione alla realizzazione. Alcune delle aree rilevate sono quelle relative a governance, valutazione del rischio, ricerca, istruzione e formazione.

DOPO IL 2018: L’EREDITA’ DELL’ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO

La conferenza di Venezia rientra nelle dieci iniziative della Commissione europea per l’Anno europeo del patrimonio culturale. Le iniziative europee corrispondono a quattro principi che definiscono il patrimonio culturale europeo nella sua essenza: partecipazione, sostenibilità, protezione e innovazione. L’obiettivo dell’Anno europeo è comprendere meglio la dimensione europea del patrimonio culturale e rafforzare l’identità culturale degli europei. Da Milano, dove è stato presentato e lanciato a dicembre scorso, l’Anno terminerà a Vienna il 6 e 7 dicembre: in questa occasione si potrà fare un bilancio dell’evento, ma con lo sguardo proiettato al futuro. “L’aspetto più importante – sottolinea Sciacchitano a Venezia – è lasciare in eredità un messaggio importante. Creare un’eredità a livello culturale”. Con la consapevolezza che l’approccio vincente è quello olistico.

Per approfondimenti:

Il documento sui principi di qualità per gli interventi sul patrimonio culturale

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