Il Colosseo ha il suo museo. E’ stato presentato alla stampa il percorso espositivo permanente dell’Anfiteatro Flavio, circa 400 reperti per “accompagnare il visitatore nella storia” di uno dei monumenti più famosi del mondo. “La selezione di oggetti, così come la struttura dei pannelli, è stata studiata per fornire ai visitatori gli strumenti per approfondire una serie di argomenti”, ha sottolineato la responsabile del monumento, Rossella Rea.

Negli scorsi giorni sono stati diffusi i dati sulle presenze al Colosseo nel 2018, che hanno registrato un incremento del 5,7 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti e oltre 7 mln di visitatori. Un successo, spiega la Rea, “dovuto alla continua offerta culturale degli ultimi anni”.

L’ESPOSIZIONE PERMANENTE

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico di Roma e l’Università degli Studi di Roma Tre, dota finalmente il Colosseo di un ampio apparato didattico che ripercorre i momenti salienti della sua storia, al di là dei cruenti spettacoli gladiatori. L’esposizione fa seguito allo straordinario successo della mostra Colosseo.
Lungo 12 arcate del II livello il visitatore potrà ripercorrere l’intero racconto dell’Anfiteatro degli imperatori: dalla costruzione fino agli inizi del Novecento, per terminare con una carrellata di immagini sul Colosseo divenuto icona universale.

“Il Colosseo si racconta è una prima, importante tappa del ripensamento della visita del monumento – spiega il Direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo -. Stiamo studiando percorsi tematici che, attraverso un’efficace segnaletica, valorizzino itinerari significativi”.

Il rinnovato spazio museale si avvale di un progetto scientifico coordinato da Rossella Rea ed è stato prodotto da Electa con allestimento curato da Francesco Cellini e da María Margarita Segarra Lagunes. Scandisce in sette sezioni la storia del monumento e si caratterizza, in particolare, per l’esposizione di apparati decorativi in marmo di età imperiale e medioevale; periodo, quest’ultimo, durante il quale il Colosseo, persa la sua funzione originaria, è adibito a spazio per attività commerciali, residenziali e religiose, che ne trasformano fornici e arcate. Dal XVII secolo, in connessione con l’arrivo in Italia di aristocratici e intellettuali europei attratti dal fascino dei suoi monumenti (Grand Tour), il Colosseo divenne una meta irrinunciabile per tutti gli artisti. L’autografo del pittore Hubert Robert, inciso in uno dei pilastri dell’ambulacro, lo testimonia.

Entra a far parte dell’esposizione permanente del Colosseo l’epigrafe che nel 1926 Mussolini colloca alla base della Croce fatta riposizionare sull’arena, rimossa alcuni anni dopo per completare lo sterro dei sotterranei. Un filmato d’epoca dell’Istituto Luce ricorda la cerimonia della posa alla presenza della regina Elena.

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