“Le motivazioni della Cassazione sono chiare. Il Getty Museum ne prenda atto e restituisca l’atleta di Lisippo all’Italia. Il Governo si sta già attivando perché questa importante testimonianza del nostro patrimonio culturale torni nel nostro Paese”. Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli commenta così le motivazioni della sentenza della corte di Cassazione che a inizio dicembre ha rigettato il ricorso del Museo statunitense confermando quindi il sequestro della statua recuperata da un peschereccio di Fano (Pesaro Urbino) nel 1964 al largo di Pedaso e acquistata nel 1977 per circa 4 milioni di dollari da un commerciante d’arte tedesco.

LA CASSAZIONE

Nelle motivazioni, la Suprema Corte parla di “inspiegabile e ingiustificabile leggerezza” riferendosi al comportamento del Getty Museum che acquistò la statua di Lisippo basandosi solo sui pareri dei consulenti del venditore in merito alla provenienza del reperto. Inoltre, la Cassazione ricorda anche come il Metropolitan Museum di New York (partner del Getty nella trattativa) si fosse sfilato nutrendo “perplessità”. La decisione della Cassazione rende definitiva e immediatamente esecutiva la confisca della statua “ovunque si trovi” disposta dai giudici pesaresi lo scorso giugno.

IL TRIBUNALE DI PESARO

Il Tribunale di Pesaro l’8 giugno 2018 aveva disposto, infatti, dopo un contenzioso durato anni, che il museo americano dovesse restituire la statua bronzea all’Italia. L’’Atleta vittorioso’ ha avuto dal 2007 tre ordinanze di confisca. L’ultima sentenza è quella del gip di Pesaro Giacomo Gasparini. Per due volte il museo americano ha ottenuto l’annullamento per vizi procedurali.

Per il giudice Gasparini, la scultura è stata trafugata ed esportata illegalmente e pertanto non poteva essere venduta. Pescata in acque territoriali, appartiene comunque allo Stato italiano perché l’imbarcazione da pesca “Ferruccio Ferri” era di Fano.

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