Il Mibac faccia luce sulla vicenda dell’Accademia dei Concordi di Rovigo che ha mandato al macero, lo scorso novembre, circa 27 quintali di libri. Lo domanda, in un’interrogazione al ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, il deputato Vittorio Sgarbi (Misto) che aggiunge: “E’ legittimo chiedersi se l’amministrazione comunale di Rovigo, comproprietaria del fondo librario conservato presso l’Accademia, abbia dato l’assenso all’operazione o comunque sia stata in qualche misura coinvolta”.

“E’ emerso, cosa che suscita ancor maggiore inquietudine -sottolinea Sgarbi -, che il materiale mandato al macero e non inventariato proveniva, in parte, dalla recente donazione alla città dello scrittore e critico di fama nazionale Gian Antonio Cibotto, morto nell’agosto del 2017, la cui produzione letteraria, composta da manoscritti e libri, sarebbe dunque stata trattata come si tratterebbero dei rifiuti. Questa azione è vissuta dalla comunità come uno sfregio alla prestigiosa figura di Cibotto, ultimo grande esponente della cultura rodigina”. Inoltre, prosegue Sgarbi, “risulta che negli stessi giorni la biblioteca e le carte del noto scrittore Mario Soldati, sia pure in quantità molto più limitata, siano state messe all’asta con una stima di 180/200 mila euro”.

Per Sgarbi è “molto singolare che, a parte possibili condizioni o vincoli testamentari che sarebbe utile conoscere, data la particolare inopportunità della decisione, non si sia trovata una soluzione che evitasse la distruzione del materiale in questione, donandolo ad altre biblioteche”. Il deputato del gruppo Misto chiede quali “elementi disponga il governo, in ordine alla procedura seguita e ai soggetti effettivamente coinvolti nella decisione di destinare al macero un così copioso materiale di interesse culturale, con danni ad avviso dell’interrogante incalcolabili, nonché in ordine ai costi dell’operazione di smaltimento, al soggetto su cui grava l’onere ed alla ditta che l’ha effettuata”.

Sgarbi chiede inoltre al ministro Bonisoli “se non intenda chiarire se non sussistano forme di verifica o di controllo facenti capo al Ministero rispetto a situazioni analoghe e se non intenda comunque assumere iniziative, per quanto di competenza, volte ad evitare che tali situazioni abbiano a ripetersi”.

 

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