Crafts Laboratory (Mariestad)

Come migliorare, promuovere e proteggere le competenze delle persone che assicurano la sostenibilità del patrimonio culturale europeo? E come sostenerle a sviluppare nuove abilità necessarie a progredire verso una gestione più integrata del patrimonio culturale? L’Unione europea cerca di rispondere a queste domande con un documento presentato a Vienna durante la chiusura dell’Anno europeo del patrimonio culturale. Il rapporto è il risultato dello sforzo collettivo degli esperti di 22 Stati membri (più l’Islanda) e fornisce linee guida e raccomandazioni su abilità, formazione e trasferimento di competenze, per un nuovo panorama europeo delle professioni culturali. “Avendo rivisto completamente il quadro dell’approccio al patrimonio culturale è evidente che le professioni devono adesso svolgere un ruolo centrale e, in qualche caso, anche diverso”, afferma ad AgCult Erminia Sciacchitano, in forza alla Commissione europea e Chief Scientific Advisor dell’Anno europeo del patrimonio culturale.

IL TRASFERIMENTO DI COMPETENZE

E in effetti, nell’arco di pochi anni, la politica europea riguardante il patrimonio culturale è stata completamente rivista. Una nuova prospettiva si muove verso un approccio olistico al patrimonio, incentrato su individui e comunità. Questa struttura cambia il modo in cui le istituzioni culturali gestiscono, proteggono e danno accesso al loro patrimonio. Cambia il modo in cui i cittadini si sentono parte del loro patrimonio e influenza la maniera in cui i professionisti si occupano di esso. “Ci sono dei problemi che riguardano le professioni tradizionali del patrimonio culturale, come quello del trasferimento di conoscenze, dovuto al fatto che ci sono grandi tagli, in particolare nell’amministrazione pubblica – prosegue Sciacchitano -. Chi va in pensione non sa a chi lasciare il testimone. Una grande eccellenza europea rischia di scomparire se non affrontiamo seriamente questo problema, che è una vera e propria emergenza”.

UN PATRIMONIO CHE RISCHIAMO DI PERDERE

Il documento – che sarà pubblicato in forma completa a gennaio – è stato realizzato nell’ambito dell’Anno europeo del patrimonio culturale e rientra nelle dieci iniziative lanciate dalla Commissione europea per garantire che l’Anno lasci un’eredità anche dopo il 2018 (l’ottava iniziativa è, infatti, “Abilità legate al patrimonio”). L’obiettivo è individuare esigenze e necessità dei professionisti dei beni culturali e fornire raccomandazioni affinché le loro competenze non vengano perse. “C’è un altro tema importante – sottolinea Sciacchitano -: tenere in considerazione in maniera sinergica tutta quell’area di conoscenze e di competenze che riguarda il saper fare tradizionale. Nel rapporto affrontiamo questo tema attraverso alcuni esempi, come i casi di formazione degli artigiani che lavorano nel campo del restauro. Alcune tecniche tradizionali, che riguardano per esempio le murature o la decorazione, rischiano di andare perse perché questi artigiani non sanno a chi passare il testimone”.

VISITE STUDIO E BUONE PRASSI

Il gruppo di esperti ha effettuato visite studio in alcuni Paesi europei per raccogliere buone pratiche. “Esempi utili – commenta Sciacchitano -. Abbiamo potuto conoscere personalmente le storie e avere suggerimenti sul campo”. Gli esperti sono stati in Romania (Dimitrie Gusti National Village Museum di Bucarest), in Belgio (a Lovanio hanno conosciuto due realtà: il progetto Itinera Nova dell’Archivio della città, e la Central University Library con il suo carillon). Tappa, poi, in Svezia (Gunnebo House and Gardens di Goteborg e Mariestad Crafts Laboratory), in Portogallo (Museo etnologico nazionale, Museo delle carrozze, Museo dell’Azulejo, Ecomuseum do Seixal) e infine in Austria (Certosa di Mauerbach). “In Austria – racconta Sciacchitano – ci sono solo tre persone che sanno fare lo stucco tradizionale. E’ difficile portare a compimento un lavoro completo quando si interviene su un edificio storico, se non c’è chi sa mettere mano sugli stucchi”.

