Il nostro patrimonio culturale è sempre più esposto ai cambiamenti climatici e ai rischi naturali che ne minacciano l’integrità, rendendo più difficile la sfida della conservazione. Ecco perché è necessario mappare gli strumenti esistenti per la gestione del rischio e fornire raccomandazioni per rispondere alle catastrofi. “Nonostante ci sia l’evidenza che il cambiamento climatico ha un effetto sul patrimonio culturale, ancora purtroppo non esistono – o sono sporadici – piani che contengono misure specifiche per la protezione del patrimonio”, ha detto ad AgCult Alessandra Bonazza, che coordina il Gruppo di ricerca ‘Rischi naturali, ambientali e antropici del patrimonio culturale’ dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR. Bonazza ha preso parte a Vienna alla conferenza di chiusura dell’Anno europeo del patrimonio culturale, presentando i risultati dello studio “Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters”, finanziato dalla Commissione europea.

LO STUDIO

Si tratta di una mappatura delle strategie e degli strumenti per la gestione del rischio per il patrimonio culturale, presentata già nel marzo scorso nell’ambito del Forum europeo della Protezione civile (per approfondimenti leggi: Formazione, sensibilizzazione e più governance: la ricetta europea per i beni culturali a rischio). Bonazza a Vienna ha acceso i riflettori sulla sfida del cambiamento climatico e ricordando l’accordo di Sendai (2015) per ridurre i rischi dei disastri, ha sottolineato che “esiste una politica legata alla riduzione del rischio, un importante riferimento per la protezione del patrimonio”, ma che lo studio presentato “fornisce delle raccomandazioni che vanno a implementare l’accordo di Sendai in modo specifico per il patrimonio culturale”.

PREVENZIONE E PREPARAZIONE ALL’EMERGENZA

Pensando al futuro, secondo Bonazza, “le misure e le strategie da proporre devono essere focalizzate sulla preparazione, per essere pronti ad affrontare le emergenze e non ad agire in emergenza non avendo strumenti adeguati”. E’ stato messo in evidenza, inoltre, “quanto sia importante lavorare sulla valutazione quantitativa dell’impatto sul patrimonio culturale in seguito all’effetto di diversi rischi”, ha proseguito Bonazza ricordando che “a seconda di dove ci collochiamo in Europa e di quanto il patrimonio culturale sia esposto, la situazione cambia”. Necessario, poi, lavorare “in modo da avere scenari multi-rischio”, puntando soprattutto sulla “prevenzione, mettendo a punto dei sistemi di allerta indirizzati in modo specifico alla salvaguardia del patrimonio”.

CAPITALIZZARE I RISULTATI

Se ci spostiamo sul campo prettamente scientifico e di ricerca, secondo Bonazza bisogna “utilizzare quello che è stato fatto. Molti progetti sono stati finanziati dalla Commissione europea su questi argomenti. Bisogna capitalizzare i risultati e metterli a sistema in modo che possano essere utilizzati da chi deve prendere decisioni e deve gestire il patrimonio culturale, e anche da chi agisce nell’emergenza, come Protezione Civile e Vigili del Fuoco, che devono prendere decisioni su cosa salvare”. Necessaria, quindi, una “migliore comunicazione tra il mondo accademico e chi poi prende le decisioni”.

Per approfondimenti:

Lo studio “Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters”

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