Tiziana Maffei Roma MuseiNella riorganizzazione del Ministero dei beni culturali del 2014 il museo è stato identificato come il perno sul quale far ruotare l’attività di valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Valorizzazione non limitata al concetto di fruizione collettiva ma quale azione di riconoscimento di valori condivisi per attivare veri e propri processi di patrimonializzazione. Il museo nell’essere non più considerato esclusivamente contenitore pregevole di beni culturali, ma istituto culturale al servizio della società, possiede senza dubbio un potenziale eccezionale proprio nello svolgere la propria “pratica museale”.

Un composito insieme di azioni che hanno a che fare con responsabilità, organizzazione amministrativa, rispetto delle normative per spazi e attività pubbliche, gestione del personale, qualità dei servizi, coperture finanziarie, relazioni inter istituzionali, ma anche rappresentazione della complessità del presente e soprattutto visione nel futuro.

È il punto di vista di Tiziana Maffei, presidente di ICOM Italia, intervenuta alla sessione inaugurale di Rome Museum Exhibition, la prima edizione della manifestazione sui musei, i luoghi e le destinazioni culturali che si è tenuta alla Fiera di Roma dal 29 novembre al 1 dicembre. AgCult ripropone qui una sintesi del suo intervento.

L’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI MUSEO: AL CENTRO LA MISSIONE

I musei sono un organismo in continua evoluzione, caratterizzati dal pluralismo di visione, la cui esistenza è stata determinata dai soggetti ancor più che dagli oggetti.

La stessa definizione di Museo di ICOM è profondamente cambiata ed è oggi al centro di una riflessione internazionale. Nuovi confronti culturali coinvolgono le istituzioni: il rapporto con i paesaggi culturali, la necessità di rielaborare contenuti culturali in una visione transazionale che va oltre l’identità nazionale per assumere una dimensione “umanitaria” del patrimonio culturale; la narrazione come forma di mediazione rigorosa e nello stesso tempo innovativa; il diverso rapporto con i pubblici che sposta l’attenzione non più esclusiva verso gli oggetti ma al sistema di relazione che affiora nei processi valorizzazione. Tutto ciò pone al cuor del museo la propria missione: la ragione d’essere di ogni singolo museo, della propria identità e soprattutto del rapporto con la contemporaneità.

L’autonomia scientifica di ogni istituto museale è fondata sulla propria missione. Ineludibile atto di individuazione che rende incalzante la coerenza e i risultati delle attività in funzione della legittimazione culturale e sociale del museo.

LA FIGURA DEL DIRETTORE MUSEALE: DALLA MISSIONE ALLA VISIONE

La macchina museale è senza ombra di dubbio una macchina complessa. Nel riferirsi alle cinque funzioni primarie esplicitate dalla definizione ICOM: ricerca, acquisizione, esposizione, conservazione, comunicazione, la riforma del 2014 ha articolato per i musei statali quattro aree funzionali prevedendo a capo dei responsabili con specifiche professionalità e riconoscendo l’ evidente ruolo del direttore museale.

Il direttore che la Carta delle Professioni Museali di ICOM Italia indica come custode e interprete dell’identità e della missione del museo, nel rispetto degli indirizzi dell’amministrazione responsabile. Responsabile della gestione del museo nel suo complesso, dell’attuazione e dello sviluppo del progetto culturale e scientifico.

Il direttore nel far coesistere la visione culturale con le esigenze gestionali deve garantire l’autorevolezza scientifica dell’istituzione. Un ruolo tecnico assai composito, fondato sull’imprescindibile formazione culturale di livello e che si esplicita nella capacitò di rapportarsi, anche in termini manageriali, con l’organizzazione interna e con il contesto esterno, sia esso amministrativo e istituzionale, che di fruizione. Nel museo la visione culturale si confronta con la pratica quotidiana fatta di amministrazione, anzi per la specificità delle istituzioni museali italiane, di pubblica amministrazione. In un Paese dove l’aggettivo pubblico sembra spesso non riferirsi allo spirito di servizio nei confronti della collettività e del suo interesse (anche in rapporto alle future generazioni) ma all’obbligo di operare secondo quando definito a livello normativo. Con situazioni nelle quali l’applicazione della norma sembra essere l’obiettivo e non il mezzo, per quanto corretto, per raggiungere dei risultati.

