Senato governo Conte FaroIl disegno di legge di ratifica della Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società approderà nell’aula del Senato nella settimana che va dal 10 al 14 dicembre, nel caso in cui la Commissione Esteri di Palazzo Madama ne abbia prima concluso l’esame in sede referente. Comincia ufficialmente quindi anche nella XVIII legislatura il tanto atteso percorso parlamentare di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa che, con la fine anticipata della passata legislatura, era stato bruscamente interrotto al Senato proprio nel momento dell’approdo in aula. Attualmente sono state depositati due disegni di legge di ratifica: uno ad aprile che porta la firma di Andrea Marcucci, capogruppo Pd a Palazzo Madama (e coofirmato dal responsabile Cultura del partito, Roberto Rampi), e un altro a luglio depositato da Michela Montevecchi, capogruppo in commissione Cultura per il Movimento 5 stelle.

Lo scorso anno, la Commissione Esteri del Senato aveva approvato il disegno di legge l’11 ottobre 2017 e lì si era fermato. La proposta di iniziativa del governo aveva recepito le due proposte di legge gemelle della deputata Pd Giulia Narduolo e della senatrice, sempre Pd, Elena Ferrara. Purtroppo la fine anticipata della legislatura non ne consentì l’approvazione definitiva. Si tratta di un provvedimento condiviso e atteso da molto tempo per il quale tutte le forze politiche si sono espresse favorevolmente. Ad oggi la Convenzione di Faro è stata ratificata da 18 Stati membri del Consiglio d’Europa su 47. A questi si aggiungono altri 5 paesi, tra cui l’Italia, che l’hanno firmata ma non ancora ratificata.

LE REAZIONI

Questa volta, l’iter del provvedimento dovrebbe essere, almeno sulla carta, piuttosto agevole. Tutte le forze politiche si sono dichiarate favorevoli. “Sono molto lieta che sia arrivato in calendario la Convenzione di Faro”, sottolinea con soddisfazione Michela Montevecchi ad AgCult. “È una ratifica – aggiunge – che arriva con un certo ritardo, finalmente in questa legislatura avremo il grande onore di portare a termine la ratifica di questa convenzione importantissima per il nostro patrimonio culturale”.

Sulle possibilità della Convenzione di essere ratificata dal Parlamento italiano, è intervenuto anche Roberto Rampi, da poco designato dalla Commissione Cultura come membro parlamentare del Consiglio d’Europa. “Abbiamo insistito moltissimo sulla ratifica della Convenzione e l’abbiamo messa come una delle nostre priorità – spiega ad AgCult -. Mi pare che la convergenza delle forze politiche sia ampia. Spero sia la volta buona”. L’Italia, secondo Rampi, una volta sbloccata la ratifica, potrebbe essere un Paese guida nell’attuazione e nella promozione della Convenzione. “Io amo molto la definizione di ‘superpotenza culturale’ per l’Italia: in questo momento di disgregazione, la nostra funzione nella diplomazia culturale è importantissima. Le politiche culturali sono infatti un elemento di ricucitura e di scoperta di dinamiche nuove. E se vuoi ambire a questo ruolo, devi prima aver ratificato questo testo”. La Convenzione, per Rampi, ha un valore in sé, “ma in più si porta dietro una serie di ‘conseguenze possibili’ in politica estera che varrebbe la pena di valorizzare”.

L’ITER NELLA PASSATA LEGISLATURA

Come detto, l’iter del disegno di legge si è arenato al Senato nella passata legislatura per lo scioglimento anticipato delle Camere. Poco dopo l’insediamento del nuovo Parlamento, AgCult aveva intervistato Lorenzo Casini – che a quel disegno di legge aveva lavorato direttamente – che aveva ricostruito il percorso e gli ‘intoppi’ di quella ratifica. Per Casini “nel caso di Faro vi è stata in realtà solo qualche incertezza tecnica e terminologica, almeno in una fase iniziale. Queste incertezze erano legate al timore che la nozione molto estesa di ‘patrimonio culturale’ prevista dalla Convenzione potesse in qualche modo contrastare con quella, ben definita e più circoscritta, dettata dal Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

Tanto che in un primo momento queste perplessità avevano portato “addirittura a preferire – a mio avviso non in modo coerente con la normativa internazionale e comparata in materia – il termine ‘eredità culturale’ a quello di ‘patrimonio culturale’. Risolte queste incertezze, il disegno di legge di ratifica ha atteso diversi mesi a causa dei passaggi tra Ministeri, anche perché la Ragioneria generale dello Stato doveva dare il via libera allo stanziamento ivi previsto, coperto con fondi del Miur. Una volta approvato dal Consiglio dei ministri, il disegno di legge è purtroppo giunto in Parlamento in un periodo non felice, ossia quello di fine legislatura. E questo non ha reso possibile chiudere, per ora, l’iter di ratifica”.

LA CONVENZIONE DI FARO

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società si fonda sul presupposto che la conoscenza e l’uso dell’eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, ed in particolare nell’ambito del diritto dell’individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità, come espressamente previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.

La Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità, incoraggiando a riconoscere l’importanza degli oggetti e dei luoghi in ragione dei significati e degli usi loro attribuiti sul piano culturale e valoriale. La partecipazione dei cittadini rappresenta un elemento imprescindibile per accrescere in Europa la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e del suo contributo al benessere e alla qualità della vita. In questo contesto, gli Stati sono chiamati a promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni.

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