Antonio Lampis museiParola d’ordine: “unione”. Da qui parte Antonio Lampis, direttore generale Musei del Mibac, per parlare del Sistema Museale Nazionale nella Conferenza inaugurale della manifestazione Rome Museum Exhibition. Un Sistema che “tra tutti, nel processo di riforma dei musei, credo sia la punta di diamante”. La prima riflessione quando ho assunto il mio incarico – continua Lampis – “è stata su quanto l’idea di mettere in rete i musei fosse in linea con la decisione dell’Unione Europea di lanciare l’Anno europeo del patrimonio culturale”.

Una decisione che mette al centro il fare rete e la cooperazione settoriale rafforzata. “E proprio questa è l’idea di come lo stiamo realizzando. Non ci siamo mossi dall’idea del grande museo nazionale ma dal fatto che abbiamo più di 5.000 musei nazionali che sono il valore aggiunto che incentiva i grandi attrattori ad aiutare i piccoli e sostiene il grande entusiasmo racchiuso intorno ai musei”.

IL MOLTIPLICATORE ECONOMICO DEL FARE RETE

Queste affermazioni poggiano su dati economici importanti. “Nel 2004 gli economisti della cultura scrivevano dei “musei invisibili”. In tre anni questi stessi musei incassano una percentuale quasi del 25% in più di visitatori e del 40% in più di introiti. Se i musei – sottolinea il direttore generale Musei – crescono dell’8% all’anno significa che le famiglie italiane hanno messo mano al portafoglio per avvicinarsi al patrimonio italiano”.

L’idea di mettere in rete il patrimonio culturale “diventa un moltiplicatore e attua l’articolo 9 della Costituzione che al primo comma parla proprio di sviluppo della cultura e nessuna istituzione culturale ha contributo alla sviluppo culturale come i musei”.

I musei italiani stanno vivendo un “momento di felicità che dobbiamo anche all’impegno di dirigenti che hanno percorso una strada complicata ma che ora vedono arrivare giovani archeologici, architetti e professionisti che daranno linfa a questa nuova fase”. A supportare la rete anche “tre anni studio di Regioni e Icom”.

LE POTENZIALITÀ DEL DIGITALE NEL FARE SISTEMA

“Abbiamo voluto immaginare una partenza del sistema a burocrazia zero. Grazie ad Agid – dichiara Antonio Lampis – stiamo per far partire una piattaforma digitale che permetterà di mettere in connessione i musei che si accrediteranno e di permettere ai musei che non entreranno nel sistema di rimanere vicino alla rete. Avremo il collegamento per un percorso di crescita e l’interconnesione permetterà interventi con sistemi messi in rete nei siti web, sul modello Amazon e Tripadvisor”. Dunque, “le potenzialità del digitale sono enormi per tanti aspetti della rete museale”.

IL VALORE DI CITTADINI E GIOVANI GENERAZIONI

Nel realizzare le azioni in programma, “l’obiettivo è non perdere il collegamento tra giovani generazioni e patrimonio. I musei non sono semplicemente luoghi di custodia delle collezioni ma sono per i visitatori. La messa in rete dei musei da possibilità di vedere come i musei parlano ai visitatori”. Proprio per questo, sostiene Lampis “puntiamo a far rimanere i musei vicini ai cittadini perché dalla conoscenza del più prossimo museo si conoscono i cittadini”.

Per far fronte a tutte queste esigenze, Lampis cita i livelli minimi di qualità che “recano tantissima parte al digitale per l’accessibilità e per la revisione dei criteri di accesso al patrimonio. Li stiamo proponendo alla Conferenza Stato-Regioni per far sì che anche gli enti locali e i musei privati li facciano propri”.

“Stiamo inoltre pubblicando il vademecum per il direttore del museo, uno strumento tecnico importante” che si aggiungerà ai diversi strumenti per permettere il raggiungimento dei risultati a cui si punta.

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