Le procedure per la selezione pubblica dei direttori di sei musei autonomi “sono del tutto legittime” e rispettano quanto disposto “dalla legge n 83/2014”. Lo ha affermato il sottosegretario ai Beni culturali, Gianluca Vacca, rispondendo in Commissione Cultura della Camera a un’interrogazione dell’esponente Pd Flavia Piccoli Nardelli. L’ex presidente della VII Commissione di Montecitorio nella sua interrogazione aveva formulato “alcune perplessità riguardo al contenuto del bandi stessi in via di espletamento e delle procedure connesse”.

I due bandi pubblicati dal Mibac con decreto dirigenziale del 23 novembre 2018 riguardano la Galleria dell’Accademia di Venezia, la Reggia di Caserta il Parco archeologico di Pompei (come livello dirigenziale generale) e il Parco archeologico dell’Appia Antica, il Parco archeologico dei Campi Flegrei e il Palazzo Reale di Genova (come livello dirigenziale non generale). Le procedure si concluderanno entro 90 giorni dalla data di scadenza della presentazione delle domande (22 dicembre 2018 alle 12) fatta salva un’eventuale proroga non superiore a 60 giorni qualora la commissione la ritenesse necessario per motivate esigenze istruttorie.

Vacca, dopo aver richiamato i requisiti necessari per partecipare ai bandi, ha voluto sottolineare come le specifiche dei bandi siano da ritenere all’interno dei vincoli posti dalla legge del 2014. Riguardo alle paventate difformità, “la stessa legge n 83/2014, precisamente l’articolo 14 comma 2bis, prevede che la durata dell’incarico di direttore sia ricompreso tra i 3 e 5 anni. Le commissioni, la cui composizione è stata disposta con provvedimenti pubblicati 31 dicembre scorso, hanno compiti del tutto legittimi poiché previsti dalla legge. Il sopra richiamato articolo 14 comma 2bis prevede l’attribuzione dell’incarico di direzione dei musei di interesse nazionale attraverso una speciale procedura di selezione pubblica. Il DM del 27 novembre 2014, che disciplina i criteri e le procedure per il conferimento degli incarichi dirigenziali, prevede infatti lo svolgimento di apposite procedure di selezione per gli istituti di cultura statali di rilevante interesse culturale. In particolare l’articolo 3 comma 3 del d.m. stesso, dispone laddove sia stata scelta la procedura di selezione pubblica che il ministro e il direttore generale musei si avvalgano di una o più commissioni nominate dal ministro composte ciascuna da 3 a 5 membri di esperti di chiara fama nel settore del patrimonio culturale cosa che puntualmente avvenuta nel pieno rispetto della legge”.

Come già nelle precedenti selezioni, ha aggiunto il sottosegretario, “si ritiene che con queste selezioni, del tutto legittime, si riuscirà a conferire incarichi in esame a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di beni culturali e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di istituti museali. La commissione garantirà la neutralità della selezione individuando i soggetti più idonei e professionalmente preparati così come avvenuto nelle precedenti selezioni. Analogamente, il ministro, nella sua piena autonomia di giudizio, individuerà per quanto riguarda la terna di candidati per la copertura delle posizioni dirigenziali generali la figura più esperta e professionalmente capace. Allo stesso modo, procederà il direttore generale dei musei per le posizioni di livello dirigenziale non generale, esattamente come avvenuto nella precedente selezione”.

Quanto alla cittadinanza europea, “i bandi sono stati formulati tenendo conto di quanto affermato dal Consiglio di Stato nell’adunanza plenaria del 25 giugno 2018. In conclusione, dai bandi usciranno sicuramente figure professionali altamente qualificate, con elevate capacità gestionali”.

 

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