“Condivido con la maggior parte degli archeologi ‘militanti’ la necessità e l’urgenza di ridare alla disciplina, oggi delegittimata, la piena autonomia di cui già godeva”. Lo dichiara la senatrice Margherita Corrado (M5S) – membro della commissione Cultura di Palazzo Madama – in una nota nella quale spiega le ragioni per cui ha deciso di sottoscrivere “L’appello agli archeologi”, lanciato il 20 dicembre scorso dall’Istituto nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (Inasa). “A più di due anni dalla attuazione della ‘seconda fase’ della riforma organizzativa attuata da Franceschini sul Ministero per i Beni Culturali – si legge nell’appello pubblicato sul sito web dell’Inasa – si può affermare senza reticenze e dubbi che, almeno per quanto riguarda l’archeologia, essa è fallita e sta producendo risultati devastanti”.

OLTRE 700 FIRME PER “L’APPELLO DEGLI ARCHEOLOGI”

L’appello, evidenzia Corrado, è “un modo per contarsi e per sollecitare l’attenzione del nuovo titolare del dicastero”, è “rivolto a tutti gli archeologi, nei ranghi del Mibac e fuori” ed “ha in calce le firme di tredici fra ex Direttori Generali ed ex Soprintendenti”. A sottoscriverlo, fino a oggi, sono stati “oltre 700 tra colleghi e altri professionisti del settore dei beni culturali” e “il numero delle adesioni è in costante ascesa”. Molti, prosegue la senatrice M5S “sono i nomi noti che si leggono scorrendo la lista: da Salvatore Settis a Licia Vlad Borrelli, da Fausto Zevi ad Emanuele Greco, per farne solo qualcuno”.

Corrado ricorda i motivi che l’hanno portata a firmare l’appello: “A novembre scorso, durante un intervento in Senato che stigmatizzava un episodio accaduto nella Soprintendenza ABAP di Cosenza, deploravo certi abusi di potere propiziati, di fatto, dal D.M. 23 dicembre 2015. Normando il comportamento del personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, questo proibisce ai dipendenti di criticare le decisioni dei dirigenti, salvo incorrere in gravi sanzioni. Oggi lo stesso ‘decreto bavaglio’ è utilizzato come deterrente per impedire agli archeologi in forza al Mibac di manifestare apertamente il loro dissenso nei confronti della riforma organizzativa attuata dall’ex ministro Franceschini”.

LE RICHIESTE DEI FIRMATARI

Sono cinque, sottolinea Corrado, le richieste dei firmatari: “1) restituire autonomia e sedi originarie alle Soprintendenze archeologiche; 2) restituire autonomia alla relativa Direzione Generale; 3) ri-associare alle Soprintendenze archeologiche i Musei archeologici e le aree archeologiche non autonomi; 4) sottrarre al Ministro e al Direttore Generale, da quello nominato, la decisione finale in merito alla direzione dei principali Musei e Parchi archeologici, attribuendola a commissioni di concorso composte da esperti in archeologia invece che genericamente tecniche; 5) definire con appositi regolamenti, in base ai titoli universitari posseduti, ‘la qualità, la dignità, i diritti scientifici e le responsabilità’ degli archeologi, siano essi della Pubblica Amministrazione o liberi professionisti”.

La prevalenza, tra gli archeologi firmatari, di ex cattedratici e di ex dirigenti Mibac rispetto ai colleghi in attività, “non deve trarre in inganno”, afferma Corrado che aggiunge: “Non sono solo i protagonisti dell’organizzazione ante-riforma oggi in quiescenza a rispondere all’appello ma è innegabile che essi soli siano del tutto liberi di farlo. Negli atenei, infatti, da cui comunque provengono numerose firme di docenti, se le Consulte Universitarie ‘tacciono’ mantenendo una sorta di aurea neutralità, i ricercatori di fascia B in attesa di conferma sono invece imbavagliati, poiché le commissioni che a breve li giudicheranno annoverano partigiani del contro-appello opportunisticamente promosso in risposta all’iniziativa dell’Inasa e il timore di ritorsioni è palpabile”. Continua la senatrice M5S: “Non diversamente, tra gli archeologi in forza alla Pubblica Amministrazione, parecchi dei quali aderiscono all’Api (Archeologi del Pubblico Impiego) o alle confederazioni sindacali che hanno già assicurato il proprio assenso (Confsal Unsa, Fp Cgil), mi sono state segnalate difficoltà ad esprimere liberamente la propria posizione”.

Osserva Corrado: “Confidenze a parte, per gli addetti ai lavori è agevole cogliere la ratio di certe clamorose lacune che spiccano nella lista dei firmatari: per farsi una ragione delle assenze di massa degli archeologi di talune Soprintendenze (e dei professionisti esterni legati a quelle) basta leggere i nomi dei dirigenti e ripercorrerne la carriera recente, così pure per spiegarsi il ‘silenzio’ dei funzionari che fanno capo alla Direzione Generale ABAP, solo un paio finora rappresentati in elenco”.

“IL FALLIMENTO DELLA RIFORMA FRANCESCHINI IN MATERIA DI ARCHEOLOGIA”

“Negli uni e nell’altro caso – rimarca la senatrice M5S – è giocoforza sospettare, e di sussurri sono pieni gli Uffici centrali e periferici, che il ‘decreto bavaglio’ sia stato evocato da più di un dirigente a fini intimidatori per dissuadere gli archeologi del Mibac dal certificare con la loro firma quanto è ormai noto a tutti. Alludo al fallimento della ‘riforma Franceschini’ in materia di archeologia e al rischio concreto che essa segni la fine dell’intera esperienza del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nato dall’attività della Commissione presieduta tra il 1964 e il 1967 dall’on. Francesco Franceschini e paradossalmente affondato da un omonimo, quarant’anni dopo”. Per Corrado, “la rinuncia all’esercizio prioritario della tutela, infatti, vulnus principale della riforma, associato ad una logica economicistica nella gestione del patrimonio culturale che riconosce dignità solo a ciò che si presta alla valorizzazione (= monetizzazione), hanno già snaturato il Mibac, forse irreversibilmente”.

“A RISCHIO LA PRINCIPALE RISORSA DEL PAESE”

Corrado avverte come, “pur nel rispetto di chi in buona fede ha creduto nella ‘riforma Franceschini’ prima che fosse applicata e di chi, negando l’evidenza del fallimento, dichiara di crederci tuttora, il Paese non può permettersi che, nel Ministero già di Spadolini, le resistenze dei ‘miracolati’ dalla passata gestione, dei loggionisti istantaneamente proiettati in prima fila e oggi restii a schiodarsi dalle poltrone delle Soprintendenze olistiche e dei Poli museali, nonché, fuori dal Mibac, la meschinità di certi baroni delle Università assurti a campioni del contro-appello, decidano il futuro di quella che è la principale risorsa del Paese e l’essenza della sua identità”. Conclude la senatrice M5S: “Non possiamo permettercelo, a meno di non volere compromettere il nostro futuro abrogando, nei fatti, l’Art. 9 della Costituzione: ‘La Repubblica… tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione’”.

Leggi anche:

Mibac: appello archeologi, storici dell’arte, architetti a favore delle soprintendenze uniche

Più peso alle competenze, Iva agevolata alle imprese e basta volontari: le richieste degli archeologi a Bonisoli

Camera, pdl Testamento (M5S) per istituire il Portale unico della ricerca archeologica

Articoli correlati