La mobilità dolce è una risorsa strategica per il nostro Paese perché stimola il dialogo e promuove forme di valorizzazione territoriale portando nuovi sviluppi economici. Per garantire ciò è però necessario rendere accessibile il grande patrimonio culturale che è racchiuso nei nostri territori. Questo il tema del convegno “Accessibilità universale, dialogo interreligioso e interculturalità come leve per nuove strategie turistiche e nuove forme di valorizzazione territoriale”, svoltosi nell’ambito di “All Routes lead to Rome” nella cornice dell’ex Convento dei Santi Bonifacio e Alessio a Roma. Il convegno è stato promosso da ITRIA – Itinerari Turistici Religiosi Interculturali e Accessibili che così presenta il progetto di accessibilità culturale portato avanti nella Regione Molise.

In apertura dell’evento, Federico Massimo Ceschin, segretario generale della rete di cooperazione internazionale Cammini d’Europa, che promuove l’evento, evidenzia l’importanza del tema dell’accessibilità universale. “Gli itinerari non sono solo uno strumento di narrazione ma sono anche strumenti che abbattono le distanze, le barriere e consentono un incontro tra culture. Stando agli ultimi dati Federculture, apprendiamo con dispiacere che il 38% di italiani non ha accesso agli strumenti culturali: ecco perché All Routes sta insistendo da tre anni per aprire luoghi inconsueti, per frequentare situazioni che sono meno note ma che costituiscono una grande ricchezza”.

ACCESSIBILITÀ, DIALOGO INTERRELIGIOSO E INTERCULTURALITÀ: IL PROGETTO ITRIA

Sono tre gli elementi chiave del progetto Itinerari Turistici Religiosi Interculturali e Accessibili (ITRIA): l’accessibilità universale, dialogo interreligioso e dimensione interculturale. Così racconta Dino Angelaccio, presidente di ITRIA, “un progetto sperimentale nato circa tre anni fa e sostenuto da parte delle confessioni religiosi, in particolare dalla Conferenza Episcopale Italiana. L’idea è uscire da un piano teologico-istituzionale, confrontarsi con lo scenario attuale e provare a costruire un prodotto culturale che valorizzi il patrimonio, che racconti le grandi stratificazioni culturali in esso sono presenti”.

Con il termine accessibilità universale “noi intendiamo il rimettere al centro di qualsiasi processo di progettazione le persone reali per renderle protagoniste di una rigenerazione urbana, culturale e ambientale per far sì che si creino modelli di sviluppo alternativi. Il progetto è una metodologia” il cui obiettivo è quello di “fare in modo che l’accessibilità e il diritto alla bellezza siano universali perché il diritto alla bellezza è presente nel nostro patrimonio genetico”

Il Presidente di ITRIA sottolinea poi con Agcult il lavoro sulla progettazione della segnaletica “in chiave turistico-culturale. Abbiamo fatto un lavoro di ricerca sulla simbologia, l’immaginario e il linguaggio che dovrà essere in grado di far vivere un’esperienza semplice, confortevole e positiva di accesso al patrimonio”.

L’UTILIZZO DELLE RISORSE IN CHIAVE DI INNOVAZIONE E PER LA PIÙ LARGA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

Claudio Bocci, direttore di Federculture, evidenzia “l’eccellenza nazionale del Molise” e l’importanza del progetto ITRIA rimarcando la necessità di una progettazione integrata e della valorizzazione delle aree interne. “L’occasione di oggi è quella di riflettere su come le comunità e i cittadini possono conoscere e riconoscere il patrimonio culturale”. Necessario è tenere sempre presente che “la cultura non è un fattore accessorio ma costitutivo per affrontare il tema dello sviluppo come sviluppo del sistema Paese”.

In questo contento, tutela e valorizzazione “vanno legati al tema della gestione delle risorse culturali. Se le risorse che abbiamo non le gestiamo in chiave di innovazione e per la più larga partecipazione dei cittadini, il processo di sviluppo non va avanti”. “Bisogna avere una visione – continua il direttore di Federculture – che solo le politiche pubbliche possono avere; solo mettendo in campo le metodologie di gestione integrata e tenendo conto dei servizi si rende sostenibile la gestione e si riescono a realizzare anche economie di scala”.

Secondo Bocci, infatti, “approcciare in chiave strategica alla cultura significa approcciare in chiave strategica allo sviluppo economico e sociale del territorio: questa deve diventare un’unica grande politica pubblica che oggi non c’è”.

