Le persone che non hanno letto neanche un libro nell’ultimo anno indicano come motivazioni principali la noia e la mancanza di passione per la lettura (35,4%), il poco tempo libero a disposizione (30%) e la preferenza per altri svaghi (23,7%). Solo al sesto posto viene indicato il costo dei libri (8,5%) “a conferma che non sono le risorse economiche la causa diretta della disaffezione alla lettura ma principalmente fattori culturali”. Lo rileva l’Istat nel report “Produzione e lettura di libri in Italia”, dal quale emerge che per gli editori è necessario – per contribuire allo sviluppo del settore – puntare da un lato a campagne di educazione alla lettura, dall’altro promuovere incentivi pubblici per l’acquisto di libri e e-book (bonus per l’acquisto, deducibilità delle spese, ecc.).

IL REPORT IN PILLOLE

Dei 1.459 editori attivi nel 2017 – si legge nel rapporto – quasi l’85% pubblica non più di 50 titoli all’anno. Oltre la metà (54%) sono “piccoli” editori, con un massimo di 10 opere in un anno, e il 31% sono “medi” editori, che producono da 11 a 50 opere in un anno. I “grandi” editori, con oltre 50 opere all’anno, rappresentano il 15,1% degli operatori attivi nel settore. Pubblicano più dell’80% dei titoli sul mercato e circa il 90% delle copie stampate.

Oltre la metà degli editori attivi ha sede nel Nord del Paese; la città di Milano da sola ospita più di un quarto dei grandi marchi. Nel 2017 si rileva un netto segnale di ripresa della produzione editoriale: rispetto all’anno precedente i titoli pubblicati aumentano del 9,3% e le copie stampate del 14,5%.

La ripresa, tuttavia, sembra aver interessato esclusivamente i grandi marchi (+12,6 per i titoli e +19,2% per le tirature) mentre per i piccoli e ancor più per i medi editori si sono riscontrate flessioni. L’editoria per ragazzi è in forte crescita rispetto al 2016: +29,2% le opere e +31,2% le tirature, ma è l’editoria educativo-scolastica a incrementare di più la produzione, raddoppiando sia i titoli sia il numero di copie stampate.

Le librerie indipendenti e gli store online sono considerati dagli editori i canali di distribuzione su cui puntare per espandere domanda e pubblico dei lettori. Continua a crescere il mercato digitale: circa 27 mila titoli (oltre il 38% dei libri pubblicati nel 2017) sono disponibili anche in formato e-book; la quota supera il 70% per i libri scolastici. Nell’opinione degli editori, i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura nel nostro Paese sono il basso livello culturale della popolazione (42,6% delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (38,4%).

Nel 2017, sono il 41,0% le persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro per motivi non professionali (circa 23 milioni e mezzo). La popolazione femminile mostra una maggiore inclinazione alla lettura già a partire dai 6 anni: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 34,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno.

La quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi di 11-14 anni. Il 12,7% è un lettore “forte”, ossia legge almeno un libro al mese. Tra i lettori «forti» anche le persone da 55 anni in su, che mostrano le percentuali maggiori: 16,5% tra i 55 e i 64 anni e 17,4% tra gli over65. Persistono ampi divari territoriali: legge meno di una persona su tre nelle regioni del Sud (28,3%), quasi una su due in quelle del Nord-est (49,0%). L’abitudine alla lettura si acquisisce in famiglia. Tra i ragazzi di 11-14 anni legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. La lettura e il download di libri online e e-book sono attività diffuse soprattutto tra i giovani; in particolare, si dichiarano fruitori di questo tipo di prodotti e servizi più di un ragazzo su 5 tra 15 e 24 anni.

IL REPORT COMPLETO

OLTRE LA METÀ DEGLI EDITORI PUBBLICA NON PIÙ DI DIECI OPERE ALL’ANNO

Entrando nel dettaglio del report Istat, emerge che in Italia nel 2017 il settore editoriale è composto da 1.459 operatori attivi, tra le case editrici in senso stretto, gli enti, pubblici e privati, laici e religiosi, i centri studio, le associazioni, le società di persone e le ditte individuali, le società di capitali, nonché le aziende a vocazione tipografica, che svolgono attività di produzione editoriale, anche se come attività secondaria e in modo non continuativo.

