“Ci chiediamo se non sia ragionevole, come avviene in altri Paesi, che il supporto pubblico al cinema non riguardi solo la fetta dei ragazzi di 18 anni, ma la generazione tra i 18 e i 24 anni”. Lo ha detto il presidente di Anica, Francesco Rutelli, in commissione Cultura del Senato nel corso di un’audizione riguardante il Bonus cultura. “E’ un’ipotesi a cui si potrebbe concorrere con varie modalità, se fosse compatibile almeno in parte con le risorse stabilite dal Bonus cultura, per quanto riguarda il cinema e la sua fruizione”, ha aggiunto Rutelli che ha riferito come “i biglietti cinematografici venduti ai giovani tra i 18 e 24 anni siano circa 15 milioni”.

Rutelli ha poi analizzato la situazione attuale dell’industria cinematografica in Italia. “Fatte 100 le visioni di un film, solo il 2 per cento avviene in una sala cinematografica” e questo a causa della “componente spaventosamente grave della pirateria” tanto che “circa un terzo del totale delle visioni avvengono in maniera illecita, sottraendo lavoro alle imprese”. Il presidente di Anica ha sottolineato il valore della catena industriale del cinema dichiarando: “Se vogliamo che le sale siano piene e i film italiani siano apprezzati, bisogna che questi film abbiano un corso economicamente sostenibile, vengano fatto investimenti nel settore, siano remunerati e diano lavoro”. Rutelli ha ricordato come l’Italia “sia il secondo paese, dopo gli Usa, per premi Oscar vinti. Quindi il cinema è un’industria che fatica ma che resta fondamentale”.

Per Rutelli il cinema italiano va sostenuto innanzitutto “facilitando l’accesso delle giovani generazioni alle sale”. Così come “andrebbe reinventata la funzione delle sale, prendendo magari spazi che vengono abbandonati nelle città: penso ai centri commerciali che chiudono o alle scuole dismesse e accorpate per diminuzione delle popolazione scolastica”. Un altro intervento, suggerisce il presidente di Anica, “si potrebbe fare sulla stagionalità. Fatichiamo a portare gente al cinema d’estate. Stiamo dialogando con il ministro Bonisoli e il sottosegretario Borgonzoni per arrivare a una programmazione e a una promozione più forti nel periodo estivo”.

In merito al decreto ministeriale firmato da Bonisoli, che regola le finestre in base alle quali i film potranno essere offerti sulle varie piattaforme solo dopo essere stati distribuiti nelle sale, Rutelli ha osservato: “Non è un decreto anti Netflix, ma aiuta quei film che hanno poca potenzialità nelle sale a poter uscire, dopo dieci giorni o poche settimane, sulle tv e su altre piattaforme”.

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