FRUIBILITÀ E ACCOGLIENZA LEVE DI SVILUPPO ECONOMICO

Quarantasette milioni di visitatori in più: questa la stima realizzata dal Comitato Turismo Accessibile del Ministero dei Beni culturali in merito all’incentivo del tema dell’accessibilità. A parlarne è Flavia Coccia, presidente del Comitato. “Il nostro messaggio è che fare attività di interconnessione e abbinarli al tema accessibilità, abbinando sacro e profano, è una cosa che porta economia. Abbiamo fatto delle stime che parlano di oltre 47 milioni di viaggiatori in più se riuscissimo ad abbinare le nostre capacità di offerta al tema dell’accessibilità. Sono stime della Commissione Europea che abbiamo utilizzato con un focus sull’Italia e sul turismo culturale”.

“Nel momento in cui agisci sulle leve della fruibilità e dell’accoglienza – continua Flavia Coccia –, rendi più accoglienti i luoghi sia per i turisti sia per i cittadini. Utilizzare tali leve costituisce anche una leva di spinta economica e di business che è portatrice di ricchezza per il territorio”. In questo ambito, “si sta cambiando paradigma: non è semplicemente un discorso relativo all’amministrazione che fa qualcosa ma è anche un percorso di partecipazione. Si capisce che si deve realizzare un processo partecipato con le imprese perché è necessario uno sviluppo sociale e economico che permetta alle persone di avere possibilità e di non pensare di andare via. In Molise sta avvenendo proprio questo”.

CULTURA E TURISMO: VEICOLO DI SVILUPPO TERRITORIALE

“L’idea è quella di trasformare il Molise in un vero e proprio laboratorio nazionale ed europeo e vedere come la cultura e il turismo culturale possono essere un veicolo di sviluppo territoriale, che è sociale ed economico”, dichiara Alberto D’Alessandro del Consiglio d’Europa. “I temi posti all’attenzione da ITRIA, sono quelli del Consiglio d’Europa che si fa da sempre portavoce dei diritti fondamentali tra cui quelli di accesso alla cultura senza escludere nessuno”. Accessibilità intesa, continua D’Alessandro, non solo come “accesso per chi ha scarsa mobilità ma anche per chi parla lingue diverse, ha culture diverse. Ci troviamo davanti a nuove sfide e il turismo deve porsi il problema di una società in cambiamento, anche nel percorso di accoglienza in zone periferiche”.

L’obiettivo nella Regione Molise “ è valorizzare un territorio importante a livello nazionale che può essere un laboratorio di sperimentazione di politiche culturali e di politiche del turismo abbinato ai temi di accessibilità, alle risorse culturali e turistiche, nella logica dei valori del Consiglio d’Europa”. Tutto ciò risulta compatibile non solo con i valori del Consiglio ma anche con gli strumenti dell’organizzazione, quali il programma degli itinerari culturali europei. “L’idea è quello di inserire il Molise all’interno di itinerari culturali europei esistenti quali quello dell’ulivo o della vite. Lo sviluppo regionale che possono portare gli itinerari culturali diventa strumento di sviluppo che permette di sfruttare fondi strutturali culturali. Gli itinerari culturali creano forme di cooperazione culturale e di promozione turistica ma anche coesione sociale e sviluppo economico.

IL TEMA DELLA PARTECIPAZIONE E LA CONVENZIONE DI FARO

Parlando di partecipazione, non si può fare a meno di citare la Convenzione di Faro soprattutto dopo la notizia dell’arrivo in Aula della proposta di legge che porterà alla ratifica della Convenzione (leggi). Ne parlano ad Agcult, Claudio Bocci e Alberto D’Alessandro: “Ci fa piacere che ci sia un avanzamento e una prospettiva di ratifica della Convenzione di Faro – afferma il direttore di Federculture – che veramente è un trattato ‘faro’ per le politiche pubbliche affinché soddisfino il diritto dei cittadini a partecipare all’esperienza culturale. Quindi ci auguriamo che la Convenzione venga ratificata il più presto possibile, come Federculture siamo impegnati a sviluppare dei protocolli di coinvolgimento con le amministrazioni locali per favorire la creazione e la creazione di nuove comunità di eredità che diventino imprese di eredità”.

D’Alessandro sottolinea invece come essa “rovescia l’approccio alla cultura. Sono le comunità che si organizzano intorno a un tema e sulla base di questo tema si va a fare lo sviluppo culturale e sociale”. La Convenzione di Faro è anche “l’unica convenzione europea che fa un riferimento chiaro ai diritti culturali come diritti fondamentale e pone strumenti, come le comunità di eredità, che lasciano libertà di organizzazione alle realtà locali. Ci auguriamo che venga ratificata entro fine anno in modo tale da avere uno strumento operativo molto importante di caratura internazionale e che sarà la base giuridica per fare una serie di sperimentazioni”. Sperimentazioni come quella nella Regione Molise: “La nostra idea è lanciare in Molise una sperimentazione della Convenzione di Faro lavorando per valorizzare le comunità locali portatori dello sviluppo culturale”.

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