A livello europeo, i dati più recenti sul settore del “book publishing” diffusi da Eurostat, riferiti al 2015 e basati su una definizione più stringente di editore di natura imprenditoriale, vedono l’Italia lontana dal primato francese di quasi 4mila imprese ma, con circa 2mila unità, in linea con Germania, Olanda, Polonia, Regno Unito e Svezia. Sulla base degli stessi dati, Regno Unito (12,8) e Germania (12) presentano una dimensione media delle imprese dell’editoria di libri decisamente più consistente non solo rispetto all’Italia (4,7 addetti) ma anche alla Francia (3,8).

Rispetto al 2016, il numero di editori attivi si è ridotto nel complesso del 3% (-46 unità); il decremento ha riguardato solo i piccoli e medi editori (-5% per entrambi); gli operatori di grandi dimensioni hanno invece registrato un incremento di quasi l’8% (+16 unità). Ciò conferma una tendenza di lungo periodo alla concentrazione del settore; negli ultimi venti anni i piccoli editori hanno visto progressivamente diminuire il proprio peso percentuale sul totale degli operatori attivi, passando dal 67,5% del 1997 al 54% del 2017; i medi e grandi editori, al contrario, sono aumentati rispettivamente dal 24% al 31% circa e dall’8,5% a più del 15%.

Il settore editoriale italiano appare fortemente polarizzato anche dal punto di vista geografico. Oltre il 50% degli editori attivi ha sede al Nord (32,7% nel Nord-ovest e 21% nel Nord-est), il 30,1% al Centro e il restante 16% circa nel Mezzogiorno (11,8% al Sud e 4,5% nelle Isole). In Lombardia si trova più del 21% degli editori attivi e nel Lazio il 17,3%. Insieme, queste due regioni ospitano circa il 50% dei grandi editori, più del 40% dei medi e oltre un terzo dei piccoli. Le città con il maggior numero di editori sono Milano e Roma, in ciascuna delle quali si trova circa il 15% del totale degli operatori attivi del settore; insieme esse ospitano il 45% dei grandi marchi che, per oltre un quarto (27,7%), hanno sede nella città di Milano. Negli ultimi venti anni, la produzione libraria è stata caratterizzata da un andamento di segno opposto se si considera la quantità di titoli pubblicati e quella delle copie stampate: dal 1997 al 2017, i primi sono aumentati del 35% mentre la tiratura si è ridotta di quasi la metà.

AUMENTA L’OFFERTA, SI PUNTA SULLE NOVITÀ

Nel 2017, i 1.459 editori attivi censiti hanno pubblicato 70.159 titoli e stampato oltre 160 milioni di copie (circa due e mezzo per ogni cittadino italiano); in media, sono state stampate quasi 2.300 copie per ciascun titolo pubblicato Sono 253 gli editori che, pur non avendo cessato l’attività editoriale, hanno dichiarato “produzione nulla”, ossia di non aver pubblicato alcun libro nel corso del 2017, un valore in linea con l’anno precedente e pari al 14,3% dei rispondenti. Se si confronta l’andamento della produzione libraria negli ultimi due anni e – per garantire la comparabilità – si assume come base di riferimento esclusivamente la produzione degli editori che hanno fornito dati sulla propria attività in entrambi gli anni, si osserva che il 2017 segna, in termini quantitativi rispetto al 2016, una netta ripresa della produzione editoriale. Le opere pubblicate infatti aumentano del 9,3%, confermando la tendenza positiva già riscontrata nel 2016.

Un aumento ancor più robusto si riscontra per il numero di copie stampate (+14,5%), per le quali si inverte il trend decrescente che ne aveva caratterizzato l’andamento dal 2014. La ripresa, tuttavia, sembra aver interessato solamente i grandi marchi (+12,6 per i titoli e +19,2% per le tirature) mentre per i piccoli e ancor più per i medi editori si sono riscontrate variazioni negative, relativamente sia alle quantità di opere pubblicate che al numero di copie stampate. Le opere originali pubblicate in “prima edizione” costituiscono il 61% delle proposte editoriali del 2017, indice di un mercato che punta più sulla novità che sulla longevità dell’offerta.

