turismo digitaleCome i grandi cambiamenti provocati anche dalla rivoluzione digitale nel settore turistico hanno modificato il rapporto fra domanda e offerta? Un convegno organizzato dall’Associazione Civita e dall’Associazione per l’Economia della Cultura ha fornito spunti importanti per rispondere a questa domanda e ha soprattutto proposto indicazioni per le politiche dei prossimi anni relative al settore. Occorre infatti sensibilizzare le Istituzioni in merito alla possibilità di sviluppo di nuove strategie volte ad orientare le scelte dei territori, regolare l’intervento di nuovi attori, locali e internazionali, permettere la diversificazione delle destinazioni turistiche e la valorizzazione del loro patrimonio culturale.

IL CONVEGNO

Nei saluti iniziali, Luigi Abete, presidente di Civita Cultura Holding, ha sottolineato lo stretto rapporto che unisce turismo, cultura e industria e come questo legame costituisca “uno dei nodi su cui si costruisce il nostro Paese”. Un primo passo da fare, ha consigliato Abete, è quello di passare dall’idea di “settore turistico” a quello di “mercato”, cambiando la prospettiva da cui si osserva il comparto: non più dal punto di vista dell’offerta, ma da quello del consumatore.

Al convegno, nella parte degli interventi istituzionali che ha introdotto i lavori presso la Sala Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita a Roma, sono intervenuti Bernabò Bocca, Presidente Federalberghi, Stefano Fiori, Presidente Sezione Industria del Turismo e del Tempo libero – Unindustria, Armando Peres, Presidente Comitato Turismo OCSE – Parigi e Pietro Antonio Valentino, Vice Presidente Economia della Cultura.

ALCUNI DATI

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT), gli arrivi internazionali nel mondo sono cresciuti ininterrottamente passando da 25 milioni nel 1950, a 436 milioni nel 1990, sino a 1,3 miliardi nel 2017. Si registra una crescita, nell’ultimo anno, del 6,2%, con una performance del 5,3% nelle economie avanzate e del 7,1% nelle economie emergenti. Le previsioni confermano che nel 2030, gli arrivi internazionali si eleveranno a 1,8 miliardi. L’Italia, da sempre meta privilegiata, rimane nel 2017 la quinta destinazione mondiale.

LE STRATEGIE

A fronte della globalizzazione, le destinazioni mondiali si sono moltiplicate e la conseguente concorrenza ha sollecitato lo sviluppo di strategie volte al rafforzamento dell’immagine della destinazione e della sua attrattività, spesso a partire da vantaggi comparativi che permettono di rendere unica e di “tematizzare” la destinazione (turismo enogastronomico, termale, memoriale…). Da qui la necessità, da parte delle politiche nazionali, di fornire supporti operativi volti ad accelerare lo sviluppo internazionale delle destinazioni turistiche, migliorare l’attrattività dei territori ed attivare una proficua collaborazione fra attori pubblici e privati intorno ad obiettivi comuni.

DAL TURISMO CULTURALE AL TURISMO CREATIVO

In questo contesto, anche il turismo culturale è soggetto a trasformazioni profonde. Dal turismo culturale si passa al turismo creativo dove, grazie alle nuove tecnologie e al contesto della sharing economy, i ruoli degli attori del settore tendono a ridefinirsi, così come le esperienze turistiche.

LE TRASFORMAZIONI DEL SETTORE

Tale trasformazione – al centro del Rapporto “L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”, realizzato dall’Associazione Civita, e della rivista “Economia della Cultura” – ha reso attrattivo per nuove fasce di fruitori (il “turista creativo”) sia il consumo delle tradizionali attività culturali (dalle performing art alle visite museali) che quelle attività legate alla cultura di un territorio (dalla moda al design, dall’artigianato all’industria del gusto) o all’industria della comunicazione e dell’audiovisivo (ad esempio il cineturismo), generando importanti impatti economici. Emerge, pertanto, una tendenza di crescita per tali turismi creativi, potenzialmente capace di sostenere l’economia di aree del Paese che non fanno parte degli attuali attrattori turistici.

