I nazisti mostrano il capolavoro di Botticelli, Pallade e il Centauro, dagli Uffizi. (Photo Credit: National Gallery of Art in Washington, D.C. / Public Domain)

Si spegneva il 2 gennaio del 1991 a Roma lo studioso e storico d’arte Pasquale Rotondi, figura fondamentale della cultura italiana per aver salvato dal nazismo la più grande concentrazione di opere d’arte mai messa insieme nella storia dell’umanità. Un anniversario che arriva proprio nelle ore in cui a fare notizia è l’appello del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, che chiede alla Germania la restituzione delle opere rubate dai nazisti.

Rotondi fu un protagonista di eccezionale rilievo nella tutela del patrimonio artistico italiano, tanto che il Parlamento italiano ne ha onorato la figura con la legge 111 del 3 agosto 2009 che istituisce il Premio “Arca dell’arte – Premio nazionale Rotondi ai salvatori dell’arte”.

Un riconoscimento – come ricordato da Palazzo Madama – frutto di una proposta di legge bipartisan (primo firmatario Massimo Vannucci del Pd), approvata nel 2009 in pochissimo tempo dalle commissioni Cultura di Camera e Senato in sede legislativa. Commissioni di cui facevano parte anche attuali componenti come Valentina Aprea, Claudio Barbaro, Francesco Giro, Mario Pittoni, Paola Frassinetti e Antonio Palmieri.

LA FIGURA DI PASQUALE ROTONDI

Pasquale Rotondi (Arpino, 12 maggio 1909 – Roma, 2 gennaio 1991) era un soprintendente delle Marche che durante la Seconda Guerra Mondiale ha coordinato le operazioni del salvataggio di quasi 10mila opere dell’arte italiana che furono segretamente ricoverate nella Rocca ubaldinesca di Sassocorvaro, per sottrarle ai pericoli della guerra.

Tra queste, opere di Giorgione, Piero della Francesca, Mantegna, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Crivelli, Lotto, Veronese, Tiepolo, Canaletto. Grazie al suo intervento, presso la Rocca di Sassocorvaro, il palazzo dei principi Falconieri di Carpegna e il piano seminterrato del Palazzo ducale di Urbino vennero allestiti tre ricoveri per opere di altissimo valore artistico e culturale, che furono così sottratte ai pericoli della guerra e che, alla conclusione del conflitto, poterono tornare illese alle sedi originarie di conservazione.

L’azione di Rotondi permise quindi di creare nel territorio del Montefeltro tre esempi di “arca dell’arte”, realizzando la più intensa concentrazione di opere di tutti i tempi e il più importante salvataggio mai realizzato.

La Rocca di Sassocorvaro fu scelta tra numerose altre costruzioni dall’allora soprintendente Rotondi perché ritenuta il “ricovero più sicuro per la naturale inespugnabilità del luogo e per la poderosa imponenza delle murature gigantesche”.

Il 6 giugno 1940, appena quattro giorni prima dell’entrata in guerra dell’Italia, da varie soprintendenze delle Marche e d’Italia arrivarono le prime opere d’arte. Per cinque anni, tre mesi e otto giorni la Rocca di Sassocorvaro fu nascondiglio di capolavori d’importanza universale come: “La Tempesta” di Giorgione (“forse il quadro più raro e suggestivo che possegga l’Italia” lo giudicava Rotondi); 13 opere di Tiziano; 17 opere del Tintoretto; 4 opere di Piero della Francesca e varie opere di Carlo Crivelli, di Lorenzo Lotto, di Raffaello, del Perugino, di Mantegna, del Veronese, di Rubens, di Tiepolo, del Canaletto e di altri famosi artisti.

Tutte le opere custodite da Rotondi tornarono illese alle loro sedi alla fine del secondo conflitto mondiale. Questa importante opera di prevenzione, nata nell’intento di proteggere il patrimonio artistico nazionale dai pericoli delle bombe e delle devastazioni belliche, si rivelò particolarmente utile dopo l’8 settembre 1943, quando ci si dovette difendere dalle ruberie e dalle devastazioni dei tedeschi.

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