Nel 2030 con la cultura si mangerà o non si mangerà? Quale influenza eserciteranno le politiche europee sul settore culturale italiano? Da qui al 2030 quali saranno le principali tendenze quantitative e qualitative nei vari comparti (cinema, musica, teatro, arti visive, ecc.)? In sintesi, da qui al 2030 quali saranno i maggiori ostacoli all’organizzazione della cultura in Italia? Quali gli incentivi? Che peso avranno le sponsorizzazioni private nel finanziamento della cultura? A tutte queste domande, e ad altre, ha tentato di dare una risposta la ricerca “Cultura 2030”, promossa dai parlamentari M5S Luigi Gallo e Michela Montevecchi (rispettivamente presidente e vicepresidente delle Commissioni Cultura di Camera e Senato) e presentata nelle scorse settimane a Roma.

Per illustrare i risultati della ricerca si è inoltre tenuto al Museo Macro di Roma un incontro nel corso del quale è stato approfondito il tema dell’arte digitale, alla presenza di alcuni dei maggiori esperti del settore.

Oltre al presidente della VII commissione di Montecitorio Luigi Gallo, sono intervenuti anche il sociologo Domenico De Masi, curatore della ricerca, Gianluca Del Gobbo, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico (HER – Human Ecosystems Relazioni), Caterina Tomeo (Curatrice), Luca Ruzza (Arte e spettacolo, La Sapienza), Gregorio De Luca Comandini (Artista / None). L’evento si è tenuto nell’ambito di ‘Fotonica’, il festival gratuito che indaga le forme artistiche legate all’elemento luce nel contesto contemporaneo.

GALLO

I temi fondamentali, ha spiegato Gallo a margine dell’evento, sono due. “Il primo è l’accesso alla conoscenza: parliamo tanto della società della conoscenza ma per averla è necessario avere accesso gratuito alla conoscenza, come ad esempio stiamo facendo con la ricerca (leggi). Questo serve a rendere veramente le persone dei cittadini attivi. Il secondo tema – spiega – riguarda il digitale e quanto questo settore sta diventando strategico. Dalla ricerca Cultura 2030, infatti, si evince che in ambito culturale il digitale sarà una delle componenti che contribuiranno maggiormente all’occupazione”.

Per questo, ricorda il deputato pentastellato, “in manovra abbiamo messo 4 milioni di euro (leggi) per proseguire l’attività di digitalizzazione del patrimonio culturale, proprio perché crediamo che l’infrastruttura digitale debba crearla lo stato, creando un’opportunità anche per le imprese”.

“La ricerca dice infatti che nel 2030 ci saranno i presupposti per avere delle multinazionali italiane che lavoreranno sulla digitalizzazione dei beni culturali e delle arti, ed è bene quindi che uno Stato si attrezzi per creare quell’infrastruttura che serve. Pensiamo che avere delle infrastrutture pubbliche garantisca l’esercizio del controllo da parte dei cittadini e una maggiore potenzialità ed efficacia per le imprese”.

CULTURA 2030

La prossima tappa per presentare la ricerca Cultura 2030, ha aggiunto, “sarà incentrata su scienza e tecnologia all’Università La Sapienza di Roma; un’altra sarà su cultura e giovani alla Federico II di Napoli. Questi e altri appuntamenti nel 2019 si terranno per stimolare non solo il dibattito nel paese ma anche le imprese culturali, che così capiranno un indirizzo e riusciranno a meglio orientare le loro attività per non essere impreparate agli scenari del futuro”, ha concluso Gallo.

Leggi anche:

Cultura 2030, si chiude convegno M5S. Montevecchi: sapere critico ci traghetterà da un’epoca all’altra

Cultura 2030, al via convegno M5S. Gallo: riflettere per trovare risposte a crisi

Musei, Vacca: digitale sfida fondamentale che dobbiamo vincere

Beni culturali, Bonisoli: non vedo problemi in collaborazione pubblico-privato

Articoli correlati