PIETRO VALENTINO

Ma come nasce questo convegno e il rapporto realizzato dall’Associazione Civita? “Nasce dall’osservazione che stava cambiando il modo di produrre cultura, nel senso che le attività considerate culturali si stavano allargando in seguito alla rivoluzione digitale – ha spiegato ad AgCult Pietro Antonio Valentino a margine del convegno -. La cultura trasmetteva, non solo al settore industriale ma anche a quello turistico, nuovi valori e nuovi relazioni con nuovi effetti che alcune città già cominciavano a utilizzare (ad esempio le città creative inglesi). Quindi occorreva studiare cosa stesse succedendo, quali erano eventuali ritardi che l’Italia stava subendo e quali erano le strategie possibili da mettere in atto per recuperare il cammino perduto”.

Un bilancio positivo, per Velentino che ha sottolineato come “sempre di più tra gli esperti ma anche tra gli operatori c’è una tendenza a convergere su posizioni comuni. Nel convegno sono emersi temi importanti come le regole, la formazione, l’innovazione, la governance, la conservazione dei contesti e la sostenibilità, intesa non nel senso di non avere troppi turisti ma di fare in modo che i servizi sul territorio siano compatibili con le qualità delle risorse locali”.

GLI INTERVENTI

FEDERALBERGHI – Per Bernabò Bocca occorre innanzitutto partire da due elementi fondamentali per approcciare il tema: la formazione e le regole. “Il sistema alberghiero – ha spiegato il presidente di Federalberghi – si deve dotare di figure professionali legate al digitale e al marketing sui nuovi mezzi di comunicazione”. Per gli albergatori infatti esiste l’esigenza di prevedere l’impiego di professionisti che oggi sono molto difficili da trovare. e il sistema della formazione rappresentato dalle scuole alberghiere non è in grado ancora di formare giovani con questi profili specializzati e digitali.

Il secondo punto essenziale, per Federalberghi, è quello delle regole. “Va benissimo il progresso – ha aggiunto Bocca -, ma a regole uguali per tutti. Così come si è formato, è un sistema che non può andare avanti”. Non si può far finta di niente rispetto al tanto sommerso rappresentato dalle abitazioni affittate, ad esempio, su Airbnb. “In agosto su Airbnb – ha concluso Bocca – sono state pubblicizzate 325 mila case, di queste meno di 100 mila erano ‘ufficiali’”.

UNINDUSTRIA – Anche per Stefano Fiori “formazione e regole” sono due punti essenziali per ragionare sul settore turistico. In particolare per la formazione, ha spiegato Fiori, “bisogna partire dalle scuole di ogni grado fino alle università. Si prevede che nei prossimi dieci anni saranno richiesti 5 milioni di posti di lavoro qualificati in Europa grazie all’aumento esponenziale dei viaggiatori”. Proprio per questo “è molto importante l’internazionalizzazione con un occhio importante ai mercati emergenti, a cominciare dalla Cina. Nel 2017 130 milioni di cinesi sono usciti dal loro paese per turismo, entro il 2030 arriveranno a 300 milioni. E sono tutti turisti digitali”.

In particolare a Roma, “il mercato del lavoro in ambito turistico è cresciuto del 134% dal 2014 al 2018. Ma sono ancora posizioni lavorative tradizionali”. Infatti, secondo Fiori, serve la formazione anche nelle figure tradizionali. Dopo aver tratteggiato alcuni punti che dovranno entrare quanto prima nell’agenda degli operatori e delle istituzioni (dalla Blockchain ai millenials, dalla generazione Z alla generazione Alfa), Fiori ha evidenziato come questo mercato porti con sé “grandi opportunità” cui bisogna rispondere con “competenze e professionalità”.

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