Eike Schmidt Uffizi MichelangeloDel suo prossimo futuro non vuole parlare (la palla sta al ministero, lui non ama “i giochi di scenario”), ma si capisce che è molto soddisfatto del lavoro della sua squadra agli Uffizi in questi tre anni. Eike Schmidt, alla guida di uno dei più importanti musei italiani dal 2015, commenta con AgCult, la dichiarazione del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli che ha confermato che se il Mibac darà una valutazione positiva dei direttori dei musei autonomi in scadenza nel 2019, questi “andranno avanti automaticamente” per altri quattro anni senza dover partecipare a un nuovo bando.

Nel caso di Schmidt la ‘promozione’ sembra quasi scontata (il governo recentemente ha pubblicamente espresso in più occasioni apprezzamento nei suoi confronti) e lui non ha mai nascosto di preferire Firenze ad altre possibili destinazioni. Anzi.

BONISOLI E I DIRETTORI IN SCADENZA

Il ministro Bonisoli, parlando a margine di una conferenza all’Associazione Stampa estera a Roma, ha detto che per quanto riguarda i direttori di musei autonomi – il cui mandato scadrà l’anno prossimo – si procederà a “una valutazione del loro operato. Ma a seconda della valutazione andranno avanti automaticamente oppure no. Non dovranno partecipare di nuovo a un bando. Hanno un contratto di ‘quattro più quattro’”, ha scherzato riferendosi alla scadenza del mandato stabilito dal bando vinto nel 2015 dagli attuali direttori. Inoltre, ha aggiunto Bonisoli, saranno fornite indicazioni “con un preavviso sufficiente” perché si parla “di professionisti anche importanti” e per “non lasciare un periodo di vuoto”.

I RISULTATI 2018

I risultati degli Uffizi nel 2018, a quanto apprende AgCult, si preannunciano ottimi ed è verosimile che la valutazione del ministero su Schmidt sarà positiva. Su questo il direttore non si sbilancia: “Presenteremo i dati sul 2018 in una conferenza stampa specifica a breve. I risultati sono molto buoni, frutto del lavoro non di un singolo ma di una squadra”, precisa. Di certo non nasconde che “sta andando tutto bene, quindi – scherza Schmidt – anche il direttore”.

SCHMIDT, FIRENZE O VIENNA?

Tuttavia, non dà anticipazioni sul suo futuro (pur sottolineando spesso nel corso della conversazione che lui un’alternativa ce l’ha) e spiega: “A me non piace fare giochi di scenario. Ora sta al ministero” pronunciarsi. Ma poi prosegue: “A parte il mio caso specifico, c’è un’altra trentina di persone che non sapevano cosa avrebbero fatto fra meno di un anno”. Ora la precisazione di Bonisoli sulla necessità di “dare un giusto preavviso ai direttori, mi sembra giusta e sono contento di questo”.

Su di sé, Schmidt, come detto, ancora non scioglie la riserva, ma insiste invece sul fatto che anticipare la valutazione dei direttori “è comunque una buona notizia per i beni culturali italiani perché evita situazioni di stallo lasciando senza direzione istituzioni, come quelle dei musei autonomi riformati di recente”.

Di sicuro, al Ministero, Schmidt è apprezzato. Tanto che il sottosegretario ai Beni culturali Gianluca Vacca ha risposto il 9 gennaio a un’interrogazione alla Camera proprio sul futuro della direzione degli Uffizi e, pur non pronunciandosi nel merito della questione, ha sottolineato come l’attività di Schmidt sia ritenuta “lodevole sotto vari profili”.

IL QUADRO “VASO DI FIORI”

Il rapporto col ministro è buono e lo conferma anche Schmidt che il 9 gennaio ha partecipato a Roma al comitato istituzionale per le opere trafugate in cui all’ordine del giorno c’era il caso – sollevato proprio dal direttore degli Uffizi nei giorni scorsi – del quadro “Vaso di Fiori” di Jan van Huysum, rubato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. “Sono molto soddisfatto del risultato raggiunto nella riunione al ministero – spiega -. Lo Stato ha fatto propria a tutti i livelli questa causa e si muoverà in un’azione sinergica tra Ministero dei Beni culturali e Ministero degli Esteri. Questa è un’ottima notizia”.

LA SALA DI MICHELANGELO

Sempre il sottosegretario Vacca, rispondendo a un’altra interrogazione alla Camera, era intervenuto a difesa dell’operato del direttore Schmidt ‘accusato’ dal deputato Stefano Fassina (LEU) di aver stravolto l’allestimento del museo. In quell’occasione, Vacca aveva detto che i nuovi allestimenti della Galleria degli Uffizi si erano “resi necessari per ripristinare un percorso narrativo logico che era stato stravolto nel corso dei decenni passati, in parte a causa di lavori di restauro e adeguamento delle varie sale”. Ma anche per correggere alcune scelte operate dal precedente direttore Antonio Natali giudicate, in casi specifici (come nella sala di Michelangelo), “incomprensibili” presentando “varie lacune ed errori”.

Oggi Eike Schmidt si dice “molto soddisfatto” che il governo abbia apprezzato e difeso il nuovo allestimento nella Sala di Michelangelo agli Uffizi. “Quello che è importante – spiega il direttore – è che chi visita il museo ora, lo visita in maniera diversa. Sia gli esperti che hanno la possibilità di vedere bene questi quadri, con un’illuminazione adeguata, sia il visitatore che viene agli Uffizi per la prima volta che riesce a vedere le opere nella corretta sequenza cronologica”.

Il risultato, aggiunge, “è davvero ottimo ed è quello che conta. Si vedono bene i quadri e ora sono protetti in una maniera totalmente diversa rispetto alla situazione precedente. I vetri che custodiscono le opere servono come isolanti climatici, con un microclima protetto all’interno, allo stesso tempo sono vetri anti attacco. Se venisse qualche visitatore squilibrato, anche con tutta la forza umana non riuscirebbe a danneggiarli. E sappiamo che può accadere”.

Ma ancora più importante è che questi quadri “sono protetti dai quotidiani sbalzi di temperatura e di umidità. Sicuramente leggeri perché le opere sono in sale climatizzate, ma esiste tuttavia un leggero sbalzo a seconda di quante persone sono nella sala in un determinato periodo di tempo. Siamo tutti piccoli umidificatori e piccoli riscaldatori – scherza Schmidt -. L’elemento umano non è mai controllabile e questo è anche un bene, perché vuol dire che c’è la possibilità per i visitatori di muoversi liberamente, ma con questa nuova tecnologia i quadri sono protetti anche contro questi effetti”.

NESSUN DIPINTO DI LEONARDO IN PRESTITO AL LOUVRE

Esclusa, infine, l’ipotesi di inviare al Louvre alcuni dei dipinti di Leonardo custoditi agli Uffizi per la grande mostra programmata dalla Francia nel 2019, in occasione del cinquecentenario dalla morte del genio di Vinci. “L’inamovibilità dei dipinti di Leonardo che abbiamo agli Uffizi – spiega il direttore – è legata ad esigenze di tutela: per la loro stessa salvaguardia queste opere non possono lasciare il museo, e sono incluse in una apposita lista di capolavori per i quali l’opzione del prestito non è prevista. Per quanto invece riguarda i disegni, ne abbiamo individuati alcuni che possono essere concessi temporaneamente alla Francia”, aggiunge. Con il Louvre, in ogni caso, conclude, “lavoriamo e continuiamo a lavorare: quando è possibile, gli prestiamo e presteremo opere, e loro fanno lo stesso con noi”.

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