Continuano le audizioni della commissione Cultura del Senato riguardanti l’indagine conoscitiva in materia di Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Oggi è stato il turno di Emilia Romagna Teatri (Ert), del Coordinamento delle realtà della scena contemporanea (Cresco) e dell’Associazione culturale Ateatro.

LONGHI (ERT)

Sul sistema teatrale italiano grava “una sostanziale incertezza dovuta al quadro legislativo”, a partire “dall’assenza dei decreti attuativi del Codice Spettacolo”. Lo ha sottolineato Claudio Longhi, direttore di Emilia Romagna Teatri (Ert), che si è soffermato sulla situazione del Fus: “C’è una incoerenza tra quanto viene richiesto per la programmazione dell’attività e l’erogazione dei finanziamenti. Mentre i programmi sono triennali, i finanziamenti sono annuali: si tratta di un meccanismo dinamitardo che può creare deficit”.

Per Longhi, “è necessario arrivare a un sistema coerente e razionale nella distribuzione dei finanziamenti. Il parametro della quantità di produzione è sacrosanto, ma va tenuta presente soprattutto la qualità degli spettacoli come criterio di erogazione dei fondi”. L’auspicio del direttore di Ert è “prevedere forme sussidiarie di ausilio alle attività dei teatri, come l’adozione delle aliquote Iva agevolate sulla vendita dei biglietti in modo analogo agli altri consumi culturali, se non addirittura arrivare all’esenzione come avviene nei musei” e “instaurare il principio della detraibilità delle spese culturali, come già accade per le spese sportive”.

PELLEGRINI e D’IPPOLITO (CRESCO)

Anche le rappresentanti del Coordinamento delle realtà della scena contemporanea (Cresco) hanno incentrato il loro intervento sul Fus. “Serve un ripensamento del Fondo, con un cambio del sistema di erogazione, regole chiare e maggiori risorse”, ha detto Elina Pellegrini che ha auspicato “una proroga dei decreti attuativi del Codice dello spettacolo, cosi come annunciato dal ministro Bonisoli”.

Per Francesca D’Ippolito “c’è bisogno di maggiori risorse del Fus, limitando l’attuale sproporzione tra quanto viene erogato alle Fondazioni lirico-sinfoniche in confronto al resto dell’intero comparto”. La richiesta di Cresco è “un monitoraggio costante delle realtà finanziate, che non si basi solo su dati quantitativi” e un “riequilibrio del rapporto tra produzione e programmazione”. I tre aspetti su cui va focalizzata l’attenzione nel distribuire il Fus, ha concluso D’Ippolito, sono “la creazione contemporanea, il ricambio generazionale e il riequilibrio territoriale”.

GALLINA (ATEATRO)

“Il tema della scarsità di risorse non è una lamentela del mondo del teatro che non è mai contento, ma un dato di fatto testimoniato dalla contrazione, in trent’anni, del 50 per cento del Fus”. Così Mimma Gallina, vicepresidente dell’Associazione culturale Ateatro, che pone l’accento anche sulle “risorse locali infinitamente inferiori” e sul “miraggio di fondi provenienti dai privati, perché gli sponsor preferiscono andare dalle Fondazioni lirico-sinfoniche o dai grandi festival”.

La principale criticità rilevata da Gallina, “è l’assenza totale di analisi preliminari sull’impatto delle scelte prese dal legislatore”. Per la rappresentante di Ateatro, “vanno identificati degli obiettivi chiari e raggiungibili” per questo “serve un monitoraggio costante” del settore dello spettacolo.

Per procedere a una riforma del Fus, ha concluso Gallina, “non si può prescindere dall’inserirla in una politica complessiva che tenga conto di tutte le relazioni dello spettacolo con gli altri comparti; procedere con l’identificazione degli obiettivi e degli impatti; individuare chiaramente le funzioni dei diversi organismi; avere come punto di riferimento tre parole fondamentali: l’incremento del pubblico, il territorio e il lavoro”.

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