Torna protagonista nell’agenda politica il dibattito sulle opere d’arte che appartengono all’Italia e che – in diversi periodi storici e per svariati motivi – sono state trafugate e sono finite in altri Paesi, nelle mani di privati o in collezioni ed esposizioni museali.

Complici anche la sentenza della Corte di Cassazione – che ha sancito che l’Atleta di Lisippo, esposto al Getty Museum di Malibu, deve essere restituito all’Italia – e l’appello alla Germania del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt – che chiede la restituzione del quadro “Vaso di Fiori” di Jan van Huysum, rubato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale – il ministro Alberto Bonisoli ha convocato per il 9 gennaio un comitato sulle opere trafugate dall’Italia.

Un tema centrale al Collegio Romano ma anche sull’asse Montecitorio-Palazzo Madama, dove è all’esame la proposta di legge Orlando sui reati contro il patrimonio culturale. Approvato in prima lettura dalla Camera il 18 ottobre, il provvedimento è stato trasmesso al Senato dove però non è stato ancora calendarizzato. La proposta di legge si propone di riformare le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, che si trovano oggi contenute prevalentemente nel Codice dei beni culturali, inserendole nel Codice Penale.

Va anche ricordato che il 19 maggio 2017, il Consiglio d’Europa ha adottato una Convenzione volta a prevenire e combattere il traffico illecito e la distruzione di beni culturali, nel quadro dell’azione dell’Organizzazione per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata (Convenzione di Nicosia). L’Italia ha firmato la Convenzione (insieme ad altri 8 Stati membri del Consiglio d’Europa), che non è ancora entrata in vigore in quanto è stata ratificata da un solo Stato (Cipro).

COSA PREVEDE IL DDL ORLANDO….

Il provvedimento, relativamente ai reati di “uscita o esportazione illecite di beni culturali”, stabilisce che chiunque trasferisce all’estero beni culturali, cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico o altre cose oggetto di specifiche disposizioni di tutela ai sensi della normativa sui beni culturali, senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione è punito con la reclusione da uno a quattro anni o con la multa da euro 258 a euro 5.165.

Nel corso dell’esame a Montecitorio è stato approvato l’emendamento di Alfredo Bazoli (Pd) che specifica appunto i beni culturali oggetto di questo delitto. Sembrava troppo ristretto parlare solo di “beni culturali” perché esistono anche fattispecie che non rientrano nei beni culturali ma che sono già tutelate dal Codice Urbani. Il timore era che, passando dal Codice Urbani a questa pdl, ci fosse un’area di beni non protetti. Oltre ai beni culturali si aggiungono quindi “cose di interesse storico, artistico, archeologico, antropologico, bibliografico, documentale o archivistico, etc (come appunto già previsto dall’Art. 11 del Codice beni culturali).

La pena si applica anche nei confronti di chiunque non fa rientrare nel territorio nazionale, alla scadenza del termine, i beni per i quali siano state autorizzate l’uscita o l’esportazione temporanee, nonché nei confronti di chiunque rende dichiarazioni mendaci al fine di comprovare al competente ufficio di esportazione, ai sensi di legge, la “non assoggettabilità di cose di interesse culturale ad autorizzazione all’uscita dal territorio nazionale”.

Se il fatto è poi commesso da chi esercita attività di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di beni culturali, cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico o altre cose oggetto di specifiche disposizioni di tutela ai sensi della normativa sui beni culturali, alla sentenza di condanna conseguono l’interdizione ai sensi dell’articolo 30 del Codice Penale e la pubblicazione della sentenza penale di condanna ai sensi dell’articolo 36 sempre del Codice Penale.

…E IL CODICE DEI BENI CULTURALI

La proposta di legge inserisce nel Codice Penale, conservando la pena e operando alcune modifiche, il delitto previsto all’articolo 174 del Codice dei beni culturali, che punisce l’illecita uscita o esportazione (trasferimento all’estero) di beni culturali, senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione, ovvero il mancato rientro dei beni di cui sia stata autorizzata l’uscita, alla scadenza del termine previsto.

È prevista poi la confisca delle cose, salvo che queste appartengano a persona estranea al reato. Nel caso in cui il reato sia commesso da “chi esercita attività di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di oggetti culturali”, è prevista la pena accessoria dell’interdizione da una professione o da un’arte, ai sensi dell’articolo 30 del Copdice Penale e la pubblicazione della sentenza di condanna ai sensi dell’art. 36 del Codice Penale.

LA CONVENZIONE DI NICOSIA

La Convenzione contempla un ampio ventaglio di condotte illecite a danno dei beni culturali, come le condotte di esportazione illecita e di acquisto. Più precisamente, la condotta di “acquisto” è punita quando ha a oggetto beni culturali mobili che siano stati rubati, scavati illecitamente, importati o esportati in violazione della legge del Paese di destinazione o di origine, qualora il reo abbia conoscenza della provenienza delittuosa del bene. Si richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di prevedere sanzioni penali anche per l’acquirente che “avrebbe dovuto conoscere” la provenienza delittuosa del bene.

A fine ottobre Bonisoli ha annunciato che verrà presentato, in Consiglio dei ministri, un disegno di legge di iniziativa governativa, in collaborazione con il ministero degli Esteri, quello della Giustizia e il Mibac, per la ratifica della convenzione di Nicosia.

IL RUOLO DELLA FARNESINA

Per recuperare i beni sottratti al patrimonio italiano o di altri Paesi, la Farnesina svolge un’attività costante di raccordo e collegamento tra il Mibac e il suo Comitato per la Restituzione dei Beni Culturali, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, le Rappresentanze diplomatiche italiane all’estero e quelle straniere in Italia. Il ministero degli esteri assiste il ministero per i Beni Culturali nelle trattative per la definizione di intese bilaterali con altri Paesi per la repressione delle esportazioni illegali e la restituzione dei beni trafugati.

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