Le “ristampe” rappresentano solo un terzo del totale (33,7%) e i titoli in “edizioni successive” sono una quota residuale, pari al 5,3%. Rispetto al 2016, alle riedizioni corrisponde il maggior incremento in termini di copie stampate (+17,5%), a fronte però di una flessione del numero di titoli resi disponibili (-2,1%). Variazioni positive sia in titoli che in tirature si sono riscontrate invece per le prime edizioni (+7,2 e +13% rispettivamente) e ancor più per le pubblicazioni in ristampa (+15,7% e +16,8%).

IL RILANCIO DELL’EDITORIA SCOLASTICA E IL PRIMATO DELLA NARRATIVA

Oltre il 79% delle proposte editoriali del 2017 è rappresentato da titoli della categoria “varia adulti”; le opere scolastiche sfiorano il 12% e quelle per ragazzi non raggiungono il 9% del totale. Sebbene rappresentino la maggior quota sul totale, le opere catalogate come “varia adulti” sono le uniche per le quali nel 2017 si è osservata la riduzione del numero di copie stampate (-5,3%) rispetto all’anno precedente, a fronte di una lievissima crescita del numero di titoli (+1%). Al contrario, l’offerta editoriale destinata al pubblico dei bambini e dei ragazzi è molto aumentata rispetto al 2016, precisamente +29,2% in termini di titoli e +31,2% per le tirature.

L’editoria educativo-scolastica è il settore che ha visto crescere in misura più
rilevante la produzione, raddoppiando all’incirca sia i titoli che il numero di copie stampate. Quanto ai contenuti editoriali, quasi il 29% dei libri pubblicati è un testo letterario moderno, un’ampia categoria che comprende romanzi, racconti, libri gialli e d’avventura, nonché libri di poesia e testi teatrali. In particolare, gli oltre 13mila romanzi e racconti pubblicati costituiscono circa il 19% dei titoli e il 31% delle copie stampate nel 2017. L’offerta editoriale si compone inoltre per il 7,4% di titoli di argomento religioso e teologico; seguono i libri di storia, i testi di diritto e amministrazione pubblica (circa il 6% in ambo i casi) e i titoli di pedagogia e didattica (4,1%).

Oltre il 43% dei libri per ragazzi è tradotto da una lingua straniera e per quasi un quarto dei casi la lingua originale è l’inglese (Tavola 12). La quota di traduzioni è invece più ridotta nell’editoria scolastica (circa 26% dei titoli pubblicati). I diritti di edizione di quasi il 16% delle opere librarie pubblicate sono stati acquistati all’estero: si tratta di oltre 11 mila titoli (quasi 9 mila nel 2016, pari al 14,5%), stampati in circa 42 milioni di copie, oltre un quarto della produzione complessiva. La materia prevalente dei titoli acquistati all’estero è la narrativa moderna. Ancora marginale è invece la quota di mercato dei titoli italiani i cui diritti di edizione sono stati venduti all’estero: si tratta solo del 2% della produzione libraria italiana, cui corrispondono circa 5 milioni di copie stampate.

OLTRE LA METÀ DEI PICCOLI EDITORI TENDE A SPECIALIZZARE LA PRODUZIONE

Se si misura la capacità di produzione degli operatori del settore in termini di tiratura, si rileva che circa il 23% dei piccoli editori stampa non più di mille copie all’anno a fronte del 6% appena dei grandi marchi. Questi ultimi, di converso, nell’85% dei casi stampano più di 2 mila copie in un anno. A fronte di una capacità di produzione quantitativamente circoscritta, i piccoli editori mostrano una più elevata propensione alla specializzazione tematica delle proposte editoriali, orientando la propria offerta verso un target estremamente specifico. Oltre il 57% dei piccoli editori ha infatti una linea di produzione editoriale tendenzialmente monotematica, dal momento che tre titoli pubblicati su quattro afferiscono alla stessa materia. La quota scende al 30,9% per i grandi editori e al 26,6% per i medi. Inoltre, la composizione percentuale degli editori “specializzati” per dimensione evidenzia che per oltre il 70% si tratta di piccoli editori e solo per il 10,7% di grandi marchi.