In questi anni si è verificato concretamente la difficoltà di agire secondo una normativa che non considera il livello di alta specializzazione e di innovazione necessario per operare nel settore culturale. Tra le numerose criticità senza dubbio il tema del reclutamento e aggiornamento del personale nonostante l’evidente richiamo nel DM 113/2018 al personale del museo e alla presenza di specifiche figure professionali quale “aspetto essenziale per assicurare la corretta gestione di un museo, e la capacità di definire un efficace progetto culturale, coerente con la missione del museo e con adeguate azioni di fruizioni e valori”.

Una questione da porre in relazione anche alle future assunzioni: i musei italiani hanno urgente necessità di aggiornamento e di professionalità nuove che sappiano lavorare in una logica d’interazione e raccogliere le reali sfide delle nostre istituzioni. Attenzione quindi al prossimo ventilato reclutamento, è importante agire con una programmazione strategica, entrando nel merito delle situazioni e delle necessità, per raggiungere dei risultati di qualità consolidati.

I LUQV NEL SISTEMA MUSEALE NAZIONE: RICONOSCIMENTO DELLE FUNZIONI E NON ADEMPIMENTO

La politica di sostegno a dei livelli minimi di qualità non deve essere fraintesa con un appiattimento delle funzioni museali a degli standard quanto piuttosto il riconoscimento delle diversità. Il Sistema Museale Nazionale può essere l’opportunità per creare un ecosistema fondato sulla singolarità e interazione tra le unità. Nel riconoscimento di questa biodiversità, gli indicatori di qualità , uniformemente proposti su tutto il territorio nazionale, non sono finalizzati a valorizzare le dotazioni quanto piuttosto ad assicurare servizi culturali di qualità. Il sistema di autovalutazione proposto dal MiBAC per l’accreditamento non è una chek list ma l’avvio di un percorso di riflessione interno al museo su tematiche attuali, come peraltro mostra la grande attenzione ai rapporti con il territorio. Lo sviluppo di criteri dedicati al, mai troppo approfondito, VIII ambito degli Atti d’indirizzo del 2001, riconosce la peculiarità italiana: la stretta connessione del patrimonio museale con il territorio di riferimento.

Il Sistema Museale Nazionale attraverso i Livelli Uniformi di Qualità non fotografa le dotazioni museali ma sostiene il processo di miglioramento degli istituti in una logica di rete. Ciò mette in gioco il possibile nuovo ruolo dei musei autonomi e dei Poli Museali, quest’ultimi la vera novità e potenzialità della riorganizzazione dei musei del MiBAC. Nella realtà museale diffusa italiana i Poli museali dovrebbero/potrebbero diventare gli interlocutori territoriali chiave per costruire aggregazioni gestionali e di ricerca di tipo misto.

LA PIATTAFORMA DIGITALE: LO STRUMENTO E NON IL FINE

Così come sarebbe erroneo riconoscere nei Livelli Uniformi di Qualità un sistema di verifica degli adempimenti formali, altrettanto fuorviante potrebbe diventare considerare la piattaforma digitale l’espressione del Sistema Museale Nazionale.

La piattaforma è senza dubbio lo strumento privilegiato per sostenere i processi, l’obiettivo più grande sarà disegnare una strategia culturale complessiva fondata sulla massima integrazione di azione e programmazione tra Stato e Regioni e su alleanze tra pubblico e comunità, quest’ultime caratterizzate da aspirazioni sociali, economiche, produttive che proprio nella cultura potranno trovare gratificazione.

In questo affascinante, per quanto articolato e difficile panorama, il ruolo dei direttori museali non è di certo banale. Si trovano con la pratica quotidiana a delineare e sostenere il necessario processo di adeguamento della macchina amministrativa per la quale si auspica un atteggiamento costruttivo e creativo, recuperando il significato sostanziale delle procedure a garanzia di una visione di medio e lungo termine della pratica culturale dei nostri istituti museali.

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