Silvia Costa Mibac“La dimensione culturale è indispensabile se vogliamo dare un futuro al progetto europeo”. A parlare è l’europarlamentare italiana Silvia Costa, protagonista al Mibac del secondo appuntamento del ciclo Classi Aperte, promosso nell’ambito del corso Scuola del Patrimonio 2018-2020, organizzato dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali. Silvia Costa ha affrontato il tema “Politiche europee e Cultura” partendo dalla consapevolezza che siamo in “una fase complessa della storia del progetto europeo”.

IL RICORDO DI MEGALIZZI

Costa è appena tornata da Strasburgo “con un carico doloroso”, afferma l’europarlamentare ricordando il giornalista italiano Antonio Megalizzi, vittima della strage dell’11 dicembre ai mercatini di Natale. Megalizzi era “un interprete di una nuova cultura e passione per l’Europa”, continua Costa proponendo di istituire una borsa di studio e una sala stampa al giornalista ucciso.

L’ANNO EUROPEO

L’eurodeputata ricorda poi che siamo alla fine dell’Anno europeo del patrimonio culturale, “che abbiamo fortemente voluto” e che “all’inizio era stato negato”. Non si tratta di “un Anno retorico – prosegue Costa – ma un catalizzatore di azioni che abbiamo sviluppato in Europarlamento. Un segnale forte per rimettere al centro dell’attenzione il patrimonio come ricchezza e risorsa”. “Dopo la grande crisi finanziaria, economica e sociale si è andato ‘sfilacciando’ il senso di appartenenza e di compatibilità tra identità locale ed europea – afferma ancora l’europarlamentare -. Il patrimonio culturale è una metafora di come la storia europea sia fatta di stratificazioni, di incontri, anche di momenti di buio e di risposta affermando che si può essere uniti nella diversità”. Ecco perché questo è stato “un Anno significativo, simbolico ma anche concreto”.

L’APPROCCIO TRASVERSALE

Silvia Costa non crede alla “politica dei due tempi”. “La cultura non viene dopo – ribadisce l’eurodeputata -, la cultura e l’educazione devono essere inserite pienamente nelle politiche europee. Se non c’è conoscenza e accesso alla conoscenza, se non c’è dialogo interculturale, se non c’è la possibilità di esprimersi, la cultura non si rigenera”. Qui si inserisce l’approccio olistico che si è voluto dare alle politiche europee per la cultura. “Abbiamo voluto che l’Anno europeo non terminasse nel 2018 e abbiamo ottenuto il Piano d’azione europeo per il patrimonio culturale. Abbiamo chiesto un segnale di pronunciamento olistico e abbiamo ottenuto l’Agenda per la cultura”, dice Costa. E anche se “la percezione di una strategia complessiva europea in questo campo un po’ sfugge – sottolinea Costa -, abbiamo lavorato in questa direzione, per un approccio integrato al patrimonio culturale. Abbiamo cercato di lavorare per inserire la cultura in modo trasversale in tutte le policy europee”.

LE SFIDE DELL’EUROPA

Ci sono diverse sfide che attendono l’Europa: prima di tutto “l’allargamento della partecipazione e dell’accessibilità in termini di narrativa e di valorizzazione di quello che è il cuore della Convenzione di Faro”, spiega Costa. La centralità delle persone, quindi, “del patrimonio come diritto alla conoscenza, del diritto di esprimersi”. C’è poi il tema di “come il digitale stia incrociando un nuovo tipo di fruizione” e quello di “rafforzare molto di più anche il livello giuridico sulla protezione del patrimonio dagli attacchi intenzionali” nei Paesi dove sono in corso conflitti armati.

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UNA STRATEGIA VINCENTE

Silvia Costa si sofferma poi su Europa Creativa, il programma dedicato a cultura, creatività e audiovisivo sul quale “abbiamo fatto passi avanti significativi”. Con Europa Creativa abbiamo “un programma strutturale” che “sostiene 15 reti europee come Europa Nostra”, sottolinea Costa ricordando che per Europa Creativa “ho chiesto di raddoppiare le risorse”. Tutto questo si inserisce nella strategia di mettere la cultura al centro delle politiche europee, nonostante – sottolinea Costa – “nelle priorità di Juncker la parola cultura non c’era”. Una strategia che, andando “controcorrente”, ha portato a molti risultati, tra cui appunto l’Anno europeo del patrimonio culturale, l’Agenda per la cultura e il Piano d’azione.

Passi avanti sono stati fatti anche con Erasmus+, che “contiene molto di più di prima per la mobilità dei giovani nell’ambito della cultura”, afferma ancora l’eurodeputata. E’ stata approvata poi una “strategia per le relazioni internazionali, rafforzato quella per le imprese culturali e creative. Attivato progetti pilota come Music moves Europe e un programma di mobilità per operatori culturali e artisti”, sottolinea Costa ricordando anche “il tema della qualità negli interventi sul patrimonio” al centro di una conferenza organizzata a novembre a Venezia dalla Commissione europea.

IL RUOLO ATTIVO DELL’UNIONE

Anche se “cultura ed educazione sono materia di sussidiarietà” è necessario “costruire uno spazio europeo della cultura ed educazione fatto di persone, di scambio, di circolazione delle opere, di condivisione del valore, di competitività dell’Europa per essere un attore globale”, prosegue Costa. L’Unione europea ha quindi “le competenze per svolgere azioni di sostegno, deve contribuire alla crescita della cultura, non ha un ruolo passivo”.

ISTRUZIONE E PARTECIPAZIONE CULTURALE

La cultura non è quindi “una dimensione estetica ma strutturale e costitutiva di sviluppo”, chiosa Costa ricordando anche i dati “tragici” della bassa partecipazione culturale in Italia. “Bisogna agire sapendo che questo è il quadro – conclude l’europarlamentare -, bisogna investire nel capitale umano e nei redditi familiari. Il grado di istruzione è l’elemento più importante per la partecipazione alla cultura. Investire nell’educazione è il vero investimento”.

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