mare liguria turismoAlle attività turistiche sono direttamente riconducibili oltre il 5 per cento del PIL e oltre il 6 per cento degli occupati del Paese. L’Italia, dopo un periodo di crisi del settore, dal 2010 è in una fase di ripresa trainata soprattutto dal turismo culturale, che tende però a concentrarsi in poche località. Per un ulteriore sviluppo, il nostro Paese ha bisogno di destagionalizzare l’offerta turistica e delocalizzarla rispetto alle mete più gettonate. Per fare questo necessita di una guida nazionale delle politiche turistiche per governare i macro-fenomeni, dello sviluppo digitale delle offerte e di infrastrutture in grado di rendere raggiungibili le destinazioni, soprattutto al Sud. E per definire politiche di intervento mirate sono essenziali analisi rigorose e un’adeguata disponibilità di dati.

La Banca d’Italia ha presentato i risultati di una ricerca sul turismo nel nostro Paese, “Turismo in Italia. Numeri e potenziali di sviluppo”, presso il Centro Carlo Azeglio Ciampi per l’educazione monetaria e finanziaria. Il Vice Direttore Generale Fabio Panetta ha aperto i lavori del Convegno che ha seguito la presentazione delle analisi.

IL TURISMO NELL’ECONOMIA ITALIANA

Nel complesso, spiega il vicedirettore Fabio Panetta nel suo intervento al convegno, ci troviamo di fronte a “un settore fondamentale per l’economia e l’immagine dell’Italia, impegnato in una fase di ripresa dopo un periodo di appannamento”.

Nell’ultimo ventennio la quota dell’Italia sulla spesa turistica mondiale ha subito un calo che non dipende unicamente dall’affermazione di nuove destinazioni: la diminuzione è infatti maggiore di quella osservata per le altre grandi mete turistiche europee, quali Francia e Spagna. In questo arco di tempo la spesa dei turisti esteri nel nostro Paese non ha tenuto il passo della domanda potenziale di servizi turistici proveniente dai nostri tradizionali bacini di riferimento. Il ritardo è stato ampio fino al 2010, quando la spesa dei turisti stranieri in Italia è aumentata – rispetto al 1999 – di meno del 10 per cento, a fronte di un’espansione della domanda potenziale di quasi il 40; ne è derivata una perdita media annua di ricavi potenziali valutabile in circa 4 miliardi di euro.

La ripresa successiva al 2010 è stata trainata dal recupero dell’attrattività internazionale nei confronti dei turisti provenienti sia da paesi extra europei, sia da luoghi più vicini e fondamentali per il nostro turismo come la Germania, la cui quota sulla spesa totale si era ridotta a causa della concorrenza di mete alternative. I ricavi riconducibili ai turisti italiani hanno mostrato anch’essi chiari segni di ripresa dal 2015.

IL MEZZOGIORNO

Tuttavia, vaste aree dell’Italia non traggono beneficio quanto potrebbero dai movimenti turistici internazionali. È questo il caso soprattutto del Mezzogiorno. “Nelle regioni meridionali – ha aggiunto Panetta – sono ubicati oltre la metà dei siti archeologici italiani, un quarto dei musei, quasi l’80 per cento delle coste e i tre quarti del territorio destinato a parchi nazionali. Ciò nonostante, il Sud e le Isole attraggono solo il 15 per cento della spesa totale dei turisti stranieri in Italia. Anche dopo i progressi degli ultimi anni, gli spazi per valorizzare le risorse paesaggistiche, artistiche e culturali del Mezzogiorno rimangono molto ampi. Per di più, il rapporto mostra che le aree in ritardo e con il minor livello di utilizzo delle risorse umane sono quelle in cui sarebbero maggiori i vantaggi di un aumento dei ricavi turistici”.

Nell’intero territorio nazionale “la valorizzazione delle aree ad alto potenziale turistico può contribuire in misura decisiva a contenere l’affollamento delle mete di maggiore richiamo. La ripresa dei flussi dell’ultimo decennio è stata infatti trainata soprattutto dal turismo culturale, che tende a concentrarsi in poche località”.