COSTANTE E PROGRESSIVO LO SVILUPPO DEL DIGITALE

Nel 2017, quasi 27mila titoli (38,3% delle opere a stampa pubblicate in Italia) sono stati proposti anche in formato e-book; erano circa 22 mila nel 2016 (35,8%), 17 mila nel 2015 (30%) e 15 mila nel 2013 (21,1%). Per quel che riguarda il genere, la quota di opere pubblicate anche in formato digitale supera il 70% per i testi scolastici. Quanto alla materia trattata, i titoli per i quali si rende disponibile l’edizione digitale sono soprattutto libri di avventura e gialli (83,2%). Oltre il 90% dei libri disponibili anche in formato digitale è stato pubblicato dai grandi editori, i quali propongono una versione e-book per il 43,5% delle opere che pubblicano a stampa.

Il 15% degli e-book proposti nel 2017 (4.036 opere) presenta contenuti o funzionalità aggiuntive rispetto alla versione a stampa della stessa opera, come ad esempio collegamenti ipertestuali e applicazioni audio-visive o multimediali. I restanti sono invece semplici trasposizioni su supporto digitale del testo stampato su carta.
Per circa il 70% degli editori attivi il prezzo di vendita (inferiore a quello dell’edizione cartacea) è la caratteristica degli e-book più apprezzata dal pubblico, segue la facilità di trasporto e di archiviazione dei contenuti, indicata da circa la metà dei rispondenti. Gli altri aspetti ritenuti strategici, segnalati da quote decisamente inferiori di editori, riguardano la possibilità di fruizione interattiva dei contenuti, attraverso ricerche sul testo, segnalibri, note, applicazioni per la formattazione, ecc. (21,6%); la facilità di reperimento e acquisizione dei titoli (16,9%) e la multimedialità dei contenuti (13% delle risposte).

Sul fronte opposto, il principale fattore che, secondo il 45% degli editori rispondenti, ostacola la diffusione degli e-book in Italia è l’immaterialità del libro digitale, segue la scarsa alfabetizzazione dei lettori nell’utilizzo delle nuove tecnologie (41,7%). Inoltre, quasi il 31% degli editori individua un ulteriore elemento di criticità nello scarso comfort visivo, circa un quarto ritiene che la ridotta diffusione degli e-book dipenda dal basso numero di lettori “forti” (che in media leggono almeno un libro al mese) mentre il 20% la attribuisce al costo dei dispositivi di lettura.

Relativamente alle attività di produzione di contenuti digitali, esclusa la pubblicazione di e-book, nel 2017 la digitalizzazione dei testi in catalogo è stata effettuata da quasi un editore su cinque (19,6%); la quota è più bassa per i piccoli editori (16,1%) e supera il 41% tra i grandi marchi. Quasi il 15% dei rispondenti (ma oltre il 31% fra i grandi editori) svolge attività di stampa su richiesta (print on demand) mentre il 12,1% produce banche dati o servizi Internet (oltre il 18% tra i grandi editori).

La produzione di contenuti digitali rappresenta tuttavia un’attività marginale: per circa il 90% degli editori, infatti, la quota di vendita di prodotti digitali (tra e-book, banche dati e servizi web) non supera il 10% del fatturato globale, a prescindere dalla dimensione d’impresa.

