“A un mese di distanza ancora non c’è la firma del Presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia al decreto che attiva il bonus cultura per i nati del 2000. È una vergogna”. La capogruppo del Partito democratico in commissione Cultura della Camera, Anna Ascani, critica il ritardo con cui sta procedendo la pubblicazione del Decreto della Presidenza del Consiglio sulla 18App per i ragazzi che compiono 18 anni nel 2018. La deputata Pd ha appreso dalla Corte dei Conti che il governo ancora non ha inviato il decreto per ottenere il via libera. Il Mibac, dal canto suo, ribadisce che quanto era in capo al ministro Bonisoli è stato fatto e che per l’invio alla Corte sono necessarie anche le firme di Giovanni Tria (Economia) e del premier Giuseppe Conte. Ascani commenta: “Non mi interessa quanta responsabilità abbia Bonisoli. Per me c’è un governo. Bonisoli se vuole fare il suo mestiere deve pretendere che una volta che lui firma un decreto, quel decreto abbia un iter normale”, spiega ad AgCult.

La deputata democrat insiste: “Se in 13 giorni non sono riusciti neanche a farci mettere sopra la firma di altri due ministeri è evidente che il problema è loro, interamente del governo ed è inutile che si scarichino le colpe uno con l’altro”.

Ma per l’Ascani non è solo la lentezza il problema. Gli esponenti del Movimento “hanno mentito perché due giorni fa una deputata e una senatrice dei Cinquestelle dicevano che il Decreto era alla Corte dei Conti. Oggi la Corte dei Conti invece dice che quel decreto non è mai arrivato. Hanno mentito e stanno allungando i tempi intenzionalmente. L’ultimo parere, quello del Garante, è arrivato il 7 novembre: un mese fa”.

Da cosa dipende questo ritardo? “Secondo me per lo più è superficialità. Dopo di che, questo strumento il governo non lo ama, con la Legge di Bilancio in maniera ipocrita di fatto lo cancella. Stabiliscono un meccanismo nuovo con l’Isee e solo per capire chi ne avrà diritto ci vorrà almeno un anno. E i soldi sono solo per il 2019. È un modo per cancellarlo, ma non hanno il coraggio di ammetterlo”.

Inoltre, sottolinea, “quando poi il decreto arriverà alla Corte dei Conti davvero ci sono dei tempi tecnici di esame. Si rischia di andare oltre dicembre”. In ogni caso, conclude la capogruppo pd in VII commissione, un effetto questa ‘scoperta’ potrebbe portarla: “Adesso accelereranno perché me ne sono accorta io, ma se non avessi scritto alla Corte che cosa sarebbe successo? Non si possono prendere in giro i ragazzi, non è accettabile”.

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