Uffizi MichelangeloI nuovi allestimenti della Galleria degli Uffizi “si sono resi necessari per ripristinare un percorso narrativo logico che era stato stravolto nel corso dei decenni passati, in parte a causa di lavori di restauro e adeguamento delle varie sale”. Ma anche per correggere alcune scelte operate dal precedente direttore Antonio Natali giudicate, in casi specifici (come nella sala di Michelangelo), “incomprensibili” presentando “varie lacune ed errori”. Lo scrive il sottosegretario ai Beni culturali Gianluca Vacca rispondendo, in base agli elementi forniti dagli Uffizi, a un’interrogazione a risposta scritta del luglio scorso del deputato Stefano Fassina (LEU). Per quanto riguarda i costi del nuovo allestimento, sono per una parte (100 mila euro) a carico della biglietteria del museo e per l’altra (275 mila euro) a carico dell’associazione Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi.

L’INTERROGAZIONE DI FASSINA

Nell’interrogazione, Fassina chiedeva conto del nuovo allestimento deciso dal “direttore-manager tedesco Eike Schmidt”. Un progetto – scrive Fassina – la cui realizzazione avrebbe implicato una serie di traslochi a effetto domino in alcuni degli ambienti più iconici del museo, determinando più che un semplice riallestimento, un cambio radicale di prospettiva. Tuttavia, secondo il deputato di Leu, a differenza di quanto deciso in passato da parte del precedente direttore Antonio Natali il quale aveva scelto di affiancare al Tondo Doni di Michelangelo la monumentale scultura antica dell’Arianna addormentata, “in un allestimento di particolare suggestione”, ora il relativo allestimento risulta essere a giudizio di Fassina “discutibile”.

LA RISPOSTA DEL MIBAC

Ora Vacca risponde a Fassina. I nuovi allestimenti – spiega il sottosegretario – si sono resi necessari per ripristinare un percorso narrativo logico che era stato stravolto nel corso dei decenni passati, in parte a causa di lavori di restauro e adeguamento delle varie sale.

Per mostrare i dipinti di Leonardo è stato dunque necessario eleggere la sala nell’ala degli Uffizi (3° Corridoio della Galleria) opposta a quella in cui si trovano Botticelli e la Tribuna, creando un giusto contrappeso alla pressione del pubblico.

Due grandi sale – fra le più ampie degli Uffizi – ben si prestavano allo scopo, la 35 e la 41. Nel rispetto della cronologia, Leonardo è dovuto necessariamente andare nella prima delle due sale, la n. 35, dove nel 2012 era stato trasferito Michelangelo.

LA NUOVA SALA DI MICHELANGELO

Precise ed evidenti ragioni museografiche imponevano, comunque, la realizzazione di una nuova sala di Michelangelo.

Nell’ultima redazione (Natali 2012), l’allestimento del Tondo Doni del Buonarroti e delle opere ad esso affiancate presentava varie lacune ed errori.

LA SCULTURA DI ARIANNA

Uno dei problemi più gravi era costituito dall’aver collocato al centro della sala la monumentale scultura di epoca ellenistica raffigurante Arianna: si tratta infatti di una scultura da giardino concepita per una nicchia e quindi per una visione esclusivamente frontale e non centrale né circolare.

Essa negli anni scorsi ha costituito un impedimento non trascurabile per i visitatori che si addensavano al cospetto del celebre Tondo di Michelangelo, e inoltre (dato l’affollamento) era assai complicato impedire che le persone inciampassero sulla scultura, con conseguenze per l’incolumità dei visitatori e dell’opera stessa.

Per la sua posizione eccessivamente prominente l’Arianna, inoltre, veniva spesso erroneamente ritenuta opera di Michelangelo stesso.

L’ALLESTIMENTO

Un altro problema era costituito dal colore rosso delle pareti che si presentava piatto e sordo, dato che era di composizione sintetica e produzione industriale e, per quanto riguarda un’oggettiva valutazione ottica, esercitava sulla squillante pittura manierista un’interferenza fuorviante.

Invece i colori neutri – grigio, bianco calce – attualmente scelti per le sale, di origine naturale e applicati a spatola con tecniche tradizionali, visti dal vivo non interferiscono in alcuna maniera con quelli dei dipinti.

Per privilegiare la teoria dell’influenza di Michelangelo sugli artisti della Scuola di San Marco, l’allestimento precedente aveva reso necessario spostare le opere di Raffaello in un altro ambiente, assolutamente incongruo nella sequenza cronologica delle opere: i dipinti di Raffaello erano stati infatti collocati in un corridoio dopo quelli della fine del Cinquecento, malgrado essi siano tutti da datare al periodo in cui l’artista era a Firenze, contemporaneamente a Leonardo e a Michelangelo, ovvero tra il 1504 e il 1508. Riportando i dipinti di Raffaello nella sala dove si trova il tondo Doni di Michelangelo, si è provveduto dunque a ripristinare la sequenza cronologica corretta, inspiegabilmente stravolta dal direttore precedente, Antonio Natali.

LE TECHE DEI DIPINTI

Le teche entro cui i dipinti sono stati inseriti hanno una precisa funzione che tiene conto dell’aumento di pubblico degli ultimi decenni: entro queste teche infatti sono stati collocati impianti con sensori che registrano umidità e temperature, e i dipinti sono protetti da vetri antisfondamento che hanno oltretutto la funzione di ridurre al minimo le variazioni microclimatiche e annullano ogni interferenza esterna, nello stesso tempo senza creare rifrazione.
L’allestimento ha dunque un compito prevalente di tutela nei confronti di capolavori esposti, ogni anno, a oltre due milioni di visitatori.

Come è stato giustamente evidenziato dai responsabili dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze – uno dei più importanti e avanzati istituti di restauro – queste teche garantiscono un livello di sicurezza e di protezione delle opere assolutamente all’avanguardia rispetto a tutti gli altri musei del mondo.

Dal punto di vista della fruizione da parte dei visitatori, i lavori murari di riapertura e restauro, a cura dello Stato, di antiche porte che ripristinano il flusso dei visitatori tra la sale di Leonardo e quella di Michelangelo, hanno oggi portato ad una migliorata accessibilità, permettendo un cammino di visita assai più fluido ed eliminando percorsi incrociati e inciampi.

I COSTI DEL NUOVO ALLESTIMENTO

Per questi lavori murari e di restauro e per la revisione tecnico impiantistica – ad ogni modo prodromici a qualunque tipo di allestimento – sono stati spesi Euro 100.000,00 dalla bigliettazione delle Gallerie degli Uffizi.

L’allestimento della nuova sala di Michelangelo e Raffaello è stato invece realizzato esclusivamente grazie all’elargizione liberale delle associazioni senza fine di lucro Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi, che già nel 2012 avevano pagato in esclusiva il riallestimento della sala.

Complessivamente gli Amici degli Uffizi e i Friends of the Uffizi hanno speso Euro 175.000,00 per realizzare la nuova sala di Michelangelo e di Raffaello.

Nel 2012 invece le stesse associazioni avevano speso l’equivalente di circa Euro 100.000,00 per l’allestimento dell’allora sala di Michelangelo.

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