IN DIMINUZIONE I PREZZI DEI LIBRI

I prezzi dei prodotti editoriali hanno registrato nel 2017 una lieve riduzione rispetto al 2016: in media, il prezzo di copertina è pari a 19,65 euro contro i 20,21 dell’anno precedente. Il calo maggiore riguarda i titoli pubblicati da piccoli editori (22,04 euro nel 2017 contro 25,31 dell’anno precedente) mentre le opere pubblicate da grandi editori presentano la riduzione di prezzo più contenuta (da 19,38 euro a 19,23 euro). Oltre un quarto dei titoli pubblicati nel 2017 (27,4%) ha un prezzo compreso tra 10 e 15 euro; in termini di tiratura, invece, oltre un terzo delle copie stampate (34,4%) ha un prezzo non superiore a 10 euro.

Come per gli anni precedenti, anche nel 2017 circa la metà della produzione libraria è costituita da opere con un prezzo di copertina non superiore ai 15 euro: si tratta del 49,3% dei titoli e del 54,0% delle copie stampate (51,4% e 59,0% rispettivamente nel 2016). I prezzi dei testi scolastici sono relativamente più elevati: meno di un quarto (23,5%) ha un prezzo non superiore ai 10 euro, quasi la metà (48%) implica una spesa superiore ai 15 euro.

LIBRERIE INDIPENDENTI E STORE ONLINE I CANALI DI DISTRIBUZIONE SU CUI PUNTARE

Il 22,1% degli operatori attivi nel settore (oltre il 25% nel 2016) dichiara che è rimasta invenduta oltre la metà dei titoli pubblicati nel 2017; tale quota sale al 26% per i piccoli editori, scende al 21,1% per i medi e si attesta all’11,4% per i grandi marchi. In merito alle modalità di distribuzione, gli editori confermano strategica la capacità delle librerie indipendenti nell’intercettare la domanda dei lettori. Su una scala di punteggi compresa tra zero e dieci (dove lo zero rappresenta l’efficacia nulla e dieci quella massima), le librerie indipendenti hanno infatti ottenuto in media il punteggio di 7,5.

Anche i canali italiani di distribuzione online (librerie on line, siti di e-commerce, ecc.) sono ritenuti determinanti (punteggio medio pari a 7,1) così come gli eventi quali fiere, festival, saloni della lettura ecc. (punteggio pari a 6,7); in entrambi i casi i punteggi sono invariati rispetto a quelli attribuiti lo scorso anno. La grande distribuzione organizzata (supermercati, grandi magazzini, ecc.) e i punti vendita generici (edicole, cartolerie, autogrill, uffici postali, ecc.) sono considerati, in linea con il passato, canali di distribuzione relativamente meno efficaci per accrescere la domanda e ampliare il mercato editoriale (punteggio medio di poco inferiore a 5).

Anche riguardo ai canali di commercializzazione utilizzati, gli editori attribuiscono i punteggi medi più elevati alle librerie indipendenti (5,9) e ai canali di commercializzazione online (5,6) che, in entrambi i casi, risultano inferiori a quelli del 2016 (rispettivamente 6,3 e 5,9). Punteggi più alti della media sono espressi dai grandi editori, i quali quantificano il grado di utilizzo con punteggi rispettivamente pari a 7,2 e 7,5.

ASSOCIARSI PER ESSERE AGGIORNATI

Nel 2017 quasi un quarto dei rispondenti (24,7%) fa parte di una associazione di editori, quota che scende al 15% per i piccoli editori, arriva al 30% per i medi e raggiunge il 50% per i grandi. Il motivo principale che spinge ad aderire a un’associazione di categoria si conferma la possibilità di essere informati e aggiornati sulle novità normative e commerciali del settore (49,6% di risposte, 52% fra i medi editori). A seguire, come nel 2016, viene indicata la possibilità di fare rete con altri editori (34,3% di preferenze, 41% tra i piccoli e circa 30% per i grandi).

L’associazionismo consente di rappresentare con maggiore efficacia le proprie istanze nei confronti delle istituzioni per quasi il 22% degli editori (28,2% nel caso dei grandi). Ricevere consulenze su temi di interesse (come adempimenti amministrativi, diritto d’autore, fisco, relazioni sindacali ecc.) viene invece indicato dal 21,1% (quasi 23% tra i medi editori). La maggiore possibilità di partecipazione a fiere nazionali e/o internazionali raccoglie infine il 19,7% di risposte (25% per i medi editori) mentre le iniziative di contrasto alla pirateria così come la tutela del diritto d’autore sono considerati elementi secondari nella propensione all’associazionismo (4% e 3% di risposte).

