Resteranno aperte al pubblico fino all’1 maggio 2019 le mostre “Alessandro Imbriaco. Un posto dove stare” e “Temporalità e permanenza. Sculture di María Lagunes”, promosse dal Parco Archeologico dell’Appia Antica in collaborazione con Electa, e allestite in due dei monumenti che si affacciano sulla regina viarum.

“L’Appia continua oggi a essere un laboratorio per la cura del Patrimonio, che adeguatamente restaurato e ben mantenuto può offrire infinite, e a volte inattese, occasioni di esperienze culturali che entrano nella storia dei luoghi contribuendo a osservarli e viverli”. Le parole di Rita Paris, Direttore uscente del Parco Archeologico dell’Appia Antica, riassumono lo spirito che accomuna la realizzazione delle due mostre visitabili in altrettanti monumentali spazi dell’antica via, che recuperano con l’occasione vesti e funzionalità adatte alla fruizione pubblica.

La mostra fotografica “Alessandro Imbriaco. Un posto dove stare” – curata da Simona Turco, Ilaria Sgarbozza e Alessandro Imbriaco – è ospitata dal 15 dicembre nel Casale di Santa Maria Nova. L’esposizione presenta il lavoro, solo in parte edito, che Alessandro Imbriaco, tra i principali fotografi italiani in attività, ha svolto tra il 2007 e il 2011 sul tema dell’occupazione abusiva degli spazi pubblici e privati. Imbriaco ha documentato l’emergenza abitativa e riflettuto sul destino delle persone in essa coinvolte, arrivando a definire diversi modi di abitare. È entrato nelle case e nelle vite degli uomini e delle donne che, tra diffidenza ed emarginazione, trovano nei luoghi dismessi e inutilizzati ‘un posto dove stare’. Con il pensiero a Michel Foucault, Imbriaco riflette sul potere che, rinunciando a governare fenomeni complessi, offre di essi una narrazione parziale.

“Temporalità e permanenza. Sculture di María Lagunes” è il titolo della rassegna allestita dal 13 dicembre presso il Complesso monumentale del Mausoleo di Cecilia Metella e del Palazzo Caetani, curata da Rita Paris con María Margarita Segarra Lagunes. Con ventinove opere che vanno dagli anni Settanta a oggi, la scultrice messicana, abile nel lavorare il bronzo, crea veri e propri spazi architettonici in cui figure stilizzate e contorte, allungate e levigate, si moltiplicano, col prevalere dei vuoti sui pieni.

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