LE NUOVE COMPETENZE

E’ stato affrontato, poi, il tema di “come attrarre i giovani alle professioni e di come formare i lavoratori che si occupano di patrimonio, che hanno bisogno di un apprendimento permanente per migliorare e tenersi aggiornati”, afferma Sciacchitano. Tenendo sempre in considerazione “le nuove strade che si stanno aprendo: ovviamente il digitale, ma anche quelle nuove competenze necessarie per gestire nuovi approcci”, spiega ancora Sciacchitano ricordando per esempio che “l’approccio partecipato necessita di competenze non tradizionali, come quella di mediazione. Se si guarda quello che abbiamo messo nel Piano d’azione europeo per il patrimonio culturale, si vedrà che stiamo ragionando anche su come dar seguito a questo lavoro, che ha messo insieme esperti del patrimonio ma anche dell’educazione”.

RACCOMANDAZIONI E PROPOSTE

Le raccomandazioni contenute nel rapporto si basano su esempi e studi di buone pratiche e richiederanno azioni e coordinamento da parte delle principali parti interessate: decisori politici (a livello nazionale e dell’Ue), istituti di istruzione e formazione, istituzioni culturali e associazioni. I consigli mirano a massimizzare i benefici che l’Europa deve ottenere grazie al miglioramento delle competenze, della formazione e del trasferimento di conoscenze. Ciò può essere sintetizzato con i quattro pilastri dell’Anno europeo del patrimonio culturale: impegno, protezione, sostenibilità e innovazione, senza dimenticare la dimensione trasversale delle relazioni internazionali. Vengono forniti strumenti concreti, “tenendo conto che sia cultura che educazione cadono nel campo della sussidiarietà – ricorda Sciacchitano -. Molte cose si possono fare a livello europeo, come questa, alcune cose devono essere fatte a livello nazionale. Il gruppo propone raccomandazioni per tutti i livelli e proposte concrete di cosa andrebbe fatto”.

QUATTRO GRUPPI DI LAVORO

Sono stati creati quattro gruppi di lavoro per concentrarsi su altrettante aree: sensibilizzazione, istruzione e formazione, apprendimento permanente e trasferimento di conoscenze. Scelti, poi, quattro gruppi di persone. Cè Tom e la sua famiglia: si divertono a visitare i musei, ma non hanno idea di cosa succede “dietro le quinte” del settore culturale. C’è Myriem, studentessa di architettura, e le sue amiche: il settore culturale è alla ricerca delle loro capacità ma spesso i due mondi – quello accademico e quello lavorativo – non dialogano. C’è David e i suoi colleghi: lavorano nel campo dei beni culturali ma senza un piano di sviluppo professionale per rinnovare le capacità. Infine c’è Laura, restauratrice con anni di esperienza, e la sua rete: esperti del patrimonio culturale che vorrebbero condividere le conoscenze, soprattutto perché molti di loro sono vicini alla pensione. Oggi, però, ci sono troppe poche opportunità per farlo.

PER UN DIALOGO TRA VECCHIE E NUOVE GENERAZIONI

Tom, Myriem, David e Laura rappresentano diverse fasi dei (potenziali) professionisti del patrimonio. “Abbiamo diviso così il lavoro – spiega Sciacchitano -: una guida a quattro momenti concreti nella vita di chi si occupa di patrimonio culturale e tutto il report segue questi quattro momenti”. Ogni fase ha un effetto sull’altra e questo dimostra che le persone sono al centro del trasferimento di conoscenze e competenze. L’obiettivo? “Far chiudere il cerchio – chiosa Sciacchitano -. Attrarre i giovani alle professioni è uno dei compiti di chi lascia le redini, di chi deve trasferire conoscenza ma allo stesso tempo deve accettare che le nuove generazioni portino nuove competenze necessarie al settore”. “Deve essere un circuito che si alimenta positivamente tra vecchie e nuove generazioni. In fondo questo è il tema dell’Europa. Rischiamo di perdere tutta questa eccellenza se non si sviluppa un meccanismo serio”.

UN LAVORO SISTEMATICO

C’era quindi “l’urgenza di fare un lavoro sistematico. Di tutto l’Anno europeo – afferma Sciacchitano – questo è uno dei lavori che mi ha dato più soddisfazione, dove io vedo le possibilità più concrete di poter fare qualcosa seriamente a breve termine”. Nel Piano d’azione europeo del patrimonio culturale “c’è un capitolo su questo tema – spiega Sciacchitano – dove si annuncia che stiamo studiando ed esplorando tutte le misure possibili per dare seguito a questo lavoro. Era necessario mettere insieme tutto il settore, identificare bisogni e necessità, e le strade su cui lavorare”.

Per approfondimenti:

La sintesi del rapporto sulle professioni del patrimonio culturale

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