Si sono concluse nei giorni scorsi le procedure per l’assunzione di 160 restauratori al Ministero per i beni e le attività culturali. A dare loro il benvenuto nella sala Spadolini negli uffici del Collegio Romano c’erano il Ministro, Alberto Bonisoli, il Sottosegretario, Gianluca Vacca, il Segretario Generale, Giovanni Panebianco, e il Capo di Gabinetto, Tiziana Coccoluto. I neo assunti prenderanno servizio già dal 7 di gennaio del 2019.

BONISOLI E PANEBIANCO

“È stato un iter di assunzione un po’ più lungo del normale – ha commentato il Ministro Bonisoli – ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Come ho già avuto più volte modo di ribadire, in questo ministero servono forze nuove che riescano a portare avanti la macchina amministrativa e ci permettano di rendere sempre più fruibile l’immenso patrimonio culturale che, come Ministero, amministriamo. Benvenuti e buon lavoro”.

“Oggi per voi è certamente un giorno speciale – ha detto ai restauratori il Segretario Generale, Panebianco – sia perché firmate un contratto di assunzione sia, soprattutto, perché diventate funzionari dello Stato. Una cosa che deve rendervi orgogliosi e fieri”.

LE DESTINAZIONI

I restauratori saranno così distribuiti: 7 in Abruzzo, 1 in Basilicata, 3 in Calabria, 20 in Campania, 7 in Emilia Romagna, 1 in Friuli Venezia Giulia, 37 in Lazio di cui 15 presso l’Istituto Centrale per la Conservazione ed il Restauro, 4 in Liguria, 8 in Lombardia, 5 nelle Marche, 3 in Molise, 5 in Piemonte, 10 in Puglia, 4 in Sardegna, 2 in Sicilia, 38 in Toscana di cui 25 presso l’Opificio delle Pietre Dure, 3 in Umbria e 2 in Veneto.

UN ITER TRAVAGLIATO

I restauratori erano rimasti l’unica categoria a non essere stata inserita nell’organico del Ministero dopo il concorso del 2016 “500 funzionari per la Cultura” indetto dall’allora ministro Dario Franceschini. A bloccare l’assunzione dei restauratori era stato uno dei requisiti richiesti: l’iscrizione all’elenco professionale. Nell’ormai lontano 22 giugno del 2015 il ministero dei Beni culturali pubblicò un bando “per l’acquisizione della qualifica di Restauratore di beni culturali”. Una sorta di albo professionale previsto dall’articolo 182 del Codice dei Beni culturali in cui gli aspiranti restauratori avrebbero dovuto dimostrare di essere tali con titoli ed esperienze lavorative (certificati dei lavori svolti con buon esito, diplomi di corsi regionali o di scuole statali e certificati di laurea). Un elenco professionale al fine di stabilire chi potesse o meno esercitare la professione.

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