OLTRE LA METÀ DEGLI EDITORI PARTECIPA A SALONI LETTERARI

Le attività di produzione editoriale si sono arricchite nel tempo di nuovi contenuti e competenze. Nel 2017 l’attività più praticata è la partecipazione a saloni o festival letterari in Italia e/o all’estero 10 che ha interessato il 51,1% degli operatori attivi del settore (il 75,9% dei grandi, quasi il 63% dei medi e il 37,6% dei piccoli). Circa il 43% dei rispondenti si è dedicato all’organizzazione di convegni, conferenze, seminari o festival letterari; anche in questo caso la percentuale di grandi editori è molto superiore (52,3%), soprattutto per la disponibilità di risorse umane, finanziarie e logistiche che questa attività comporta. Un ulteriore 40% circa (ma oltre il 54% dei grandi editori) ha affiancato alla pubblicazione di libri quella di riviste e/o periodici.

Il 26,9% degli editori attivi ha organizzato nel corso dell’anno iniziative di educazione alla lettura, nelle scuole o nelle biblioteche o nelle librerie; queste iniziative hanno coinvolto in misura maggiore i medi editori (uno su tre). La partecipazione a saloni o festival non letterari ha invece riguardato il 26% degli editori (37,3% tra i grandi, 26,2% tra i medi e 22,7% tra i piccoli).

LETTORI “FORTI”

I “lettori forti”, ossia coloro che dichiarano di leggere in media un libro al mese si riscontrano tra le donne (14,2%) e tra le persone tra i 65 e i 74 anni (17,4%). L’incidenza percentuale è inoltre più alta tra le persone con titolo di studio elevato (laurea o dottorato), tra dirigenti, imprenditori o liberi professionisti (17,1%) e tra i ritirati dal lavoro (17,5%). Le persone che non hanno letto neanche un libro nell’ultimo anno indicano come motivazioni principali la noia e la mancanza di passione per la lettura (35,4%), il poco tempo libero a disposizione (30,0%) e la preferenza per altri svaghi (23,7%). Solo al sesto posto viene indicato il costo dei libri (8,5%) a conferma che non sono le risorse economiche la causa diretta della disaffezione alla lettura ma principalmente fattori culturali.

DISUGUAGLIANZE TERRITORIALI, SOCIALI ED ECONOMICHE ANCHE TRA I LETTORI

I residenti nelle regioni del Nord-est e del Nord-ovest mantengono il primato in termini di abitudine alla lettura (49,0% e 48,0%). Il Centro si posiziona come spartiacque tra le ripartizioni con un 44,5% di lettori, quota che scende al 28,3% al Sud (valore minimo) mentre nelle Isole la realtà è molto differenziata, come nel 2016: si passa dal 25,8% della Sicilia al 44,5% della Sardegna.

Anche l’offerta di servizi (librerie e biblioteche) e iniziative collegate influenzano la propensione alla lettura. La tipologia comunale è un ulteriore elemento discriminante rispetto all’abitudine alla lettura che risulta molto più diffusa nei comuni centro dell’area metropolitana (49,1% di lettori) che in quelli con meno di 2mila abitanti (37,0%).

Al di là del contesto territoriale di residenza, la lettura si conferma un comportamento fortemente condizionato dall’ambiente familiare. La propensione alla lettura di bambini e ragazzi è certamente favorita dai genitori che hanno l’abitudine di leggere libri. Ad esempio, tra i ragazzi di 11-14 anni legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori.

LETTURA E INTERNET UN SODALIZIO CONSOLIDATO

Negli ultimi anni si sta lentamente diffondendo il consumo di prodotti editoriali digitali. Nel 2017 circa 6,2 milioni di persone di 6 anni e più, che rappresentano il 10,8%, hanno letto o scaricato e-book o libri on-line, in decisa crescita rispetto all’8,2% del 2015, ma sostanzialmente stabile rispetto al 2016. La lettura e il download di libri online e e-book sono attività diffuse soprattutto tra i giovani: 24,1% tra i 15 e i 17 anni, 23,1% tra i 18 e i 19 anni e 20,7% tra i 20 e 24 anni.