I VANTAGGI DELLA DELOCALIZZAZIONE

Il rapporto di Bankitalia “ribadisce i vantaggi di ridurre la concentrazione dei flussi turistici nei mesi estivi. L’eccessiva stagionalità delle presenze comprime il grado di utilizzo medio delle strutture ricettive, oggi assai basso nel confronto internazionale. Si tratta di un problema che può essere attenuato espandendo l’offerta di soggiorni con motivazioni culturali e di breve durata al di fuori dell’alta stagione. Progressi possono essere conseguiti sviluppando segmenti quali il turismo congressuale e fieristico, che se ben governati possono accrescere l’utilizzo delle strutture nel corso dell’intero anno”.

POLITICHE DI SETTORE E TRASVERSALI

Secondo il vice direttore generale della Banca d’Italia, “la piena valorizzazione delle risorse turistiche dell’Italia richiede che l’impegno degli operatori sia sostenuto da adeguate politiche sia di settore sia trasversali. È una condizione essenziale per il successo di un comparto le cui sorti sono legate strettamente alla qualità dei servizi pubblici e all’efficienza delle infrastrutture fisiche e immateriali”.

LE NUOVE TECNOLOGIE

Anche in questo campo è cruciale la sfida della digitalizzazione. “Dalla capacità di colmare il ritardo nell’innovazione e nel ricorso all’information technology dipenderà la possibilità di innalzare il nostro livello di benessere. Il turismo è investito appieno dalla rivoluzione tecnologica. Da Internet transita l’informazione utilizzata da una parte crescente dei viaggiatori per progettare le proprie vacanze e selezionare le mete preferite. La rete consente di prenotare direttamente i servizi di viaggio, di accedere alle informazioni relative alle strutture ricettive, alle attrazioni paesaggistiche, culturali e ricreative. Le tecnologie digitali sono cruciali per conferire visibilità e accessibilità alle aree e alle strutture meno note, contribuendo per questa via a valorizzarle”.

Per questo, “un forte impegno pubblico è necessario per stimolare l’innovazione, per consentire ai territori e ai singoli operatori di beneficiare appieno dalla rivoluzione tecnologica; è indispensabile per rafforzare il capitale umano sia all’interno delle imprese, sia al di fuori di esse. Su questo fronte l’economia italiana registra ritardi, e il settore turistico non fa eccezione”.

I SERVIZI DI TRASPORTO

La valorizzazione dei territori richiede infine servizi di trasporto efficienti. “Soprattutto le regioni del Mezzogiorno hanno bisogno sia di adeguati collegamenti diretti con gli altri paesi europei sia di una rete locale di trasporti in grado di valorizzare le coste e le località di elevato interesse artistico e culturale. Recenti esperienze di apertura di collegamenti aerei mostrano i benefici che possono derivare da spese mirate, che rendano accessibili aree altrimenti ai margini degli itinerari turistici. Gli investimenti in infrastrutture di trasporto, la loro adeguata manutenzione sono per il turismo ancor più rilevanti che per altri settori”.

COORDINAMENTO NAZIONALE PER LE POLITICHE TURISTICHE

Le politiche del turismo non possono prescindere dal ruolo trainante dei territori dove l’offerta si concretizza. “Ma esse richiedono una guida nazionale per governare macro-fenomeni quali l’apertura di nuovi mercati; per gestire e promuovere l’immagine dell’Italia nel mondo attraverso tutti i canali disponibili; per affiancare i territori nel disegnare politiche mirate allo sviluppo di prodotti di alta qualità; per rafforzare la competitività degli operatori, con politiche favorevoli all’innovazione”.

“Analisi rigorose e un’adeguata disponibilità di dati sono essenziali per migliorare la capacità di interpretare le tendenze in atto, per definire politiche di intervento appropriate. È necessaria, a tali fini, un’informazione statistica sul turismo tempestiva e di alta qualità, che permetta di esaminare l’evoluzione della domanda e dell’offerta e di valutare l’efficacia delle strategie, pubbliche e private, di sviluppo del settore. Nei limiti delle nostre competenze, siamo pronti a collaborare con le altre istituzioni, mettendo a disposizione il nostro patrimonio di informazioni e la nostra capacità di analisi”.

Approfondimenti:

Leggi la ricerca di Bankitalia

Rispondi