Abbazia PomposaSi terrà venerdì 7 dicembre presso l’Abbazia di Pomposa (Codigoro, FE) un confronto – promosso dal Mibac con il supporto di ALES S.p.A e in collaborazione con il Consorzio Uomini di Massenzatica e l’Università Politecnica delle Marche – sulla gestione consapevole dei valori del paesaggio, testimoniati dai demani civici e dalle proprietà collettive. L’evento si inquadra nell’ambito delle iniziative di pubblicizzazione del bando finalizzato alla selezione della migliore candidatura italiana per la VI Edizione del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa e per il conferimento del II Premio Nazionale del Paesaggio (scadenza bando: 20 dicembre 2018, presentazione progetti online sul sito www.premiopaesaggio.beniculturali.it). L’evento rientra anche tra le iniziative per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale.

Interverranno, fra gli altri, Mario Scalini (Direttore Polo Museale Emilia Romagna), Paola Desantis (Direttore Abbazia di Pomposa), Alice Zanardi (Sindaco del Comune di Codigoro), Cristina Ambrosini (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara), Barbara Paron (Presidenza della Provincia di Ferrara), Anna Mele (Responsabile dell’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio Emilia Romagna), Isabella Fera (Servizio Tutela del paesaggio – DG-ABAP- MIBAC), Andrea Sisti 8Presidente Ordine Mondiale degli Agronomi) e Paolo Grossi (Presidente emerito della Corte Costituzionale).

La partecipazione dell’Italia al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa, indetto con cadenza biennale dallo stesso Consiglio – come previsto dall’art.11 della Convenzione Europea del Paesaggio – ha costituito e costituisce un’importante occasione di promozione e divulgazione dei valori connessi al paesaggio, coerentemente con gli impegni assunti a Firenze nel 2000 all’atto della sottoscrizione della Convenzione Europea del Paesaggio anche da parte del nostro Paese.

L’evento di Pomposa rappresenta quindi anche un’occasione di confronto e dibattito multidisciplinare per riflettere attorno ai valori del Paesaggio attraverso l’intreccio tra saperi differenti. Un’opportunità per confrontare esperienze concrete di gestione consapevole delle risorse agro- ambientali e paesaggistiche che posso rappresentare, per sistema di valori e principi di sostenibilità, modelli di riferimento attorno al quale delineare opportunità e strategie per il futuro del territorio italiano.

Con l’approvazione della legge n. 168/2017 “Norme in materia di domini collettivi”, viene istituzionalmente riconosciuto il ruolo e l’importanza di questi soggetti giuridici nell’ordinamento italiano a tutela e salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, ed il contributo che possono dare allo sviluppo economico.

Le realtà dei demani civici e delle proprietà collettive si stima che si estendano in Italia per circa 1.500.000 ettari (circa il 40% del territorio nazionale a destinazione agro silvo – pastorale). Queste realtà sono state per prime studiate dall’Università di Trento e dal suo Centro studi, che attraverso un sapiente e intenso lavoro scientifico, che dura da ben 25 anni, ha permesso di riscoprire le caratteristiche e le peculiarità di ogni singola realtà del territorio nazionale.

Le proprietà collettive intendono essere interlocutrici preferenziali per le istituzioni nella gestione del patrimonio ambientale, nelle iniziative di sviluppo del territorio, nella valorizzazione dell’identità sociale e culturale delle comunità: una forma particolare di proprietà capace di apportare uno specifico contributo alla valorizzazione del territorio e del paesaggio.

La natura collettiva dei beni comporta l’esigenza di uno sviluppo sostenibile e consapevole dei territori, da parte delle comunità che da sempre li hanno amministrati e gestiti, secondo regole millenarie, all’unico scopo di riconsegnarli in tutto il loro valore alle generazioni future. Il coordinamento tra soggetti, istituzioni e comunità locali diventa il fattore decisivo per la convergenza degli investimenti e lo sviluppo di progetti di territorio. Dall’obbligo di responsabilità intergenerazionale, scaturisce l’idea di modelli produttivi sempre più sostenibili, in grado di costruire biodiversità in una visione di riqualificazione e rigenerazione paesaggistica. Tali modelli produttivi possono rivelarsi fattori di competizione e riconoscibilità per il rilancio territoriale, occasioni di innovazione, internazionalizzazione e sviluppo rurale in termini di valore sociale ed economico.

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