Barni bacchella CoopcultureIl contributo del settore privato alla cultura non si può ricondurre solo al mecenatismo o al funding, non si può misurare solo in euro. Combinare gli investimenti ad una gestione partecipata e a lungo termine si traduce infatti anche in uno sviluppo sostenibile del territorio, con la crescita dell’occupazione qualificata e sull’economia di intere aree. Insomma un effetto moltiplicatore di cui sono in molti a beneficiare.

Lo ha sottolineato la presidente di CoopCulture, Giovanna Barni, intervenuta al panel “Finanziamento delle arti e della cultura: Il ruolo del settore privato” organizzato a Venezia nell’ambito della conferenza Ocse su Cultura e sviluppo locale. Presenti, tra gli altri, Ugo Bacchella (presidente della Fondazione Fitzcarraldo), Renzo Turatto (Ocse Venezia), Giovanni Dell’Olivo (direttore di Fondazione di Venezia).

SVILUPPO SOSTENIBILE DEL TERRITORIO

“L’intervento dei privati nel settore della cultura può avvenire in molte forme e per di più il privato si esprime in molti modi. Nello specifico CoopCulture e il mondo cooperativo agiscono perseguendo l’interesse pubblico della valorizzazione dei beni culturali, della loro piena e corretta fruizione e insieme una visione della cultura come volano economico positivo e sostenibile”, spiega Barni. “Il sostegno dei privati è, insomma diverso e diversamente misurabile. Ad esempio il nostro contributo non si conta in euro raccolti (come avviene per sponsorship e funding) ma può essere valutato in termini di investimenti e di impatto per uno sviluppo sostenibile del territorio. Sono veri e propri outcome (risultati oltre che produzioni) che vogliamo mettere a disposizione dell’OCSE per la comparazione tra modelli”.

LAVORO ED ECONOMIA LOCALE

“Io ho illustrato al convegno promosso dall’Ocse come attraverso le nostre gestioni – prosegue la presidente di CoopCulture – e grazie al nostro approccio cooperativo, sosteniamo le economie territoriali: pensiamo alle produzioni locali che poi entrano nei nostri store, ai servizi turistici correlati alle visite, alla molteplicità di partner culturali , ma anche tecnologici, che collaborano nelle nostre programmazioni di iniziative di audience development. Ma pensiamo anche alla quantità e alle caratteristiche del lavoro prodotto: cooperativo e culturale, e quindi più equo e di qualità, con una prevalenza di donne (73 per cento) e laureati (53 per cento) e con un’attenzione alla crescita di competenze. Solo nuovi modelli integrati e partecipati di valorizzazione del patrimonio possono massimizzare gli impatti sociali e generare un’economia circolare perché laddove si condividono obiettivi di lungo termine è lo stesso gestore ad investire nella ristrutturazione di spazi innovativi per l’accoglienza, laboratori per la didattica, aree di socializzazione. E’ questo il caso della lunga collaborazione con la Comunità ebraica di Venezia che ha visto la crescita di un nuovo museo e la rigenerazione di un intero quartiere”

L’ESEMPIO DI PALAZZO MERULANA A ROMA

“Stiamo lavorando sempre di più mettendo insieme investimenti nell’innovazione accompagnati anche da una gestione inclusiva e partecipata, perché siamo conviti che questo alimenta anche quel fattore reputazionale che è di stimolo agli investitori privati. Ho fatto l’esempio di Palazzo Merulana a Roma: un luogo molto speciale restituito al decoro e alla cittadinanza, che è diventato – in un quartiere vivo e complesso – anche un attivo hub culturale del territorio, un punto di riferimento per la città e un grande incentivo perché si investa anche per sentirsi parte di una comunità e motore di crescita di un territorio”, ha concluso la Barni.

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