Monica Barni Toscana bando ricercaI 100 assegni di ricerca in ambito culturale rappresentano “una misura molto innovativa, mai realizzata in nessuna altra regione italiana. Regione Toscana è molto attenta alle politiche di alta formazione, a partire proprio dal diritto allo studio. Oggi c’è grande bisogno di un’alleanza tra enti di ricerca e istituzioni culturali”. Lo ha detto la vicepresidente e assessore alla Cultura e Ricerca della Regione Toscana, Monica Barni, in occasione della presentazione del bando di finanziamento di 100 assegni di ricerca congiunta nell’ambito della filiera culturale e creativa regionale.

L’evento, che ha anticipato la pubblicazione del bando vero e proprio che avverrà verosimilmente all’inizio del 2019, si è tenuto presso l’aula Magna dell’Università degli studi di Firenze e ha visto la partecipazione anche del direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e del direttore Cultura e Ricerca, Roberto Ferrari, che ha illustrato il contenuto del bando rivolto a università ed enti di ricerca della regione.

I destinatari finali della misura (inquadrata nell’ambito del progetto GiovaniSì della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani) saranno cento assegnisti (che non abbiano compiuto i 36 anni) che svolgeranno la loro ricerca per la maggior parte all’interno delle istituzioni culturali che, insieme agli enti di ricerca, avranno vinto il bando regionale.

PROGETTI REALI, RISPOSTE PER LE ISTITUZIONI CULTURALI

Si tratta di una misura che punta a finanziare progetti reali, di alto profilo e che rispondano in maniera puntuale a esigenze concrete di ricerca delle istituzioni culturali. Un impegno che vuole anche stimolare percorsi collaborativi tra enti di ricerca e soggetti della filiera culturale e creativa regionale. Tanto che per partecipare al bando sarà obbligatorio presentare progetti che vedano coinvolti almeno un ente di ricerca e un’istituzione culturale. La Regione finanzierà il 90% dell’importo degli assegni biennali di ricerca (pari a 28 mila euro annui ciascuno) con risorse a valere sull’Asse A Occupazione (POR FSE 2014-2020 – Regione Toscana).

Barni, nel corso della sua introduzione prima della presentazione tecnica della misura regionale, si è detta “molto felice di vedere una partecipazione così ampia (l’aula magna dell’università era stracolma, ndr). E’ il segno che questo tema potrebbe suscitare un interesse ampio nelle istituzioni culturali e nel mondo accademico”.

UNA MISURA INNOVATIVA

Questi 100 assegni di ricerca sono “una misura molto innovativa, mai realizzata in nessun’altra regione – ha sottolineato Barni -. Regione Toscana è molto attenta alle politiche di alta formazione, a partire proprio dal diritto allo studio. Nell’offerta di servizi per il diritto allo studio la Toscana è la prima regione in Italia anche in termini di investimenti messi a disposizione. È un utilizzo convinto di risorse regionali per formare capitale umano”.

Si tratterà di “100 giovani – anche il titolo dà l’idea di una schiera di giovani che provengono dalle università o che lavorano nei centri di ricerca – che andranno a lavorare nelle istituzioni culturali regionali che, come si sa, formano una rete amplissima. Insieme a loro (e ad altri soggetti come imprese o fondazioni) potranno costruire una progettualità per la cultura”.

NUOVE ALLEANZE TRA CULTURA E RICERCA

Questo intervento, ha aggiunto la vicepresidente della Toscana, “vuole incidere in modo organico sulla qualità delle politiche culturali della Regione, ma anche sul tipo di offerta culturale. Il tema del ruolo dell’università per la formazione di giovani che lavoreranno nella nostra società è importantissimo”.

La Regione ha pensato di costruire “interventi innovativi sia nella contaminazione per mettere in moto un confronto culturale sia nella contaminazione fra ambiti e discipline diverse nel campo della ricerca. Non solo settore umanistico-culturale quindi, ma anche ambiti diversi come quello tecnologico, economico, statistico per andare a risolvere quei problemi reali che sono sentiti tali dalle istituzioni culturali”.

Obiettivo, spiega Barni, è intervenire “a favore della partecipazione culturale. Una maggiore partecipazione culturale contribuisce a creare comunità più coese, più aperte ed è tra le condizioni che facilitano la convivenza tra culture e comunità. Obiettivo finale quindi è la qualità della vita sociale delle nostre comunità”.

Infine, conclude l’assessore alla Cultura e Ricerca, “mi piacerebbe vedere contaminazioni e alleanze tra istituzioni culturali e istituzioni accademiche e di ricerca. Credo che ce ne sia molto bisogno. Una presenza così significativa oggi, mi fa ben sperare che questo intervento abbia successo”.

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