Le tradizionali distanze tra le aree del Paese sembrano ridimensionarsi se si considera l’accesso ai libri in formato digitale (e-book o libri on-line, o libri scaricati da Internet): l’attività di lettura di questi prodotti riguarda infatti una quota di persone che oscilla tra il 13,2% del Nord-est e l’8,2% del Sud Italia. Si confermano le differenze legate alla dimensione comunale: le attività online di lettura e download di libri ed e-book risultano più diffuse nei comuni centro di aree metropolitane (14,4%) rispetto ai piccoli centri (8,3% nei comuni fino ai 2mila abitanti).

La relazione positiva tra la lettura di e-book o utilizzo di libri on-line e la lettura di libri cartacei conferma l’ipotesi che il formato digitale non si ponga, in generale, come alternativa a quello cartaceo, almeno nell’abitudine alla lettura. Tra i lettori di libri, infatti, sono “utenti forti” 13 di Internet ben il 54% degli intervistati (63,5% delle lettrici e 45,2% dei lettori).

Analogamente, considerando le persone di sei anni e più e il tipo di connessione a Internet indicata si osserva che tra i lettori oltre il 70% potrebbe essere definito “sempre connesso” e utilizza diversi mezzi. Tra i non lettori la stessa percentuale raggiunge il 47,0%. Coloro che dichiarano di non connettersi mai a Internet sono il 15,5% tra i lettori e il 42,1% tra i non lettori.

Con riferimento all’ultimo libro letto, circa il 7% delle persone di 6 anni e più riporta di averlo scaricato gratuitamente o comprato su Internet. Si conferma anche attraverso questo indicatore la giovane età dei lettori utenti di Internet: 12,7% tra i 15 e i 17 anni, 11,5% tra i 25 e 34 anni.

EDUCAZIONE ALLA LETTURA PER RILANCIARE IL MERCATO EDITORIALE

Nel 2017, per il 42,6% degli editori attivi (39,7% nel 2016) è il basso livello culturale della popolazione italiana il fattore 15 responsabile della modesta propensione alla lettura nel nostro Paese. Il 38% (45% dei grandi marchi) attribuisce tale criticità alla mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura mentre più di un terzo (34,3%) indica come ostacolo alla lettura il fatto che il tempo dedicato in passato ai libri viene oggi destinato alla fruizione di contenuti digitali.

Tra i fattori più direttamente riconducibili alle politiche di sostegno del settore, gli editori segnalano l’inadeguatezza di incentivi pubblici all’acquisto di libri, come detrazioni fiscali e bonus libri (20,8%) e la mancanza di progetti continuativi di promozione della lettura da parte delle istituzioni pubbliche (17,5%).

Per favorire lo sviluppo del settore editoriale, circa il 40% degli operatori attivi, in linea con l’anno precedente, individua innanzitutto l’esigenza di accrescere le iniziative e le campagne di educazione alla lettura. Interessante osservare che le considerazioni degli editori sono sostanzialmente unanimi a prescindere dalla dimensione di impresa, evidenziando una sostanziale convergenza degli operatori del settore.

Il 28,4% degli editori ritiene che gli incentivi pubblici per l’acquisto di libri e e book (bonus per l’acquisto, deducibilità delle spese, ecc.) potrebbero rappresentare un importante sostegno al mercato e quasi il 27% sostiene che occorrerebbe promuovere interventi legislativi e/o fiscali a favore delle librerie indipendenti che garantiscono attività culturali sul territorio.

Oltre un quarto dei rispondenti reputa infine strategici gli interventi finalizzati a facilitare l’accesso al credito a piccoli e medi editori mentre per il 20,2% risulterebbe opportuno prevedere agevolazioni fiscali per gli editori che investono nell’aggiornamento professionale del personale.

 

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